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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1295/2024 del 11/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva la revoca della sentenza di condanna n. 2334/2005 (Corte d'appello di Palermo) assumendo la violazione del principio del ne bis in idem in relazione alla sentenza n. 4807/1999 (Corte d'appello di Palermo) che lo aveva assolto per partecipazione all'associazione mafiosa. L'istanza era fondata sugli artt. 649 e 669, comma 8, cod. proc. pen. e sull'art. 4 del Protocollo 7 CEDU, sostenendo l'inconciliabilità tra una sentenza di condanna e una di assoluzione riferite al medesimo fatto storico.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato e reiterativo di questione già definitivamente respinta dalla stessa Corte con Sez. 2, n. 47088/2022. È stato ribadito che la questione del ne bis in idem era stata già valutata e che non ricorreva duplicazione di giudicato, anche perché le associazioni contestate erano ritenute diverse. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla presunta "preclusione processuale": norma richiamata per sostenere che la sentenza impugnata sarebbe stata emessa in violazione di preclusioni processuali. La Corte ha ritenuto che la questione fosse già stata valutata e non fondata.

  • art. 669, comma 8, cod. proc. pen.

    Disciplina gli "incidenti di esecuzione" e i rimedi contro l'esecuzione di sentenze irrevocabili; usato dal ricorrente per chiedere l'accertamento del bis in idem in sede di esecuzione. La Corte ha dichiarato l'istanza inammissibile per reiterazione della stessa questione.

  • art. 630, comma 1, lett. a), cod. proc. pen.

    Norma sulla revisione straordinaria: evocata dal ricorrente come percorso alternativo per far valere l'inconciliabilità dei giudicati; la Corte ha osservato che la questione era già stata esaminata e respinta in sede di revisione e successiva cassazione.

  • art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    Norma che indica il vizio di violazione di legge quale motivo di ricorso per cassazione: il ricorrente ha dedotto violazione di legge su questo fondamento, ma la Corte l'ha ritenuta manifestamente infondata e reiterativa.

  • art. 4 del Protocollo n. 7 alla CEDU

    Principio del ne bis in idem (divieto di essere giudicati due volte per lo stesso fatto). La Corte ha interpretato che il principio non è stato violato, poiché le pronunce definitive riguardavano associazioni distinte e la questione era già stata definitivamente risolta.

Massime di principio

  • Un ricorso che ripropone una questione già definitivamente valutata e respinta dalla Corte di cassazione è in genere dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza e reiterazione.
  • La tutela invocata dal ne bis in idem (art. 4 Protocollo 7 CEDU) richiede identità del fatto storico e della fattispecie: sentenze su associazioni o fatti distinti possono non integrare il divieto di doppio giudizio.
  • L'incidente di esecuzione ai sensi dell'art. 669 cod. proc. pen. può essere utilizzato per far valere inconciliabilità tra giudicati, ma la verifica resta soggetta a limiti se la questione è già stata definitivamente decisa con pronunce precedenti.
  • Prima di proporre un nuovo ricorso è fondamentale verificare la giurisprudenza pregressa sulla stessa questione: la mancata novità o la mera riproposizione di argomenti già rigettati può comportare condanne per spese e sanzioni (es. versamento a Cassa delle ammende).
  • Per ottenere revisione o revoca di una sentenza irrevocabile occorrono elementi nuovi o vizi non già esaminati; semplici questioni di interpretazione già affrontate non giustificano la riapertura del giudizio.

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