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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17755/2026 del 18/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della decisione del Tribunale di Avellino che, in appello, aveva riformato la sentenza del Giudice di pace assolvendo per difetto di querela il Di Conza Giovanni dall'accusa di minaccia (art. 612 c.p.) del 28 luglio 2018 nei confronti di Guglielmo Agrifoglio. Il Tribunale d'appello aveva ritenuto che la dichiarazione resa dalla persona offesa ai Carabinieri fosse una mera denuncia orale priva di manifestazione di volontà punitiva, e pertanto mancasse la querela condizione di procedibilità. Il Procuratore generale e la parte civile hanno denunciato violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla qualificazione della denuncia come non querela.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, annullando la sentenza impugnata e rinviando il procedimento al Tribunale di Avellino in diversa persona fisica per nuovo giudizio. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di appello abbia errato nel non riconoscere la volontà punitiva emergente dall'atto indicato come "denuncia-querela", dalla narrazione dettagliata e contestualizzata dei fatti, dalla dichiarazione della persona offesa di essersi recata alle forze dell'ordine dopo avere superato la soglia di tolleranza, e dalla costituzione di parte civile. La Corte ha richiamato il principio del favor querelae secondo cui la volontà punitiva può essere desunta anche da atti non formulati con parole sacramentali e ha disposto il rinvio per nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 612 c.p.

    La condotta contestata è la minaccia; la querela è condizione di procedibilità per questo reato quando previsto. La Corte conferma che la qualifica del fatto come procedibile a querela non esime dall'applicare il principio del favor querelae nell'accertamento della volontà punitiva della persona offesa.

  • principio del "favor querelae" (giurisprudenza della Corte di cassazione)

    La querela non richiede formule sacramentali: la volontà di perseguire penalmente l'autore può desumersi da atti o comportamenti univoci (es. atto intitolato denuncia-querela, narrazione dettagliata dei fatti, allegazione di elementi identificativi, costituzione di parte civile, riserva di costituzione) e va interpretata favorendo la querela.

Massime di principio

  • La querela come condizione di procedibilità può essere desunta anche da una denuncia orale se da essa emerge, in modo univoco, la volontà punitiva della persona offesa.
  • L'intestazione dell'atto come "denuncia-querela", la narrazione dettagliata dei fatti, l'apporto di elementi identificativi dell'autore e la costituzione di parte civile sono elementi che rafforzano la presunzione di volontà di perseguire penalmente l'autore.
  • Non sono richieste formule rituali o parole particolari per ritenere validamente manifestata la querela; l'interpretazione deve privilegiare l'effettiva volontà della persona offesa (favor querelae).
  • La costituzione di parte civile e la sua persistenza nei gradi successivi sono indici rilevanti della volontà punitiva, non soltanto risarcitoria.
  • In caso di dubbio motivazionale su se una denuncia contenga la querela, il giudice deve valorizzare il contesto, le modalità della denuncia e il comportamento successivo della persona offesa prima di escludere la procedibilità per difetto di querela.

Testo integrale

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