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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16475/2022 del 28/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione fondato sull'unico motivo che deduce violazione di legge per l'applicazione della recidiva: la recidiva era stata contestata solo rispetto al capo per il quale è intervenuta l'assoluzione (24/08/2015), per cui non poteva essere mantenuta e applicata al reato per il quale è rimasta la condanna (13/01/2016). Si sostiene inoltre che, con la pronuncia assolutoria, si è sciolto il vincolo della continuazione e pertanto l'aggravante (recidiva) non poteva essere imputata al reato residuo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha accertato che la recidiva era stata contestata solo per il reato per cui l'imputato è stato assolto e, richiamando consolidata giurisprudenza, ha affermato che la recidiva è una circostanza aggravante che deve essere puntualmente contestata per ciascun reato per poter produrre effetti penali. Ne è conseguito che la recidiva non poteva essere mantenuta per il reato per il quale non era stata contestata; la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla misura della pena, escludendo la recidiva, e ha rideterminato la pena in 8 mesi di reclusione (pena base di 1 anno ridotta di un terzo per il rito).

Norme richiamate

  • Recidiva - circostanza aggravante (codice penale)

    La recidiva è qualificata dalla normativa come circostanza aggravante e, per poter essere ritenuta e applicata, deve essere stata oggetto di precisa contestazione rispetto al singolo reato.

  • Sez. Un., n. 20798 del 24/02/2011, P.G. in proc. Indelicato, Rv. 249664

    Sez. Un., n. 20798 del 24/02/2011, P.G. in proc. Indelicato, Rv. 249664

    Giurisprudenza di legittimità che conferma che la recidiva è una circostanza aggravante e non un mero status soggettivo desumibile dal certificato penale; deve dunque essere contestata per produrre effetti.

  • Giurisprudenza consolidata (es. Sez. 5, n. 2588/1973; Sez. 1, n. 13398/2013; Sez. 3, n. 51070/2017)

    Sez. 5, n. 2588 del 18/12/1973, dep. 27/03/1974, Bignami, Rv. 126591; Sez. 1, n. 13398 del 19/02/2013, Milacic, Rv. 256021; Sez. 3, n. 51070 del 07/06/2017, Ndyaye, Rv. 271880

    Più pronunce della Corte hanno affermato che la recidiva deve essere contestata con puntuale riferimento al singolo reato e non può essere estesa a reati per i quali non è stata formalmente contestata.

Massime di principio

  • La recidiva è una circostanza aggravante e non può essere applicata d'ufficio: deve essere formalmente contestata per ogni singolo reato affinché produca effetti sulla pena.
  • Se la recidiva è stata contestata solo rispetto a un capo per il quale poi interviene l'assoluzione, la recidiva non può essere mantenuta per le restanti condanne; il giudice deve escluderla e rideterminare la pena eliminando l'aumento illegittimo.
  • L'assoluzione di uno o più capi che interrompe la continuazione può incidere sulle aggravanti e sulla misura della pena: il giudice di merito e la Cassazione devono ricalcolare la pena alla luce delle circostanze effettivamente contestate.
  • Quando i parametri per rideterminare la pena sono chiari (pena base e aumenti contestati), la Cassazione può annullare senza rinvio e procedere alla rideterminazione della pena stessa.

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