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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4539/2023 del 02/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Torino che aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato di bancarotta documentale semplice e confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale. Il ricorrente deduceva errore di diritto e vizio di motivazione: chiedeva che il pagamento complessivo di euro 19.104,60 a favore suo e della società Consulenti Associati s.r.l. fosse qualificato come bancarotta preferenziale (compenso congruo per prestazioni rese) e non come distrazione, contestando la valutazione della Corte territoriale e richiamando l'art. 30 del D.M. Giustizia 169/2010 per la determinazione del compenso del liquidatore.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendo i motivi infondati. Ha ritenuto che la Corte di Appello abbia adeguatamente motivato la qualificazione della condotta come bancarotta patrimoniale per distrazione: il pagamento era avvenuto a ridosso del fallimento (anche dopo l'udienza prefallimentare), mancava una delibera assembleare e non erano stati forniti elementi probatori sulla congruità del compenso né sulla reale consistenza dell'attività svolta. Inoltre la società fallita aveva già affidato l'attività contabile ad altro studio, rafforzando i sospetti. La Corte ha inoltre richiamato la giurisprudenza secondo cui il mero richiamo a una riduzione del dissesto non è sufficiente a giustificare prelievi senza idonea documentazione. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese di procedimento ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • Decreto del Ministero della Giustizia 169 del 2010

    L'art. 30 del decreto è richiamato come principio secondo cui il compenso del liquidatore è parametrato all'apporto dell'attivo realizzato e all'ammontare delle passività; tuttavia la Corte ha ritenuto che, in assenza di indicazioni e dati specifici sulla misura dell'attività e sul confronto con altri parametri, tale criterio non poteva essere utilizzato per giustificare i prelievi contestati

  • Art. 616 codice di procedura penale

    Norma procedurale richiamata per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento in caso di rigetto del ricorso

Massime di principio

  • In ipotesi di pagamenti effettuati in prossimità del fallimento (o dopo l'udienza prefallimentare), l'assenza di una delibera assembleare o di documentazione formale autorizzativa è un forte indizio di carattere distrattivo e può giustificare la qualificazione come bancarotta per distrazione
  • Il ricorrente ha l'onere di fornire elementi probatori specifici per dimostrare la congruità del compenso (ore impegnate, confronti con emolumenti di altri amministratori o professionisti, risultati raggiunti); la sola affermazione della 'riduzione del dissesto' non è sufficiente
  • Il richiamo a criteri generali (es. art. 30 D.M. 169/2010) richiede l'applicazione concreta a fatti e dati specifici: senza parametri numerici o confronti oggettivi la normativa non assolve all'onere probatorio
  • In sede di Cassazione non è ammessa una rivalutazione del compendio probatorio: i motivi che chiedono mera riconsiderazione dei fatti sono inammissibili e il Collegio si limita a valutare la correttezza della motivazione e l'applicazione del diritto
  • Se l'attività contestata risulta già affidata a terzi (es. altro studio contabile), ciò indebolisce la tesi della corrispondenza fra compenso e prestazioni effettivamente rese
  • La qualificazione tra bancarotta preferenziale e distrazione dipende dall'esistenza di elementi che dimostrino la finalità e la congruità del pagamento; in mancanza prevalgono le ragioni della tutela della massa creditoria

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