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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17131/2026 del 13/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Tribunale di Bologna ha rimesso alla Corte questione pregiudiziale ex art. 24‑bis c.p.p. per chiedere se, quando l'emittente delle fatture sia qualificato come "cartiera", la competenza territoriale del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti (art. 8 d.lgs. 74/2000) debba farsi per il luogo di consumazione (sede legale/domicilio fiscale dell'emittente) oppure, se tale luogo non sia determinabile, secondo il luogo di accertamento (art. 18, comma 1, d.lgs. 74/2000). La Procura Generale ha chiesto l'inammissibilità del rinvio (o, in subordine, di confermare la competenza del Tribunale rimettente). La difesa di Andrea Gherardi ha invece sostenuto che il primo reato (emissione 29.01.2016 a Cinisello Balsamo dalla ditta Pregnolato) renda competente il Tribunale di Monza ai sensi dell'art. 16 c.p.p. (connessione teleologica e criterio del primo reato).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il rinvio pregiudiziale inammissibile. Motivi principali: (i) la rimessione chiedeva un principio generale sulla determinazione della competenza basandosi su elementi fattuali incerti (qualificazione di "cartiera", luogo concreto di emissione) e quindi pretendeva dalla Corte un avallo su valutazioni di merito non demandabili in sede pregiudiziale; (ii) la giurisprudenza richiede che il giudice rimettente tenti preliminarmente, con gli atti disponibili, di individuare il luogo di consumazione mediante elementi oggettivi; solo se il luogo non è determinabile diventa applicabile il criterio sussidiario del luogo di accertamento (art. 18, comma 1, d.lgs. 74/2000); (iii) l'appellazione fatta alla sola qualifica di "cartiera" non è sufficiente, allo stato degli atti, a neutralizzare il dato della sede legale; (iv) è esclusa l'operatività dell'art. 18, comma 3, a motivo di pluralità di periodi d'imposta. Conseguentemente la Corte ha ritenuto che la questione rimessa richiedeva accertamenti di fatto non demandabili e ha dichiarato l'inammissibilità, con i provvedimenti conseguenti ex art. 24‑bis, comma 4, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 24‑bis cod. proc. pen.

    Disciplina il rinvio pregiudiziale alla Corte di Cassazione per decisione sulla competenza territoriale; la Corte interpreta che il rimettente deve motivare e selezionare gli atti e non può trasferire alla Cassazione valutazioni di merito sui fatti

  • art. 8 d.lgs. 74/2000

    Regola il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti; la Corte ricorda che è reato istantaneo e che il luogo di consumazione va individuato, in prima battuta, mediante elementi oggettivi allo stato degli atti

  • art. 18 d.lgs. 74/2000 (comma 1)

    Criterio sussidiario di attribuzione della competenza per i reati tributari (luogo di accertamento); la Corte chiarisce che va applicato solo se non è possibile determinare il luogo di consumazione mediante elementi oggettivi

  • art. 18 cod. proc. pen. (comma 3) / art. 18 d.lgs. 74/2000 (richiamo nell'ordinanza)

    Il criterio della 'prima iscrizione' per medesimo periodo d'imposta (art. 18, comma 3) non è applicabile se i fatti riguardano periodi d'imposta diversi; la Corte conferma l'inapplicabilità nel caso concreto

  • art. 16 cod. proc. pen.

    Criterio del giudice del primo reato (in caso di parità di edittalità): può decidere la competenza per connessione teleologica ma presuppone che il 'primo reato' sia concretamente localizzabile mediante elementi di fatto

  • art. 12, lett. c) cod. proc. pen.

    Prevede la connessione teleologica fra reato mezzo e reato fine; la Corte richiama la possibilità di connessione anche senza identità di autori, ma sottolinea che l'applicazione dell'art. 16 richiede la determinazione fattuale del primo reato

  • Giurisprudenza citata (Sez. U., Sez. 3 e altre: es. Sez. 3, n. 11216/2021; Sez. U. n. 53390/2017; Sez. 3, n. 29519/2019)

    La Corte si è richiamata a precedenti per ribadire: la necessità di motivazione e di selezione degli atti nel rinvio ex art. 24‑bis; che la competenza si determina sulla base della contestazione del P.M. e dello stato degli atti; la connessione teleologica non richiede identità di autori, ma l'applicazione del criterio del primo reato richiede la localizzazione concreta del medesimo

Massime di principio

  • Il giudice che voglia promuovere un rinvio pregiudiziale ex art. 24‑bis c.p.p. deve prima esaurire, con i documenti e gli atti disponibili, il tentativo di localizzare il "locus commissi delicti" sulla base di elementi oggettivi; la Corte non può sostituirsi al giudice di merito per accertamenti fattuali
  • La qualifica dell'emittente come "cartiera" non neutralizza automaticamente il criterio del luogo di emissione (sede legale/domicilio fiscale); occorre valutare, con elementi concreti, se la sede legale corrisponde al luogo efficace dell'azione
  • Se il luogo di consumazione non è determinabile con ragionevole certezza allo stato degli atti, allora diventa operante il criterio sussidiario del luogo di accertamento (art. 18, comma 1, d.lgs. 74/2000)
  • In presenza di reati connessi e di pari edittalità (es. art. 2 e art. 8 d.lgs. 74/2000), l'art. 16 c.p.p. (giudice del primo reato) può decidere la competenza solo se il primo reato è concretamente localizzabile
  • Una rimessione che sostanzialmente richieda alla Cassazione valutazioni di fatto o un "avallo" su ricostruzioni fattuali è inammissibile; il rimettente deve motivare non soltanto il dubbio giuridico ma anche la impossibilità di risolverlo con gli ordinari strumenti
  • La competenza territoriale va determinata sulla base della contestazione del pubblico ministero e dello stato degli atti, salvo errori macroscopici immediatamente percepibili

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