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Sentenza

Sentenza del 26/04/2017 n. 10245 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato le cartelle di pagamento IRPEF relative all'anno d'imposta 2003, derivanti da avvisi di accertamento sul reddito di partecipazione della società. Sostenevano che gli avvisi non fossero stati validamente notificati a C.G., poiché erano stati ricevuti da C.R., qualificatasi come figlia convivente del destinatario, mentre dalle certificazioni anagrafiche risultava che non fosse componente della sua famiglia. Contestavano inoltre che la C.T.R. avesse ritenuto necessaria la proposizione della querela di falso per dimostrare l'inesattezza dell'identità o del rapporto familiare della ricevente.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso e confermato il risultato della sentenza impugnata, sebbene con una motivazione diversa ai sensi dell'art. 384 c.p.c. Ha precisato che la querela di falso sarebbe stata necessaria solo per contestare che la ricevente avesse dichiarato all'agente postale di essere figlia di C.G., ma non per dimostrare che tale rapporto familiare non esistesse realmente. Tuttavia, la notifica è stata ritenuta comunque valida perché l'avviso di accertamento era stato consegnato all'indirizzo del destinatario. In caso di raccomandata con avviso di ricevimento, l'atto si presume conosciuto dal destinatario ai sensi dell'art. 1335 c.c., indipendentemente dall'identità effettiva della persona che lo abbia ricevuto, salvo prova dell'impossibilità incolpevole del destinatario di prenderne conoscenza. Nessuna statuizione sulle spese, poiché l'Agenzia delle Entrate non ha svolto attività difensiva in cassazione.

Norme richiamate

  • Art. 2699 c.c.

    Gli atti pubblici fanno piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato.

    La fede privilegiata dell'attestazione dell'agente postale riguarda la provenienza dell'atto, le dichiarazioni rese in sua presenza e i fatti da lui direttamente compiuti o percepiti. Non si estende necessariamente alla verità oggettiva dell'identità o del rapporto familiare dichiarato dalla ricevente.

  • Art. 2700 c.c.

    L'atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza.

    La querela di falso è necessaria per negare che una determinata dichiarazione sia stata resa al pubblico ufficiale, ma non per contestare la veridicità sostanziale della dichiarazione, come l'effettiva esistenza del rapporto di parentela.

  • Art. 1335 c.c.

    La proposta, l'accettazione, la loro revoca e ogni altra dichiarazione diretta a una determinata persona si reputano conosciute nel momento in cui giungono all'indirizzo del destinatario.

    La consegna della raccomandata all'indirizzo del destinatario determina una presunzione di conoscenza dell'atto, anche se il plico viene materialmente ricevuto da altra persona, salvo che il destinatario provi di essere stato, senza propria colpa, nell'impossibilità di conoscerlo.

  • Art. 384, comma 4, c.p.c.

    La Corte, quando accoglie il ricorso, cassa la sentenza e decide la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto; in ogni altro caso rinvia la causa.

    Il principio richiamato consente alla Cassazione di confermare il dispositivo della decisione impugnata correggendone la motivazione, quando il risultato giuridico finale sia corretto.

  • L. n. 890/1982, art. 14

    Norma richiamata per la notificazione a mezzo posta degli avvisi di accertamento o liquidazione.

    La Corte distingue la notifica effettuata direttamente tramite raccomandata postale dalla notifica eseguita dall'ufficiale giudiziario ai sensi dell'art. 140 c.p.c.; alla prima si applicano, in assenza di disposizioni speciali, le regole del servizio postale ordinario.

  • Artt. 115 e 116 c.p.c.

    Norme richiamate dai ricorrenti.

    Le disposizioni riguardano la valutazione delle prove e il prudente apprezzamento del giudice; nel caso concreto la loro violazione non è stata riconosciuta, poiché la validità della notifica derivava dalla consegna all'indirizzo del destinatario.

Massime di principio

  • Nelle notifiche effettuate tramite raccomandata con avviso di ricevimento, la consegna del plico all'indirizzo del destinatario può essere sufficiente a presumere la conoscenza dell'atto, anche quando il plico sia ricevuto da una persona diversa dal destinatario.
  • La contestazione dell'effettiva identità, della parentela o della convivenza della persona che ha ricevuto l'atto non richiede necessariamente la querela di falso; quest'ultima è necessaria solo per negare fatti direttamente attestati dal pubblico ufficiale, come la dichiarazione resa in sua presenza.
  • Per superare la presunzione di conoscenza non basta dimostrare che il ricevente non fosse familiare o convivente: il destinatario deve provare di essere stato, senza propria colpa, nell'impossibilità di prendere conoscenza dell'atto.
  • Quando la motivazione del giudice è errata ma il dispositivo è conforme al diritto, la decisione può essere mantenuta con correzione della motivazione da parte del giudice superiore.
  • La contestazione della validità della notifica deve concentrarsi sulla concreta mancata possibilità di conoscenza dell'atto e non soltanto sull'identità della persona che lo ha materialmente ricevuto.

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