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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20250/2023 del 12/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di secondo grado che aveva confermato la responsabilità penale di Massimiliano Longo per atti persecutori (stalking) e altri reati connessi. Il ricorrente, tramite difensore, contestava la valutazione delle prove da parte della Corte territoriale, sostenendo che non è stato visto commettere le condotte contestate: vari episodi di danneggiamento di veicoli delle persone offese, la sottrazione della corrispondenza a Persia, l'imbrattamento della cantina e di due autovetture con escrementi e sostanza oleosa, e deducendo in particolare l'insussistenza del dolo specifico nel furto dello stemma dell'Alfa Romeo.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di cassazione ha ritenuto che i motivi reiterino doglianze generiche e di merito già valutate, impugnando la valutazione probatoria dei giudici di merito senza indicare in maniera specifica i dati probatori fraintesi. La motivazione della Corte territoriale è stata ritenuta ampia e logica, in particolare riguardo alla prova del reato di atti persecutori (dimostrata dal cambiamento delle abitudini e dallo stato d'ansia delle persone offese) e riguardo all'elemento soggettivo del furto (il fine di profitto non è incompatibile con motivazioni di dispetto o ritorsione). Per l'inammissibilità del ricorso, e non riscontrandosi assenza di colpa nella sua determinazione, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende e alla rifusione delle spese delle parti civili Persia Dario e Sannito Daniela, liquidate in complessivi euro 3.900,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • Corte costituzionale, sentenza n. 186/2000

    Richiamata in relazione al principio secondo cui, in mancanza di assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità del ricorso, può essere disposta la condanna alle spese e l'applicazione di una sanzione pecuniaria. Viene usata per giustificare l'imposizione della sanzione alla parte ricorrente.

Massime di principio

  • La Corte di legittimità non è sede per una rivalutazione globale e libera della prova: i motivi che si limitano a contestare la valutazione probatoria fatta dai giudici di merito, senza indicare precisamente quali elementi siano stati travisati, sono inammissibili.
  • Per la configurabilità del reato di atti persecutori è decisivo l'accertamento dell'evento consistente nel mutamento delle abitudini e nello stato d'ansia delle persone offese; la prova può emergere anche da elementi indiretti e comportamentali.
  • Il dolo specifico del furto (fine di profitto) non esclude che la sottrazione sia anche mossa da motivazioni di dispetto, ritorsione o vendetta; quindi l'esistenza di tale fine può essere ritenuta in presenza di indici compatibili con la sottrazione volontaria del bene.
  • Le doglianze generiche e apodittiche, prive di puntuale indicazione dei profili probatori viziati, raramente superano il filtro di ammissibilità in Cassazione.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile e non è ravvisabile la colpa nella sua proposizione, il ricorrente può essere condannato a sanzioni pecuniarie e al rimborso delle spese, anche in favore delle parti civili costituite.

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