Cassazione Penale, Sentenza n. 20963/2023 del 17/05/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Bologna che aveva rigettato la domanda di equo indennizzo per ingiusta detenzione relativa a un'ordinanza cautelare emessa per partecipazione ad associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti; la ricorrente, poi assolta con sentenza irrevocabile per insufficienza di prove, deduceva violazioni di legge (artt. 314 e 315 c.p.p.) e vizio congiunto di motivazione in quanto la Corte territoriale avrebbe ritenuto accertata la "colpa grave" ostativa all'indennizzo nonostante il giudice penale avesse escluso tale responsabilità fondando l'assoluzione sull'insufficienza probatoria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la metodologia del giudice della riparazione che, con valutazione ex ante e autonoma rispetto al giudizio penale, ha verificato se la condotta della richiedente (anche secondo i fatti emersi o non esclusi dal giudice penale) fosse idonea a costituire causa o concorso alla falsa apparenza di configurabilità del reato. La Corte d'appello aveva motivatamente ritenuto la condotta della ricorrente gravemente colposa e sinergica con l'intervento dell'autorità in considerazione di elementi quali intercettazioni, rapporti con soggetti della famiglia Zeneli operante nel narcotraffico e le negazioni della ricorrente. Il ricorso è stato altresì ritenuto inammissibile perché non ha contestato in modo specifico e puntuale la motivazione dell'ordinanza impugnata, limitandosi a riprodurre argomentazioni generiche. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al pagamento di euro tremila a favore della cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.); non è stata invece disposta la rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente, per genericità della sua memoria difensiva.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Disciplina il diritto all'equa riparazione per ingiusta detenzione e la condizione ostativa rappresentata dal dolo o dalla colpa grave; la Corte interpreta la "colpa grave" come idonea ad essere integrata anche da condotte che non necessariamente costituiscono reato, purché, in una valutazione ex ante, abbiano causato o concorso a creare la falsa apparenza della configurabilità di un illecito penale.
art. 315 cod. proc. pen.
Norme procedurali correlate alla riparazione per ingiusta detenzione: richiamata nella prospettazione delle violazioni dedotte, nel quadro del procedimento di riparazione che richiede valutazioni autonome rispetto al processo penale.
art. 616 cod. proc. pen.
Consente la condanna alla cassa delle ammende in caso di inammissibilità dell'impugnazione per mancanza di doverosa critica argomentata; applicata per sanzionare la ricorrente ritenuta responsabile dei profili di colpa nella proposizione del ricorso.
art. 73 D.P.R. n. 309/1990
Norma sostanziale sui reati in materia di stupefacenti richiamata nella ricostruzione fattuale (contestazioni originarie). La Corte territoriale ha richiamato fatti ritenuti indicativi di condotte riconducibili al gruppo Zeneli attivo in tale ambito.
artt. 581 e 591 cod. proc. pen.
Richiamati in relazione ai requisiti formali e sostanziali del motivo di impugnazione: il ricorso deve contenere una critica argomentata e il puntuale confronto con le ragioni di fatto e di diritto addotte dal provvedimento impugnato, pena l'inammissibilità.
Massime di principio
- Nel procedimento di riparazione per ingiusta detenzione il giudice compie una valutazione ex ante e autonoma rispetto al processo penale: non valuta se sussiste il reato, ma se la condotta del richiedente ha creato la falsa apparenza di responsabilità che ha indotto l'autorità a disporre o mantenere la misura cautelare.
- La "colpa grave" ostativa all'indennizzo può emergere da condotte che non costituiscono necessariamente reato (comportamenti extraprocedimentali, "frequentazioni ambigue", dichiarazioni ritenute mendaci o reticenti), purché sia motivata la loro attitudine a generare una apparenza di coinvolgimento criminoso e il nesso causale con l'adozione della misura.
- Per escludere l'indennizzo servono valutazioni che evidenzino negligenza macroscopica o dolo,o comportamenti che in sinergia con l'azione dell'autorità hanno determinato la misura cautelare; tali valutazioni di fatto, se adeguatamente motivate, sono insindacabili in Cassazione.
- In Cassazione il motivo di ricorso deve confrontarsi specificamente e puntualmente con la motivazione del provvedimento impugnato: la mera riproduzione di argomentazioni o lamentele generiche conduce all'inammissibilità del ricorso.
- L'inammissibilità per carenza di critica argomentata può comportare condanna alle spese processuali e all'ammenda (art. 616 c.p.p.); la parte resistente può non ottenere rifusione delle proprie spese in sede di legittimità se la sua memoria è generica e non contribuisce alla dialettica processuale.
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