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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23968/2023 del 05/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato l'istanza di declaratoria di inesistenza, estinzione, nullità o inefficacia dell'ingiunzione a demolire n.19/2007. La ricorrente contestava la motivazione del giudice dell'esecuzione, deduceva violazioni degli artt. 6 e 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (Cedu), sosteneva la manifesta illogicità e il travisamento del fatto, invocava i principi della giurisprudenza CEDU (sentenza Ivanova) sul principio di proporzionalità della demolizione e affermava elementi di fatto non considerati (presunta non proprietà dell'immobile, presenza di persona grave e allettata, importanza dell'abitazione per la vita familiare). Chiedeva dunque la revoca o la dichiarazione di inefficacia dell'ingiunzione a demolire.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto non deducibile in cassazione il travisamento del fatto e non idonea la violazione degli artt. 6 e 8 Cedu come motivo autonomo di ricorso. Ha osservato l'esistenza di due titoli esecutivi che riguardano l'intero fabbricato e che la seconda sentenza esecutiva concerne anche il completamento delle opere; ha inoltre rilevato che la ricorrente aveva presentato istanza di autodemolizione (con nulla osta del P.M.), non ha fornito elementi nuovi o dedotti al giudice dell'esecuzione che giustifichino l'applicazione dei principi Ivanova (es. concreta impossibilità di reperire altra sistemazione, situazioni di particolare vulnerabilità debitamente documentate), e che il semplice ritardo nell'esecuzione non legittima il mantenimento dell'opera abusiva. Pertanto il ricorso è inammissibile e la ricorrente è condannata alle spese e al pagamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Richiamata in quanto la precedente sentenza ex art.444 costituiva uno dei titoli definitivi che disponevano la demolizione dell'opera abusiva; usata per dimostrare la pluralità di provvedimenti esecutivi a carico della ricorrente.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Riferimento alla preclusione di dedurre in Cassazione il 'travisamento del fatto': la Corte non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove.

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Usato per sottolineare che per l'applicazione dei principi derivanti dalla giurisprudenza CEDU (es. Ivanova) nell'incidente di esecuzione devono essere allegati e provati elementi di fatto rilevanti davanti al giudice dell'esecuzione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che permette la condanna alle spese processuali e a una somma equitativa in favore della Cassa delle Ammende; applicata per pronunciare la sanzione pecuniaria di euro 3.000,00.

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (artt. 6 e 8)

    I diritti invocati (diritto a un processo equo e diritto al rispetto della vita privata e familiare) sono considerati rilevanti ai fini della valutazione di proporzionalità nelle esecuzioni, ma la loro semplice invocazione non costituisce autonomo motivo di ricorso in Cassazione; eventuali profili di illegittimità devono essere dedotti nei modi e nei tempi processuali previsti.

  • Giurisprudenza CEDU - sentenze Ivanova, Cherkezov, Kaminskas

    Principio di proporzionalità nell'esecuzione di demolizioni: il giudice deve valutare la disponibilità di tempo per sanare l'abuso o trovare soluzioni abitative alternative, la presenza di persone vulnerabili, l'impatto su diritti fondamentali e la possibilità di ricorso effettivo; tali elementi devono essere specificamente documentati e posti all'attenzione del giudice dell'esecuzione.

  • Sez. 3, n. 18521 del 11/01/2018 (Ferri) e Sez. U, n. 29541 del 16/07/2020 (Filardo)

    Giurisprudenza di legittimità che conferma i limiti del sindacato della Cassazione: non sono ammissibili deduzioni sul travisamento del fatto e non possono essere direttamente proposte in Cassazione questioni di violazione della Costituzione o della CEDU.

Massime di principio

  • In Cassazione non è ammesso dedurre il 'travisamento del fatto': la Corte non può riesaminare la valutazione delle prove fatta dai giudici di merito.
  • Le presunte violazioni della CEDU o della Costituzione non costituiscono automaticamente un motivo di ricorso per Cassazione; tali questioni devono essere formulate nei termini e nei rimedi processuali adeguati.
  • Per invocare i principi di proporzionalità derivanti dalla giurisprudenza CEDU (es. Ivanova) nell'ambito di un procedimento esecutivo è necessario che il ricorrente porti davanti al giudice dell'esecuzione elementi fattuali concreti e documentati (persone vulnerabili, impossibilità di reperire abitazione alternativa, tentativi di sanatoria, ecc.).
  • Il ritardo nell'esecuzione dell'ordine di demolizione non conferisce di per sé un diritto al mantenimento dell'opera abusiva: solo la sanatoria o l'acquisizione a favore del Comune possono legittimare il mantenimento.
  • Se la parte ha adottato iniziative compatibili con l'esecuzione (es. istanza di autodemolizione o mancanza di atti concreti per sanare o trovare soluzioni abitative), tali elementi possono indebolire le istanze di sospensione o revoca dell'ordine di demolizione.
  • Chi propone ricorso in Cassazione deve aver dedotto nei precedenti gradi tutti gli elementi di fatto rilevanti; nuovi elementi non dedotti in primo grado rischiano di essere inammissibili in sede di legittimità.
  • Esito processuale prevedibile: ricorso inammissibile comporta condanna alle spese e possibile sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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