Sentenza n. 1893/2026 - Milano, Sezione 2
per l'annullamento del provvedimento Prot. -OMISSIS-, notificato a mezzo PEC in data 6 novembre 2024, Progr. -OMISSIS-, Pg. -OMISSIS-, con il quale il Comune di Milano ha ordinato ai ricorrenti di “rimuovere il terrazzamento abusivo entro il termine perentorio di giorni 90 (novanta) dalla notifica della presente”; di ogni atto connesso, presupposto o conseguenziale riferibile al predetto provvedimento.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Ordine di rimozione di un terrazzamento ritenuto abusivo, da eseguire entro novanta giorni dalla notificazione
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordine comunale di rimozione di un terrazzamento abusivo realizzato in adiacenza alla loro unità immobiliare, chiedendone l'annullamento insieme agli atti connessi, presupposti e conseguenziali. Nel corso del giudizio hanno presentato una domanda di sanatoria ai sensi dell'art. 36-bis del d.P.R. n. 380/2001, relativa alle medesime opere, domanda non ancora definita alla data dell'udienza. Le parti non hanno dedotto specifici motivi di illegittimità esaminati nel merito, poiché il giudice ha rilevato d'ufficio, ai sensi dell'art. 73, comma 3, c.p.a., la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione del ricorso.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. La presentazione, nelle more del giudizio, di una domanda di sanatoria riguardante le stesse opere oggetto dell'ordine di rimozione determina il superamento dell'interesse a ottenere una pronuncia sull'originario provvedimento. Infatti, qualora la domanda di sanatoria sia respinta, l'amministrazione dovrà adottare un nuovo provvedimento sanzionatorio, con la fissazione di ulteriori termini per l'ottemperanza, destinato a sostituire e superare quello impugnato. Il Collegio ha quindi ritenuto non più attuale l'interesse alla decisione sull'ordine originario, senza esaminare i motivi di illegittimità dedotti. Le spese di giudizio sono state compensate.
Norme richiamate
art. 36-bis d.P.R. n. 380/2001
La domanda di sanatoria relativa alle medesime opere abusive incide sull'attualità dell'interesse a ricorrere contro l'originario ordine di rimozione; in caso di rigetto, l'amministrazione dovrà adottare un nuovo provvedimento sanzionatorio con nuovi termini per l'ottemperanza.
art. 73, comma 3, c.p.a.
Consente al giudice di rilevare in udienza una questione rilevante ai fini della decisione, sottoponendola al contraddittorio delle parti; nel caso concreto, la questione ha riguardato la sopravvenuta improcedibilità del ricorso.
legge n. 105/2024
Legge di conversione del decreto-legge n. 69/2024, ha introdotto l'art. 36-bis nel d.P.R. n. 380/2001, richiamato quale base normativa della domanda di sanatoria.
Massime di principio
- Il ricorso contro un ordine di demolizione o di rimozione di opere abusive diviene improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse quando, nelle more del giudizio, il destinatario presenti una domanda di sanatoria relativa alle medesime opere.
- La presentazione di una domanda di sanatoria sulle opere oggetto dell'ordine sanzionatorio incide sull'attualità dell'interesse alla decisione sull'atto originario, poiché l'amministrazione dovrà rivalutare la situazione alla luce della nuova istanza.
- In caso di rigetto della domanda di sanatoria, l'amministrazione deve adottare un nuovo provvedimento sanzionatorio, con la fissazione di ulteriori termini per l'ottemperanza; tale nuovo atto supera quello originariamente impugnato.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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