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Sentenza

Sentenza n. 3125/2026 - Roma, Sezione 1T

per l'annullamento del provvedimento di ritiro cautelare delle armi del 16.6.2025 ex art. 39 comma 2 TULPS emesso dalla P.S. - X distretto “-OMISSIS-”

Giustizia amministrativa202508640

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. I terSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: verbale di ritiro cautelare del porto d’armi e delle armi detenute, adottato ai sensi dell’art. 39, comma 2, TULPS

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (guardia particolare giurata)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento di ritiro cautelare del porto d’armi per guardia particolare giurata, di una pistola, di una rivoltella, delle relative munizioni e di due caricatori. Il ritiro era seguito a un alterco con il fidanzato della figlia del ricorrente, nel corso del quale quest’ultimo era stato visto da personale di pubblica sicurezza mentre colpiva con un calcio l’altra persona, che si trovava a terra e aveva successivamente sporto denuncia. Sono stati dedotti la violazione degli artt. 3, comma 1, l. 241/1990, 39, commi 1 e 2, e 43 TULPS, il difetto e l’insufficienza della motivazione, nonché l’assenza dei presupposti dell’urgenza e del pericolo di abuso delle armi. Il ricorrente ha sostenuto che il verbale non esplicitava le ragioni concrete del ritiro né considerava il contesto dell’episodio, allegando di avere agito per difendere la figlia minorenne da una persona che in precedenza avrebbe danneggiato la serratura dell’abitazione e inviato messaggi minacciosi. Ha inoltre rappresentato di essersi limitato a difendersi nell’episodio contestato e ha indicato persone informate sui fatti e documentazione sanitaria a sostegno della propria ricostruzione. Nel corso del giudizio il TAR ha disposto integrazioni istruttorie e, in sede cautelare, ha accolto la domanda cautelare.

La decisione

Il ricorso è stato accolto. Il TAR ha rilevato che, pur essendo ampia la discrezionalità dell’amministrazione nella valutazione dell’affidabilità del titolare di porto d’armi e delle garanzie di buona condotta nella detenzione e nell’uso delle armi, il provvedimento deve essere adeguatamente motivato, soprattutto quando incide anche sull’attività lavorativa dell’interessato. La motivazione deve illustrare gli elementi concreti riferiti alla personalità complessiva del soggetto, alla sua storia pregressa e alle prevedibili evoluzioni della sua condotta, dai quali desumere il pericolo di abuso delle armi. Nel caso esaminato, il verbale conteneva soltanto un generico riferimento ai fatti, senza precisazioni sufficienti sulle ragioni del ritiro e sull’urgenza. Il TAR ha inoltre osservato che il ritiro effettuato dagli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza ai sensi dell’art. 39 TULPS ha natura provvisoria ed è consentito per ragioni di urgenza, in attesa della decisione del prefetto; tuttavia, dopo il ritiro non risultava adottato alcun successivo provvedimento prefettizio, nonostante l’istruttoria disposta sul punto. Il provvedimento è stato quindi annullato per difetto di motivazione, restando salva la possibilità di future valutazioni dell’amministrazione, che dovrà tenere conto anche degli elementi fattuali dedotti dal ricorrente. Le spese di lite sono state integralmente compensate, con restituzione del contributo unificato a carico delle amministrazioni resistenti.

Norme richiamate

  • art. 3, comma 1, l. 241/1990

    La motivazione del provvedimento deve esplicitare gli elementi concreti posti a fondamento del ritiro cautelare e le ragioni dell’esercizio del potere.

  • art. 39, commi 1 e 2, TULPS

    Il ritiro delle armi da parte degli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza è una misura provvisoria, consentita per ragioni di urgenza e destinata a precedere la decisione del prefetto sulla vicenda.

  • art. 43 TULPS

    La disciplina del porto e della detenzione delle armi richiede una valutazione dell’affidabilità e della buona condotta dell’interessato, da esplicitare adeguatamente nel provvedimento.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale base per l’oscuramento delle generalità e dei dati identificativi delle persone menzionate nella sentenza.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, insieme alla disciplina nazionale sulla privacy, quale fondamento dell’oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • Il ritiro cautelare delle armi ai sensi dell’art. 39 TULPS è una misura provvisoria, giustificata da ragioni di urgenza, che conserva efficacia soltanto in attesa della decisione del prefetto competente.
  • Anche nell’esercizio dell’ampia discrezionalità riconosciuta in materia di armi e porto d’armi, l’amministrazione deve motivare in modo concreto e adeguato le ragioni per cui ritiene compromesse le garanzie di buona condotta e ravvisa un pericolo di abuso delle armi.
  • Quando il provvedimento incide sull’attività lavorativa del titolare di un porto d’armi per guardia particolare giurata, la motivazione deve dare conto, in relazione alla vicenda concreta, della personalità complessiva dell’interessato, della sua storia pregressa e delle presumibili evoluzioni della sua condotta.
  • Un verbale di ritiro cautelare non è adeguatamente motivato se contiene soltanto un generico riferimento a un episodio conflittuale, senza precisare gli elementi dai quali deriverebbero l’urgenza, il pericolo di abuso e l’inaffidabilità dell’interessato.
  • L’assenza del successivo provvedimento prefettizio, destinato a seguire il ritiro provvisorio disposto dagli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza, conferma l’incompletezza della sequenza amministrativa prevista dall’art. 39 TULPS e non consente di mantenere indefinitamente gli effetti del ritiro cautelare.

Come è indicizzato

MateriePericolosità sociale e valutazioni di sicurezzaInvalidità del provvedimento
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcedimento amministrativo
IstitutiDifetto di motivazioneDiscrezionalità amministrativa e tecnicaEfficacia ed esecutorietà

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