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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50737/2023 del 19/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto l'applicazione di una misura alternativa alla detenzione (tra cui l'affidamento in prova) per scontare la pena residua di anni 2, mesi 11 e giorni 17 per i reati di detenzione di arma clandestina e ricettazione. Il Tribunale di sorveglianza ha rifiutato la richiesta motivando sulla gravità e recentità dei reati (in particolare rapine aggravate in concorso commesse "in trasferta", tentato furto aggravato, spaccio), sulle pessime informazioni di polizia, sui numerosi precedenti e su tre carichi pendenti per episodi di evasione avvenuti durante gli arresti domiciliari (indicati in atti come 18/3/2022, 13/10/2022, 15/10/2022). Il Tribunale ha inoltre rilevato l'assenza di occupazione lavorativa del ricorrente, ritenendola indicativa del possibile sostentamento attraverso proventi illeciti. La difesa ha impugnato l'ordinanza denunciando vizio di legge e carenza di motivazione, producendo un provvedimento autorizzativo della Corte d'appello e certificazione di ricovero (12-15/10/2022) per contestare alcune evasioni, denunciando altresì la mancata acquisizione della relazione UEPE e la mancanza di una valutazione distinta per ciascuna misura alternativa richiesta. Il Procuratore generale ha chiesto l'inammissibilità del ricorso.

La decisione

La Corte d'appello ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto congrua e logica la valutazione del Tribunale di sorveglianza circa la gravità e la recentità dei reati, i numerosi precedenti, le informazioni di polizia negative e i carichi pendenti per evasione. Ha ritenuto insufficiente la documentazione difensiva rispetto al terzo episodio di evasione e ha ritenuto pertinenti le considerazioni sull'assenza di occupazione in relazione alla possibilità che il ricorrente si finanzi con proventi illeciti; inoltre ha considerato che, pur non avendo il Tribunale motivato separatamente per ogni singola misura alternativa, le ragioni del rigetto erano così radicali da rendere superflua tale differenziazione. Ha pertanto respinto il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Massime di principio

  • Il giudice valuta prevalente la gravità e la recentità dei reati: reati connessi ad armi, rapine aggravate e spaccio rendono difficilissima la concessione di misure alternative.
  • Episodi di evasione commessi durante esecuzione di misure detentive (anche domiciliari) pesano fortemente contro l'accesso alle misure alternative; occorre fornire prova documentale forte per disconoscere tali addebiti.
  • L'assenza di occupazione stabile è un elemento significativo, soprattutto ai fini dell'affidamento in prova: il giudice può ritenere probabile il sostentamento con proventi illeciti.
  • La produzione documentale difensiva deve essere puntuale e circostanziata: certificati medici, provvedimenti autorizzativi, documenti che smentiscano le evasioni e comunicazioni UEPE sono elementi rilevanti da introdurre nel fascicolo e richiedere esplicitamente al giudice.
  • Se il provvedimento impugnato non distingue le ragioni per ciascuna misura alternativa richiesta, ciò costituisce potenziale criticità; tuttavia, se le motivazioni di rigetto sono "radicali" e generali, il giudice d'appello può ritenere sufficiente la motivazione complessiva.
  • Per aumentare le chance di successo in casi analoghi è utile: documentare occupazione o proposte di lavoro, programmi di trattamento/trattamento terapeutico, rassicurazioni su assenza di pericolo sociale (referenze, percorsi riabilitativi), richiedere la produzione della relazione UEPE e chiedere che il giudice motivi distintamente per ciascuna misura alternativa invocata.
  • In sede di impugnazione è necessario dimostrare l'illogicità manifesta o l'incompletezza della motivazione per sperare nell'accoglimento; mere contestazioni generiche sono spesso insufficienti.

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