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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11763/2024 del 20/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Gli imputati impugnano la sentenza di appello che li ha riconosciuti colpevoli di estorsione (capo 1) e Storzillo anche per tentata estorsione (capo 6). Storzillo deduceva vizi nella valutazione delle prove testimoniali e delle intercettazioni, invocava lo stato di necessità (art.54 c.3 c.p.) e contestava l'aggravante per uso di arma e l'aumento di pena per continuazione (reformatio in peius). Basso sosteneva di non aver avuto consapevolezza del proposito estorsivo e che la Corte non avrebbe adeguatamente motivato il rifiuto della sua versione.

La decisione

La Cassazione ha rigettato i ricorsi quanto alla responsabilità penale, confermando la condanna per estorsione (capo 1) e la responsabilità di Storzillo anche per la tentata estorsione (capo 6) con l'aggravante dell'uso di un'arma ritenuta attendibile sulla base delle dichiarazioni della vittima. Il ricorso di Basso è stato dichiarato inammissibile e condannato alle spese e a 3.000 euro alla Cassa delle Ammende. Tuttavia la Corte ha accolto parzialmente il ricorso di Storzillo limitatamente all'aumento di pena in continuazione: ha annullato quella parte della sentenza e ha disposto il rinvio alla Corte d'appello di Perugia perché motivi specificamente e convincentemente la maggiore misura dell'aumento di pena per il reato satellite (otto mesi invece dei due stabiliti in primo grado). La sentenza è annullata solo sul punto del trattamento sanzionatorio per Storzillo, rigettata in tutto il resto.

Norme richiamate

  • art. 54 cod. pen. (stato di necessità)

    Invocazione dello stato di necessità è stata ritenuta generica e non provata: la Corte ha richiesto prova specifica degli elementi costitutivi per accogliere l'esimente

  • art. 192, comma 3, cod. proc. pen. (valutazione delle dichiarazioni della parte offesa)

    La Corte conferma che le dichiarazioni della persona offesa, se adeguatamente valutate e motivate, possono da sole fondare la condanna purché si verifichi e si motivi la credibilità soggettiva e l'attendibilità intrinseca

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (riqualificazione del reato in materia di stupefacenti)

    La Corte ha ritenuto che la riqualificazione può mutare la struttura dei reati considerati nel cumulo/continuazione, influenzando la determinazione delle pene

  • art. 597 cod. proc. pen. (divieto di reformatio in peius)

    nessuna citazione di comma specifico nel testo

    La Corte richiama il principio secondo cui non vi è violazione del divieto di reformatio in peius se il giudice d'appello, mutando la struttura del reato continuato o la sua qualificazione, dispone un aumento per un fatto unificato purché la pena complessiva non sia maggiore e ciò sia coerentemente motivato

Massime di principio

  • Le dichiarazioni della persona offesa possono, se adeguatamente motivate e riscontrate se del caso, costituire base sufficiente per la condanna anche in assenza di altri riscontri materiali
  • L'eccezione di stato di necessità richiede prova specifica e non si supera con deduzioni generiche; il giudice richiede elementi che dimostrino tutti i requisiti dell'esimente
  • L'aggravante relativa all'uso di un'arma può essere riconosciuta sulla base della credibilità della vittima anche se l'arma non è materialmente ritrovata, purché la motivazione renda plausibile il racconto
  • Il divieto di reformatio in peius non impedisce modifiche nella quantificazione dell'aumento per i reati in continuazione quando la struttura dei reati cambia in appello; tuttavia il giudice d'appello deve motivare specificamente l'aumento adottato
  • In appello e in cassazione la valutazione della credibilità testimoniale è in gran parte riservata al merito: censure di fatto sono ammissibili solo se emergono manifesta contraddittorietà o uso di mere congetture

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