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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39794/2022 del 20/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione per vizio di motivazione ai sensi dell'art. 606, lett. e) c.p.p.; il ricorrente contestava che l'ordinanza di rigetto dell'appello avverso la misura cautelare fosse priva, contraddittoria o manifestamente illogica. In particolare sosteneva che il tempo trascorso in custodia (oltre due mesi) costituisse elemento nuovo e significativo tale da giustificare la revoca o la modifica della misura e che non sussistesse il pericolo di commissione di reati della stessa specie.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale di Catania avesse motivato adeguatamente il rigetto dell'appello, indicando l'assenza di fatti nuovi rispetto alla situazione che giustificò l'applicazione della custodia cautelare. È stato richiamato il principio secondo cui il giudice del riesame controlla la correttezza giuridica e la motivazione dell'ordinanza in relazione a fatti nuovi puntualmente allegati, non procedendo a un nuovo esame integrale delle condizioni di applicabilità della misura. La sola decorrenza del tempo è stata ritenuta non significativa in assenza di allegazioni specifiche. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606, lett. e), cod. proc. pen.

    Fondamento della censura in cassazione (motivazione mancante, contraddittoria o manifestamente illogica); la Corte valuta se il vizio denunciato sia reale e idoneo a giustificare la cassazione.

  • art. 628, comma 3, cod. pen.

    Norma sostanziale relativa al reato contestato al ricorrente (aggravante prevista dalla fattispecie), indicata fra le imputazioni che giustificavano la misura cautelare.

  • art. 110, cod. pen.

    Norma sul concorso di persone nel reato, richiamata tra le norme di riferimento per le condotte contestate.

  • art. 99 e art. 61, n. 5, cod. pen.

    Richiamate come norme sulle circostanze e aggravanti applicabili alla fattispecie, utili a valutare la gravità del fatto e quindi le esigenze cautelari.

  • Orientamento giurisprudenziale consolidato (Sez. citate nella motivazione)

    Principio secondo cui il Tribunale del riesame non è tenuto a riesaminare integralmente la sussistenza delle condizioni della misura cautelare, ma deve valutare se l'ordinanza impugnata sia adeguatamente motivata rispetto a fatti nuovi allegati; la mera decorrenza del tempo non costituisce di per sé elemento nuovo rilevante.

Massime di principio

  • In un riesame della misura cautelare il giudice d'appello (riesame) è tenuto principalmente a verificare la correttezza giuridica e la motivazione del provvedimento rispetto a fatti nuovi specificamente allegati; non procede a un nuovo e totale accertamento del quadro probatorio.
  • La semplice decorrenza del tempo in custodia non costituisce, di per sé, fatto nuovo idoneo a revocare o attenuare la misura cautelare: occorrono allegazioni concrete che ne mostrino la rilevanza sul piano delle esigenze cautelari.
  • Le doglianze generiche e non confrontate con la motivazione del giudice di merito sono insufficiente a far progredire il ricorso in cassazione per vizio di motivazione.
  • Chi impugna deve specificare fatti nuovi, preesistenti o sopravvenuti, capaci di modificare in modo apprezzabile il quadro probatorio o di escludere esigenze cautelari (pericolo di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione del reato).
  • Ricorsi manifestamente infondati possono comportare condanne alle spese e l'imposizione di sanzioni pecuniarie (es. somme alla Cassa delle ammende).

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