Cassazione Penale, Sentenza n. 49994/2023 del 15/12/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione contro la sentenza della Corte d'Appello di Torino che aveva confermato la condanna per il reato di cui all'art. 707 c.p. Il difensore deduce l'illegittimità della perquisizione (mancanza dei presupposti ex art. 4 legge 152/75), osservando che l'imputato era solo il conducente dell'autovettura (auto intestata a terzo), gli oggetti erano nel vano portaoggetti della portiera del guidatore e potevano appartenere a uno qualsiasi dei quattro occupanti; censura la motivazione della Corte d'appello, ritenuta insufficiente (si sarebbe basata solo su orario e mancanza di documenti), e lamenta la mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p. ritenendo che i guanti e la torcia non siano strumenti atti ad aprire o forzare serrature.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità, osservando che il ricorso riproponeva pedissequamente le censure d'appello senza confrontarsi puntualmente con le argomentazioni del giudice di merito. Ha inoltre affermato che l'eventuale illegittimità della perquisizione non invalida il sequestro ex art. 253, comma 1, c.p.p.; che in sede di legittimità non è ammessa una rivalutazione dei fatti già valutati dal giudice di merito; e che la Corte d'appello ha correttamente ritenuto la disponibilità concreta e immediata degli arnesi da parte dell'imputato in base alla giurisprudenza consolidata. Ha condiviso la decisione di non applicare l'art. 131-bis c.p. in ragione dell'abitualità della condotta. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 707 cod. pen.
Norma che sanziona il possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli; la Corte ha ritenuto configurabile il concorso nel reato quando più persone hanno disponibilità concreta e immediata degli arnesi, indipendentemente dall'originaria appartenenza.
legge 152/1975, art. 4
Richiama i presupposti per l'esecuzione delle perquisizioni; la difesa ha invocato la mancanza di tali presupposti, ma la Cassazione ha respinto il rilievo non sufficientemente sviluppato nel ricorso.
art. 253, comma 1, c.p.p.
Stabilisce l'obbligo di procedere al sequestro delle cose pertinenti al reato; la Corte ha affermato che l'eventuale illegittimità della perquisizione non inficia l'atto dovuto del sequestro.
artt. 581 e 591 c.p.p.
Prevedono i requisiti formali e di specificità dei motivi di impugnazione; la Corte ha richiamato tali norme per dichiarare inammissibile il ricorso per difetto di specificità.
art. 131-bis cod. pen.
Norma riferita a effetti sul trattamento della pena/benefici (evocata dal difensore per una valutazione attenuante rispetto agli strumenti rinvenuti); la Corte d'appello ha ritenuto non applicabile la norma in presenza di abitualità della condotta.
art. 616 c.p.p.
Consente la condanna alle spese e ad eventuali somme a favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso; applicata nella specie con la condanna al pagamento di euro 3.000,00.
Giurisprudenza: Sez.2, n. 16065 del 10/01/2020 (Giannetti)
Principio secondo cui l'illegittimità della perquisizione non comporta automaticamente effetti invalidanti sul sequestro del corpo del reato o delle cose pertinenti.
Giurisprudenza: Sez.2, n. 47686 del 03/10/2018 (Lebiati)
Affermato il principio della disponibilità concreta e immediata degli arnesi da parte di più persone presente sul veicolo: l'originaria appartenenza è irrilevante rispetto alla possibilità di servirsi degli strumenti.
Giurisprudenza: Sez.6, n. 23014 del 29/04/2021
Richiama il principio in tema di specificità dei motivi d'impugnazione e dell'obbligo di confronto puntuale con le argomentazioni del provvedimento impugnato.
Massime di principio
- Un ricorso per cassazione deve indicare in modo specifico e argomentato le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che confutano le motivazioni del giudice di merito: la genericità o la mera ripetizione delle censure d'appello comporta l'inammissibilità.
- L'illegittimità di una perquisizione non annulla automaticamente il valore del sequestro delle cose pertinenti al reato: l'obbligo di sequestro ex art. 253 c.p.p. può mantenere efficacia indipendentemente da vizi della perquisizione.
- In materia di possesso di arnesi atti allo scasso, la disponibilità concreta e immediata da parte di una o più persone presenti (anche se l'auto è intestata a terzi o gli oggetti materialmente appartengono ad altro occupante) può integrare la responsabilità ex art. 707 c.p.
- In sede di legittimità la Corte non procede a una nuova valutazione del merito probatorio: le valutazioni fattuali compiute dal giudice di merito sono vincolanti salvo profili di violazione di diritto chiaramente indicati e dedotti.
- La mancata prospettazione dettagliata dei motivi sostanziali o l'assenza di confronto puntuale con le argomentazioni della sentenza impugnata espone il ricorrente al rischio di condanna alle spese e a sanzioni (Cassa delle ammende) per impugnazioni inammissibili.
- La non applicazione di benefici o attenuanti (es. art. 131-bis c.p.) può essere motivata dalla ricorrenza dell'abitualità del comportamento: è importante argomentare in fatto e in diritto se si ritiene che tali norme trovino applicazione.
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