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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24022/2023 del 05/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Domanda di riparazione per ingiusta detenzione per la custodia cautelare in carcere dal 15/06/2018 al 02/07/2018 e successivi arresti domiciliari fino al 21/11/2018 in relazione a un capo di imputazione provvisorio per sfruttamento della prostituzione; la ricorrente era poi stata assolta per insussistenza del fatto con sentenza irrevocabile del 18/12/2019. La Corte d'appello aveva respinto la domanda ritenendo che la ricorrente avesse contribuito con comportamento colposo grave a determinare l'intervento dell'autorità giudiziaria, avendo ricevuto più somme di denaro da prostituite e trasferito tali somme tramite money transfer al soggetto che gestiva il luogo in cui si esercitava la prostituzione, senza chiedere spiegazioni nonostante avesse manifestato preoccupazione per possibili interventi di polizia.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che, ai fini della riparazione per ingiusta detenzione, costituisce causa ostativa l'avere concorso con dolo o colpa grave alla determinazione della misura cautelare. Ha ritenuto corretta la valutazione del giudice di merito secondo cui la ricezione e il trasferimento delle somme, senza verifiche o richieste di chiarimento nonostante la consapevolezza del rischio di indagini, costituiscono comportamento extraprocessuale caratterizzato da colpa grave che ha creato la falsa apparenza di configurabilità del reato e dunque esclude il diritto all'indennizzo. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dall'Amministrazione resistente.

Norme richiamate

  • art.315 cod.proc.pen.

    Individuazione del giudice competente per la domanda di riparazione per ingiusta detenzione; la Corte d'appello era il giudice adito ai sensi di questa norma

  • art.314 cod.proc.pen.

    Normativa richiamata con riferimento alla disciplina della riparazione per ingiusta detenzione; nel contesto la Corte ha applicato i principi relativi all'esclusione dell'indennizzo in presenza di dolo o colpa grave del richiedente

  • art.606, comma 1, lett.b) e lett.e), cod.proc.pen.

    Norme indicate come base dei motivi di cassazione proposti dalla ricorrente (erronea applicazione della legge penale processuale e contraddittorietà/manifesta illogicità della motivazione); la Corte di cassazione ha rigettato i motivi ritenendo la motivazione del giudice del merito adeguata

Massime di principio

  • Il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione è escluso se il richiedente ha concorso, con dolo o colpa grave, a creare la falsa apparenza della sussistenza del reato che ha determinato la misura cautelare
  • La colpa grave può consistere in condotte extraprocessuali quali eclatante negligenza o macroscopica disattenzione (per es. ricevere e trasferire somme senza verificare la causale quando sussistono elementi che avrebbero dovuto insospettire)
  • Il giudice della riparazione adotta una valutazione ex ante autonoma rispetto al giudice penale: non verifica se sussiste reato, ma se i comportamenti dell'interessato hanno concretamente favorito l'adozione della misura cautelare
  • E' necessaria una motivazione specifica sul nesso causale tra il comportamento del ricorrente e l'adozione della misura cautelare; la mancata richiesta di chiarimenti o l'assenza di giustificazioni verosimili per operazioni sospette può essere decisiva
  • Operazioni finanziarie tracciabili o il numero limitato di mittenti non escludono automaticamente la colpa grave: conta il complesso delle circostanze e la prevedibilità del rischio
  • Per aumentare le probabilità di ottenere l'indennizzo, l'interessato deve documentare e comprovare motivazioni lecite per comportamenti apparentemente sospetti (contratti di locazione, comunicazioni scritte, richieste di chiarimento, giustificativi dei pagamenti)
  • Anche se si ottiene un'assoluzione penale per insufficienza di prove o per insussistenza del fatto, il diritto all'indennizzo può comunque essere escluso se emerge una condotta rilevante di colpa grave che ha indotto l'errore dell'autorità

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