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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8511/2022 del 14/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso il rigetto della domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa a un arresto per concorso nel reato previsto dall'art. 73 d.P.R. n. 309/1990; il ricorrente contestava che la Corte della riparazione avesse valorizzato solo gli elementi cautelari (intercettazioni) senza tener conto delle risultanze dibattimentali, deducendo l'assenza di comportamento ostativo o di colpa grave e sostenendo che la mera frequentazione del coimputato (DETTO TRENO) non poteva considerarsi connivenza o causa della detenzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse correttamente confrontato il compendio probatorio cautelare con la base probatoria dibattimentale e che il giudice della cognizione non avesse smentito gli elementi posti a base della misura cautelare, avendo solo escluso la prova di una partecipazione penalmente sussistente. La sentenza sottolinea l'autonomia del giudizio di riparazione rispetto a quello di cognizione: il giudice della riparazione valuta se la condotta del detenuto abbia dato causa alla falsa apparenza di un illecito, anche se tale condotta risultasse penalmente irrilevante. Rigetto del ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 73, d.P.R. n. 309/1990

    art. 73, d.P.R. n. 309/1990

    Norma che individua il reato di riferimento (traffico di stupefacenti) per il procedimento penale da cui deriva l'arresto; citata come titolo cautelare ma non oggetto di specifica interpretazione nella decisione sulla riparazione.

  • art. 606, cod. proc. pen. (lett. b), c) e e))

    lett. b), c) ed e) dell'art. 606 cod. proc. pen.

    Richiamate come motivi dedotti in cassazione (vizi di motivazione e valutazione degli elementi probatori), ma la Corte li ha ritenuti infondati perché il giudice di merito aveva adeguatamente confrontato le prove cautelari e dibattimentali.

  • art. 314, cod. proc. pen.

    Richiamato a confronto: la sentenza distingue la rilevanza di comportamenti 'conniventi' nel giudizio di riparazione rispetto al diverso profilo valutativo previsto dall'art. 314 (risarcimento per ingiusta detenzione in altro contesto), sottolineando che condotte penalmente irrilevanti possono comunque costituire causa ostativa alla riparazione.

  • Giurisprudenza consolidata (Corte di Cassazione)

    ex multis: Sez. U. n. 34559/2002; Sez. 4 n. 9212/2013; Sez. 4 n. 11150/2014

    Principio secondo cui il giudice della riparazione deve valutare autonomamente e compiutamente tutti gli elementi probatori per verificare se il richiedente abbia contribuito con dolo o colpa grave alla sua detenzione, fondando la decisione su fatti concreti e non su mere supposizioni; tale valutazione può divergere da quella del giudice di cognizione.

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione per ingiusta detenzione procede autonomamente rispetto al giudizio di merito: una assoluzione non garantisce automaticamente il diritto alla riparazione.
  • Per negare la riparazione è sufficiente che emergano condotte del detenuto, anche penalmente irrilevanti, che abbiano comunque determinato la falsa apparenza della commissione del reato e quindi la detenzione (nexus causale tra comportamento e detenzione).
  • La mera frequentazione o rapporto di conoscenza con un indiziato non costituisce automaticamente condotta ostativa; occorre valutare se quella condotta abbia prodotto, oggettivamente, l'apparenza di responsabilità penale.
  • Il ricorrente deve essere giudicato anche sulla condotta tenuta prima e dopo la privazione della libertà: la valutazione concerne negligenza macroscopica o comportamenti che abbiano impedito il disvelamento della verità processuale.
  • La motivazione del giudice della riparazione deve essere aderente ai fatti e adeguatamente congrua; se lo è, la Cassazione non la sindaca nel merito.

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