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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3527/2022 del 01/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per vizio di motivazione relativo alla mancata concessione della sospensione condizionale della pena (art. 163 c.p.), sostenendo che sussistevano i presupposti: parametri sanzionatori compatibili, profilo personale favorevole e capacità di astenersi dal commettere nuovi reati. Contestava che la Corte territoriale non avesse dato risposta a tale doglianza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente al punto relativo alla sospensione condizionale della pena, ritenendo che la Corte d'appello avesse omesso di pronunciarsi sulla doglianza. Ha annullato la sentenza impugnata solo quanto alla sospensione condizionale della pena e ha rinviato la relativa questione ad altra Sezione della Corte d'appello di Catania per nuovo giudizio. La condanna per il reato di detenzione di sostanza stupefacente (circa 293,43 g di marijuana) resta in linea di principio confermata per la parte non impugnata.

Norme richiamate

  • codice penale, art. 110

    Richiamato come norma di collegamento per la contestazione penale (concorso materiale o di persone), in combinazione con la normativa sugli stupefacenti; indica la partecipazione al reato ove pertinente.

  • d.P.R. 309/1990, art. 73 comma 4

    Norma sostanziale che incrimina la produzione, il traffico e la detenzione illecita di sostanze stupefacenti; è il fondamento della responsabilità per la detenzione della marijuana contestata (quantitativo indicato nel provvedimento).

  • codice penale, art. 163

    Disciplina la sospensione condizionale della pena: richiede che la pena sia entro i limiti previsti, e che il condannato presenti idonee caratteristiche di personalità e prospettive di astensione da ulteriori reati. La Corte ha ritenuto che la mancanza di motivazione sulla negazione del beneficio costituisca vizio da cui consegue annullamento e rinvio.

  • d.l. 137/2020, art. 23 comma 8

    Consente al Procuratore generale di depositare requisitoria scritta in Cassazione; nel caso il Procuratore generale aveva chiesto l'inammissibilità del ricorso, ma la Corte ha ritenuto comunque fondato il vizio di motivazione sollevato dall'imputato.

Massime di principio

  • Se il ricorrente lamenta la mancata concessione della sospensione condizionale, la Corte territoriale è tenuta a motivare specificamente la decisione in relazione ai requisiti dell'art. 163 c.p.; l'omissione della motivazione su questo punto è vizio che può determinare annullamento e rinvio.
  • L'annullamento per carenza motivazionale può essere limitato al solo profilo denunciato (qui: sospensione condizionale), senza intaccare le restanti statuizioni di condanna se non impugnate o non viziati.
  • La verifica della sussistenza dei presupposti per la sospensione condizionale richiede un esame concreto dei parametri sanzionatori e della personalità del condannato (pregressa condotta, segni di ravvedimento o pericolo di recidiva, elementi di socialità/reattività).
  • Le richieste di inammissibilità o le requisitorie scritte del Procuratore generale non escludono l'obbligo per la Corte di Cassazione di valutare i vizi formali o sostanziali della motivazione impugnata.
  • In situazioni analoghe, se il giudice di merito omette di rispondere a un motivo di gravame che incide su benefici penitenziari, il rimedio più probabile è l'annullamento parziale e il rinvio per nuovo esame da parte dell'organo competente.

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