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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10629/2023 del 13/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore contestava l’ordinanza del Tribunale di Milano che aveva rigettato la richiesta di revoca della sospensione condizionale della pena concessa con decreto penale per una contravvenzione (art. 186, comma 7, d.lgs. n.285/1992). Successivamente De Nicolò era stato condannato per un delitto (art. 640 c.p.) commesso tra aprile e luglio 2015. La questione giuridica verteva sull’interpretazione dell’art. 168, comma 1, n. 1), cod. pen.: la revoca della sospensione condizionale si applica automaticamente quando la nuova condanna riguarda un delitto oppure occorre, anche nel caso di delitto, che sussista "identità di indole" con la precedente contravvenzione?

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso del Procuratore, ritenendo errata l’interpretazione del Tribunale. Ha richiamato giurisprudenza consolidata secondo la quale la nozione di "identità di indole" rileva solo se la nuova condanna riguarda una contravvenzione; se invece la nuova condanna riguarda un delitto, questo determina la revoca automatica della sospensione condizionale indipendentemente dall’identità di indole. L'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di Milano per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 168, comma 1, n. 1), cod. pen.

    La Corte interpreta l'art. 168 n.1 nel senso che la commissione di un delitto da parte del condannato è causa di revoca della sospensione condizionale a prescindere dall'identità di indole; il criterio dell'identità di indole opera solo quando la nuova condanna riguarda una contravvenzione.

  • art. 186, comma 7, d.lgs. n.285/1992

    Atto sanzionato come contravvenzione alla base del decreto penale con pena condizionalmente sospesa; come contravvenzione, la sua "indole" dev'essere confrontata con eventuali nuove contravvenzioni ma non con delitti.

  • art. 640 c.p.

    Delitto per il quale De Nicolò è stato successivamente condannato; trattandosi di delitto, esso integra la causa di revoca automatica della sospensione condizionale secondo l'interpretazione della Corte.

  • Cass. Sez. 1, n. 4585 del 30/06/1999 (Rv. 214020)

    Giurisprudenza di riferimento che afferma il principio secondo cui l'identità di indole delle fattispecie opera solo tra contravvenzioni, mentre la commissione di un delitto comporta revoca automatica.

  • Cass. Sez. 6, n. 19507 del 23/03/2018 (Rv. 273383)

    Conferma della linea giurisprudenziale citata: il delitto successivo è causa di revoca indipendentemente dall'indole rispetto alla precedente contravvenzione.

Massime di principio

  • Se la sospensione condizionale è stata concessa per una contravvenzione, una successiva condanna per un delitto determina di regola la revoca automatica della sospensione ai sensi dell'art. 168, comma 1, n. 1), c.p.
  • La verifica dell'"identità di indole" è richiesta solo quando la nuova condanna riguarda anch'essa una contravvenzione; in tal caso occorre accertare se le contravvenzioni abbiano la stessa indole per decidere la revoca.
  • Occorre comunque verificare i requisiti temporali (il periodo in cui il nuovo reato è stato commesso rispetto all'esecutività del provvedimento che ha concesso la sospensione) per stabilire l'operatività della causa di revoca.
  • Il giudice dell'esecuzione che neghi la revoca deve motivare tenendo conto della distinzione tra contravvenzioni e delitti; motivazioni contrarie alla giurisprudenza consolidata possono essere annullate in sede di legittimità.
  • In pratica, davanti a un caso simile il pubblico ministero può chiedere la revoca automatica quando la successiva condanna è per delitto, mentre la difesa può tentare di argomentare solo se la nuova condanna è una contravvenzione e non della stessa indole.

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