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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22959/2023 del 25/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione dell'ordinanza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere del 09/09/2022 che aveva annullato il sequestro preventivo diretto e per equivalente disposto dal GIP nei confronti di Ferraiuolo, indagato per il reato di cui all'art. 640-bis c.p. (percepimento indebito di integrazioni retributive/assegno ASU) in relazione a presunte false attestazioni delle presenze e a omissioni/collusioni di funzionari comunali. Il Procuratore deduceva che il Tribunale aveva errato nella qualificazione del fatto, aveva dato una motivazione illogica e contraddittoria e aveva omesso di valutare elementi indiziari decisivi (cancellazione massiva di dati, chat, cartellini di presenza recuperati, comportamento omissivo dei beneficiari), sostenendo l'esistenza di un sistema truffaldino nell'amministrazione comunale.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha richiamato il principio per cui il ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari reali è consentito solo per violazione di legge (art. 325 c.p.p.) e la giurisprudenza delle Sezioni Unite sui vizi di motivazione che giustificano l'accesso alla Cassazione. Nel caso concreto la Corte ha ritenuto che l'ordinanza del Tribunale conteneva una valutazione argomentata e non affetta da totale arbitrarietà o da mancanza dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza; pertanto il ricorrente non ha dimostrato la violazione di legge richiesta per ammettere il ricorso. Le censure del Pubblico Ministero sono state ritenute manifestamente infondate e il provvedimento impugnato è stato confermato nei suoi effetti (annullamento del sequestro).

Norme richiamate

  • art. 640-bis cod. pen.

    La contestazione sostanziale era inquadrata come truffa aggravata ai danni dell'INPS per percezione indebita di somme a titolo di integrazione oraria/ASU; la Corte non ha deciso sul merito della qualificazione del reato, ma si è pronunciata sull'ammissibilità del ricorso per cassazione.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Stabilisce che il ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari reali è consentito solo per violazione di legge; la Corte ha applicato questo principio per escludere l'ammissibilità del ricorso che sollevava soprattutto questioni di fatto e di valutazione delle prove.

  • Sez. U. n. 25932 del 29/05/2008 (giurisprudenza)

    Richiamata per chiarire che la violazione di legge comprenda anche errors in iudicando e vizi motivazionali tanto gravi da rendere la motivazione del provvedimento priva dei requisiti minimi richiesti; parametro usato per valutare l'ammissibilità.

  • Sez. 6, Sentenza n. 6589 del 10/01/2013 (giurisprudenza)

    Richiamata per il principio secondo cui il ricorso per cassazione è ammissibile quando la motivazione del provvedimento impugnato sia del tutto assente o meramente apparente; nel caso in esame la motivazione è stata ritenuta sufficiente.

Massime di principio

  • In materia di provvedimenti cautelari reali (sequestro preventivo) il ricorso per cassazione è ammesso essenzialmente per violazione di legge: non è lo strumento ordinario per riesaminare il sistema indiziario o la valutazione probatoria del giudice del riesame.
  • Per ottenere l'ammissione del ricorso per cassazione è necessario dimostrare che la motivazione del provvedimento impugnato sia del tutto assente, meramente apparente o affetta da vizi così gravi da privarla dei minimi requisiti di coerenza, completezza e ragionevolezza; mere discrepanze valutative o interpretazioni alternative non sono sufficienti.
  • Le censure che si limitano a sostenere una diversa interpretazione degli elementi di fatto (es. che esista un sistema truffaldino) devono essere accompagnate da argomentazioni che evidenzino specifiche violazioni di norme o palesi incongruenze logiche nella motivazione del giudice per poter superare il filtro di ammissibilità.
  • Se il ricorso si fonda su omissioni della valutazione di prove, occorre indicare quali elementi probatori il giudice abbia effettivamente ignorato e dimostrare che la loro esclusione abbia reso incomprensibile o contraddittoria la decisione.
  • Per la difesa (o per il PM, se impugna l'annullamento) è strategico concentrare le doglianze su errori giuridici concreti o su lacune formali nella motivazione, piuttosto che su una rivalutazione generale della prova che compete al giudice di merito.
  • Nel formulare ricorsi è utile richiamare in modo puntuale la giurisprudenza delle Sezioni Unite e i criteri di ammissibilità (motivazione minima, collegamento logico con le risultanze) per mostrare che il caso supera o meno la soglia per l'accesso alla Cassazione.

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