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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12261/2025 del 28/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione avanzata dagli eredi di Cono Salpietro Damiano. I ricorrenti denunciavano violazione di legge (artt. 25, comma 2 e 111 Cost., 125 e 314 cod. proc. pen.) e difetto di motivazione, sostenendo che la Corte territoriale si era basata unicamente sulle ragioni del giudice della cautela e su fatti poi esclusi nel giudizio di merito, senza considerare la ricostruzione contenuta nella sentenza di assoluzione. I ricorrenti contestavano in particolare la valutazione riguardante due capi di accusa: 1) l'asserita ingerenza nella scelta del contraente a favore di Astone Costruzioni e il successivo subappalto alla M.T.P. s.r.l.; 2) l'uso dell'ufficio di Sindaco per influenzare lo spostamento di una pala eolica a beneficio della cognata. Sostenevano che la sentenza di assoluzione fornisse elementi liberatori che la Corte d'appello non avrebbe adeguatamente considerato.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato rigettato come infondato. La Corte di legittimità ha confermato che la Corte d'appello aveva adeguatamente motivato il rigetto della riparazione, individuando tre profili di colpa concausativa che ostavano al riconoscimento della riparazione: a) un'"ingerenza" decisa del Sindaco nelle procedure di affidamento che tendeva a favorire la s.r.l. M.T.P. (con riscontri sui legami tra la società e amministratori comunali); b) l'attivismo per influenzare lo spostamento della pala eolica a vantaggio di una parente, considerato indice di travalicamento delle funzioni pubbliche a fini privati; c) il mendacio del prevenuto nella memoria depositata circa la conoscenza delle ditte e dei rapporti tra esse. La Corte ha ritenuto che il mendacio costituisce forma di colpa grave concausativa che può escludere l'equa riparazione. È stata altresì respinta la censura che la Corte territoriale si fosse basata solo sul giudice della cautela. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 319-quater cod. pen.

    Norma relativa all'induzione indebita a dare o promettere utilità, alla quale il capo originario di concussione è stato derubricato nel giudizio; indicata come la fattispecie per la quale l'imputato è stato poi assolto.

  • art. 25, comma 2, Cost.

    Richiamato dai ricorrenti nel quadro delle censure di illegittimità: riguarda i principi di responsabilità penale e garanzie processuali. La Corte non ha ritenuto sussistente violazione invocata dai ricorrenti.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato dai ricorrenti a tutela del diritto alla motivazione e al giusto processo; la Corte ha ritenuto che la motivazione dell'ordinanza impugnata non fosse mancante o illogica.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata in relazione alla riparazione per ingiusta detenzione; invocata dai ricorrenti nelle censure, ma la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione dei criteri per escludere la riparazione.

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma sulla motivazione delle misure cautelari e relative decisioni; i ricorrenti l'hanno richiamata per censurare la motivazione dell'ordinanza cautelare. La Corte ha considerato che l'ordinanza impugnata si era adeguatamente confrontata con gli elementi rilevanti.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la condanna alle spese processuali in cassazione; applicata per imporre ai ricorrenti il pagamento delle spese.

Massime di principio

  • L'assoluzione nel giudizio di merito non determina automaticamente il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione: il giudice può negare la riparazione se ricorre "colpa grave" o altri elementi che hanno concorso a legittimare la misura cautelare.
  • La corte che decide sulla riparazione valuta anche il comportamento processuale dell'indagato/imputato (es. mendacio) e il grado di responsabilità amministrativa o disciplinare nella condotta che ha portato alla restrizione; la menzogna o l'occlusione volontaria possono costituire motivo ostativo al ristoro.
  • Non è sufficiente per l'istante sostenere che la sentenza di assoluzione abbia escluso i fatti ostativi: il giudice della riparazione confronta tutte le fonti (motivazioni del giudice delle misure, del primo grado e dell'appello) e può ritenere sussistenti profili di colpa concausativa anche in presenza di proscioglimento.
  • Le decisioni di merito devono essere esaminate nel loro complesso: passaggi apparenti di favore nell'assoluzione non obbligano il giudice della riparazione a ignorare elementi preesistenti o comprovati (es. rapporti fra amministratori e imprese, carenze tecniche accertate da testi, prove di condotte improprie).
  • Per ottenere la riparazione è utile produrre prova che l'ingiusta detenzione sia dipesa esclusivamente da errore giudiziario non riconducibile a comportamenti rilevanti dell'interessato (es. falsa testimonianza, intenzionale occultamento di elementi).
  • La giurisprudenza consolidata considera la mendacità e l'ingerenza decisa nelle funzioni pubbliche elementi idonei a escludere il ristoro, per cui chi agisce in sede civile/amministrativa per ottenere riparazione dovrebbe preventivamente valutare l'esistenza di tali elementi nella propria posizione.

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