Cassazione Penale, Sentenza n. 44980/2024 del 09/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Nugnes impugna la sentenza della Corte d'appello di Napoli (12/04/2024) che confermò la condanna per omicidio colposo (art. 589-bis c.p.) per la morte di Sfoco Giovanni (investimento avvenuto l'1/6/2017 ad Aversa). Con un unico motivo deduce violazione di legge e insufficiente motivazione sul nesso di causalità: sostiene che la Corte d'appello si sia limitata a richiamare le argomentazioni del primo grado senza valutare adeguatamente le circostanze dedotte in appello (deposizioni dei testi e consulenza della dottoressa Pascale Basilicata) relative allo stato di alterazione della vittima (tracce di cocaina nel sangue, bile e urine e alcool etilico nel sangue a 0,64 g/l), che avrebbero potuto dimostrare una condotta imprudente/concausale della vittima.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto la motivazione della Corte d'appello analitica e coerente nella ricostruzione cinematica dell'incidente e nel collegamento causale tra l'impatto provocato dal veicolo guidato dall'imputato e la morte della vittima. Ha escluso che le prove citate dalla difesa (consulenza e deposizioni) abbiano evidenziato un ruolo concausale autonomo e sufficiente della vittima tale da escludere o modificare la responsabilità dell'imputato. La Corte ha rilevato che le doglianze difensive si limitano a una rivalutazione del merito probatorio, vietata in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma a titolo di spese.
Norme richiamate
art. 589-bis cod. pen.
Norma richiamata quale fattispecie applicata: omicidio colposo derivante da violazione di norme sulla circolazione. La Corte ha confermato che la condotta di guida ha costituito la causa diretta della morte e che gli elementi prodotti dalla difesa non erano idonei a interrompere il nesso causale.
art. 41, commi 2 e 3 cod. pen.
Richiamato in ordine al concorso di cause: la Corte osserva che la difesa non ha dimostrato che il comportamento della vittima costituisse una concausa autonoma e sufficiente a produrre l'evento, ai sensi delle disposizioni sul nesso di causalità.
Legge 20 febbraio 2006, n. 46
Rilevata la competenza della Corte di cassazione quale giudice della motivazione e il divieto per la Cassazione di sostituirsi al giudice del merito nella rivalutazione del materiale probatorio e nella riformulazione della ricostruzione fattuale.
Giurisprudenza citata (Sez. 6, n. 13809 del 17/03/2015, Rv. 262965)
Principio richiamato: in cassazione non sono ammissibili doglianze che chiedano una diversa valutazione della persuasività delle prove o una differente comparazione dei risultati probatori, salvo vizi della motivazione quali mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà.
Massime di principio
- La mera presenza di sostanze (alcool o droghe) nella vittima non esonera automaticamente il guidatore dalla responsabilità penale: per farlo occorre provare che il comportamento della vittima sia stato concausa autonoma e sufficiente dell'evento (art. 41 c.p.).
- In sede di cassazione non è ammessa la semplice rivalutazione del materiale probatorio: le doglianze devono evidenziare vizi della motivazione (mancanza, manifesta illogicità, contraddittorietà o ignoramento di prova rilevante) per essere accolte.
- Per criticare il nesso di causalità è necessario indicare specifiche lacune logiche o argomentative nella ricostruzione del giudice del merito, non limitarsi a proporre una diversa interpretazione plausibile dei fatti.
- Le ricostruzioni cinematiche sostenute da testimonianze dirette e da consulenze tecniche, se coerenti e ben motivate, vincono il confronto probatorio; la difesa deve produrre elementi idonei a mettere in crisi la coerenza logica complessiva della motivazione.
- Quando si contestano valutazioni tecniche o peritali, è utile indicare esattamente quali dati o passaggi metodologici sono errati o omessi, mostrando la rilevanza di tali errori per la conclusione sul nesso di causalità.
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