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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43115/2024 del 26/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato per cassazione la conferma della condanna per estorsione contestata. Ha articolato tre motivi: 1) vizio procedurale per presunta violazione dell'art. 525 c.p.p. a causa del mutamento del giudice persona fisica e della mancata formazione della prova davanti al giudice che ha deciso; 2) violazione di legge per errata qualificazione del fatto come estorsione (art. 629 c.p.) sostenendo che la minaccia rivolta al Sindaco non era idonea a determinare il danno patrimoniale perché rivolta alla persona pubblica nella sua funzione; 3) vizio di motivazione e falsa applicazione della legge penale poiché avrebbe dovuto essere riconosciuta la circostanza attenuante della particolare tenuità del danno (pagamento di bollette) senza indicare entità rilevante.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per aspecificità dei primo e terzo motivo e per manifesta infondatezza del secondo. Ha ritenuto corretta la procedura adottata dopo il mutamento del giudice: il nuovo giudice ha riaperto il dibattimento, ascoltato le parti e dichiarato utilizzabili le prove già assunte, conformemente alla giurisprudenza richiamata. Sul merito dell'estorsione, la Corte ha confermato che la minaccia rivolta al sindaco era comunque idonea a influenzare decisioni dell'ente e quindi a determinare un atto di disposizione patrimoniale, richiamando la distinzione tra soggetto passivo della condotta e soggetto passivo del reato. Ha inoltre escluso l'attenuante di cui all'art. 62, comma 1, n. 4, c.p. per mancanza di specificità nella domanda estorsiva e per la gravità delle modalità della minaccia. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese della parte civile nella misura richiesta.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. c, c.p.p. (motivi di cassazione)

    Richiamato come titolo formale dei motivi dedotti; la Corte ha valutato l'aspecificità e la manifestà infondatezza dei motivi ai sensi di tale rimessione.

  • art. 525 c.p.p. (immutabilità del giudice)

    Interpretato alla stregua della giurisprudenza di legittimità (Sez. U., sent. Bajrami): il mutamento del giudice non determina automaticamente nullità se il nuovo giudice riapre il dibattimento, dà facoltà alle parti di chiedere rinnovazione e, in assenza di richiesta, può disporre la lettura delle precedenti dichiarazioni.

  • art. 468 c.p.p. (elenco testi)

    Richiamato nella motivazione in riferimento all'obbligo delle parti di indicare i soggetti da riesaminare nella lista di cui all'art. 468 per esercitare la facoltà di rinnovazione.

  • art. 493 c.p.p. (richiesta di acquisizione di mezzi di prova)

    Sottolineata la necessità che la richiesta di ammissione o reiterazione di prove sia formulata dalle parti (ex art. 493) per ottenere la rinnovazione delle assunzioni probatorie.

  • art. 507 c.p.p. (poteri del giudice nella composizione sopravvenuta)

    Il giudice subentrante può, nei limiti previsti dall'art. 507, disporre d'ufficio attività istruttorie; in assenza di sollecitazione delle parti può comunque leggere le dichiarazioni già assunte.

  • art. 190 e art. 495 c.p.p. (poteri valutativi del giudice)

    Richiamati per rimarcare la discrezionalità del giudice nella valutazione dell'utilità e della non manifesta superfluità della rinnovazione delle prove.

  • art. 629 c.p. (estorsione)

    La Corte ha ribadito che il reato si configura anche quando la minaccia è rivolta a persona diversa dal danneggiato, purché il destinatario della minaccia sia concretamente idoneo a determinare l'atto di disposizione patrimoniale.

  • art. 56 c.p. (tentativo)

    Richiamato per l'applicabilità dell'attenuante ai fatti tentati; la Corte però ha rilevato che il ricorso non esplicitava l'entità della pretesa estorsiva rendendo inammissibile la richiesta di attenuante.

  • art. 62, comma 1, n. 4, c.p. (circostanza attenuante della particolare tenuità del danno)

    Interpretata restrittivamente: non basta il modesto valore economico del bene richiesto, occorre valutare complessivamente gli effetti dannosi (anche sulla libertà, integrità fisica e morale). Solo se il pregiudizio complessivo è di speciale tenuità può riconoscersi l'attenuante.

Massime di principio

  • Il mutamento del giudice persona fisica non determina automaticamente nullità: il nuovo giudice deve riaprire il dibattimento, consentire alle parti di chiedere rinnovazioni e può utilizzare le dichiarazioni già rese se le parti non chiedono la rinnovazione.
  • Per ottenere la rinnovazione delle prove orali le parti devono indicare con specificità i soggetti da riesaminare (art. 468 c.p.p.) e motivare la richiesta; l'assenza di tale specificazione rende la doglianza generica e inammissibile.
  • Nel delitto di estorsione la minaccia può essere rivolta a una persona diversa dal soggetto patrimonialmente danneggiato se quella persona ha la capacità concreta di influenzare l'atto di disposizione patrimoniale (distinzione tra soggetto passivo della condotta e soggetto passivo del reato).
  • La circostanza attenuante della particolare tenuità del danno nei reati plurioffensivi (rapina, estorsione) richiede una valutazione complessiva: non basta il modesto valore economico, vanno considerati anche gli effetti sulla libertà, integrità fisica e morale della persona offesa.
  • In cassazione i motivi devono essere specifici e ben fissati nei termini di legge; argomentazioni generiche o non supportate da indicazioni di fatti/elementi concreti sono dichiarate inammissibili.

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