Cassazione Penale, Sentenza n. 24486/2023 del 07/06/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'Appello di Napoli del 03/02/2022 che, pur dichiarando prescritti alcuni capi, aveva confermato per Biondillo e Salvatore la responsabilità per reati di usura aggravata e estorsione su più capi. Biondillo deduceva violazione di legge e vizi di motivazione con più censure: inattendibilità della persona offesa rispetto al capo A), inesistenza dell'usura e quindi dell'estorsione, errata applicazione dell'aggravante della presenza di più persone, carenza motivazionale riguardo all'aggravante relativa alla persona offesa Mucciacciaro, vizi sul trattamento sanzionatorio, sulla continuazione e sulla confisca ex art. 240-bis c.p. (beni intestati alla moglie). Salvatore eccepiva che la sua condotta costituiva al più favoreggiamento e presenza non attiva e non concorso nell'usura e nell'estorsione, lamentando travisamento delle prove e mancanza di motivazione sulla qualificazione della sua condotta.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi per manifesta infondatezza ai sensi dell'art. 606 c.p.p., comma 3, ritenendo che le censure proposte consistessero in una richiesta di riesame del materiale probatorio, cioè un fatto precluso al giudice di legittimità. Ha ritenuto congrua e sufficiente la motivazione della Corte d'Appello in ordine all'attendibilità delle persone offese e dei riscontri documentali e investigativi, all'inquadramento giuridico dell'estorsione distinta dall'esercizio arbitrario delle proprie ragioni, alla configurabilità del concorso per la Salvatore per avere partecipato attivamente e con segni di adesione alle minacce, e alla confisca allargata fondata sulla sproporzione e sulla vicinanza temporale degli acquisti rispetto ai reati. Conseguentemente i ricorsi sono respinti e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 606 c.p.p.
Usato per dichiarare l'inammissibilità dei ricorsi; la Corte richiama il principio secondo cui la cassazione non può essere utilizzata per rinnovare la valutazione del materiale probatorio e per chiedere una diversa ricostruzione dei fatti
art. 616 c.p.p.
Norma che consente la condanna alle spese processuali in caso di inammissibilità manifesta; applicata per imporre ai ricorrenti il pagamento delle spese
art. 240-bis c.p.
Riferita alla confisca cd. allargata: la Corte ha confermato che sussiste una presunzione di sproporzione quando i beni sono nella disponibilità dell'imputato e appaiono sproporzionati rispetto al reddito dichiarato o all'attività esercitata; incombe sull'interessato dimostrare la lecita provenienza e la ragionevolezza temporale degli acquisti
art. 644 c.p.
L'aggravante applicata quando la vittima svolge attività d'impresa: la Corte ricorda che non è necessaria una coincidenza formale tra il prestito e l'attività imprenditoriale, basta che l'attività renda la vittima più vulnerabile e che gli imputati ne fossero a conoscenza
art. 629 c.p.
capo relativo all'aggravante più persone riunite
La Corte ha interpretato l'aggravante come integrata dalla simultanea presenza di almeno due persone che esercitano minacce o violenza; è sufficiente che la seconda persona manifesti adesione o consenso rilevabile esternamente
art. 393 c.p.
Richiamata dai ricorrenti come fattispecie alternativa (esercizio delle proprie ragioni); la Corte ha precisato che quando la minaccia interviene per ottenere profitti usurari successivi alla pattuizione, la condotta è configurabile come estorsione, non come mero esercizio delle proprie ragioni
art. 133 c.p.
Norma sulle norme comuni per la determinazione della pena; la Corte ha ritenuto legittima la quantificazione operata dai giudici di merito e non ha ravvisato carenze motivazionali nel richiamo all'articolo
Massime di principio
- La Cassazione non ammette la riesamina dei fatti e delle prove: i motivi che si limitano a chiedere una diversa valutazione probatoria sono inammissibili.
- Le dichiarazioni della persona offesa, se ritenute attendibili dal giudice di merito e corroborate da riscontri documentali o investigativi, possono costituire base solida per la condanna; contestazioni di attendibilità devono essere affrontate nel merito e motivate in grado d'appello, non in Cassazione.
- Quando minacce o violenze si esercitano dopo la stipula di un patto usurario per ottenere interessi pattuiti non pagati, possono concorrere i reati di usura (in itinere) e di estorsione (per la fase delle minacce): non si tratta di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
- La semplice partecipazione alla riscossione di rate o la presenza ripetuta e con segni di adesione alle minacce possono integrare il concorso nell'usura o nell'estorsione; il giudice valuta la partecipazione anche come rafforzamento morale o materiale del proposito criminoso.
- L'aggravante della presenza di più persone richiede la simultaneità della presenza e un contributo esteriore apprezzabile; non è necessario che ciascuno abbia svolto il ruolo causale esclusivo nell'evento.
- In materia di confisca allargata ex art. 240-bis c.p., sussiste una presunzione di origine illecita per beni sproporzionati rispetto a reddito/attività; spetta all'imputato l'onere di provare fonti lecite congrue e una collocazione temporale compatibile con la ragionevolezza.
- Sul trattamento sanzionatorio il giudice di merito ha ampia discrezionalità; il diniego delle attenuanti generiche non richiede l'enumerazione di tutti gli elementi favorevoli, ma una motivazione che faccia riferimento agli elementi ritenuti decisivi.
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