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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44014/2024 del 02/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di applicazione della disciplina della continuazione tra due sentenze di condanna: 1) sentenza del 17/06/2003 n.1208 della Corte d'appello di Catanzaro per reato ex art. 648 c.p. (ricettazione) commesso il 03/05/1998; 2) sentenza del 17/06/2003 n.1206 della Corte d'appello di Catanzaro per reati di droga ex art.73 DPR 9/10/1990 n.309, commessi il 03/05/1998 e il 18/07/1998. Il ricorrente ha dedotto che la sostanza stupefacente e gli assegni erano stati rinvenuti nella medesima perquisizione e che la sentenza di primo grado aveva ritenuto verosimile l'intento di alienare lo stupefacente a terzi, quindi sussisterebbe una programmazione unitaria dei reati.

La decisione

La Corte suprema ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la mera co-occorrenza dei beni nello stesso luogo (rinvenimento durante la stessa perquisizione) costituisca solo un collegamento investigativo (art.371, comma 2, lett. b), cod. proc. pen.) e non prova una volizione criminale unitaria. Inoltre è stato rilevato che il reato di ricettazione si consuma al momento della ricezione degli assegni e non al momento del rinvenimento: non è stata indicata la data di ricezione né la vicinanza temporale necessaria per dimostrare una comune ideazione. La presunta volontà di alienare i beni in un momento successivo non dimostra che al momento del primo reato fosse già prefigurato il secondo. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 371, comma 2, lett. b), cod. proc. pen.

    La circostanza che beni relativi a reati diversi siano rinvenuti nello stesso luogo è indice di collegamento investigativo, ma non prova di per sé una volizione criminale unitaria né la comune ideazione richiesta per la continuazione.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende a seguito della decisione di inammissibilità.

  • art. 648 c.p. (ricettazione)

    Il reato di ricettazione si considera consumato al momento della ricezione dei beni illeciti; pertanto il giorno del rinvenimento non coincide necessariamente con il momento della commissione del reato.

  • art. 73 DPR 9 ottobre 1990, n. 309 (illecita detenzione/spaccio di stupefacenti)

    Contestato come reato autonomo rispetto alla ricettazione; il semplice ritrovamento congiunto dello stupefacente e di altri beni non dimostra automaticamente una comune progettazione criminale.

Massime di principio

  • La mera convivenza o il rinvenimento congiunto di beni illeciti non è sufficiente a dimostrare la continuazione: è necessaria prova di una unità di volizione o di una comune ideazione al momento della commissione dei reati.
  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione tra ricettazione e altri reati occorre provare la temporalità e la progettualità comuni (es. data di ricezione dei beni, elementi che dimostrino la prefigurazione del secondo reato già al momento del primo).
  • L'intento di alienare o realizzare profitto dai beni rinvenuti in un momento successivo non prova che tale intento fosse già parte della pianificazione al momento del primo fatto criminoso.
  • In sede esecutiva i giudici richiedono elementi concreti (dati temporali, elementi di collegamento teleologico o progettuale) e non si accontentano di collegamenti meramente investigativi o di fatto.
  • Chi propone istanza di continuazione deve documentare non solo il rapporto materiale tra i fatti, ma soprattutto la comune volontà criminosa o la pianificazione unitariamente concepita.

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