Corte di giustizia, Sentenza C-469/18
Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 24 ottobre 2019. — IN e JM contro Belgische Staat. — Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Hof van Cassatie (Belgio). — Rinvio pregiudiziale – Fiscalità – Imposta sul reddito delle persone fisiche – Irricevibilità della domanda di pronuncia pregiudiziale. — Cause riunite C-469/18 e C-470/18
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha dichiarato irricevibili due rinvii pregiudiziali del giudice di cassazione belga relativi all’uso, in materia di imposta sul reddito delle persone fisiche, di prove ottenute in violazione del diritto al rispetto della vita privata. La Corte ha rilevato che i procedimenti principali non rientrano nell’ambito di applicazione del diritto dell’Unione e che non emergeva un rinvio del diritto nazionale a norme UE idoneo a giustificare l’interpretazione dell’articolo 47 della Carta. Il richiamo alla giurisprudenza in materia di IVA, in particolare WebMindLicenses, non è stato sufficiente a rendere ricevibile la domanda.
Irricevibilità del rinvio pregiudiziale in materia fiscale per mancanza di collegamento sufficiente con il diritto dell’Unione, nonostante il richiamo all’articolo 47 della Carta.
La questione giuridica
Se l’articolo 47 della Carta osti, in procedimenti relativi all’IVA, all’utilizzo di prove ottenute in violazione dell’articolo 7 della Carta, oppure consenta una disciplina nazionale che affidi al giudice una valutazione caso per caso sull’utilizzabilità di tali prove; in via preliminare, se la domanda sia ricevibile nonostante i procedimenti principali riguardino l’imposta sul reddito delle persone fisiche, materia estranea all’ambito di applicazione del diritto dell’Unione.
Principio di diritto
La Corte dichiara irricevibile una domanda di pronuncia pregiudiziale quando la controversia principale non rientra nell’ambito di applicazione del diritto dell’Unione e il giudice del rinvio non indica un collegamento diretto e incondizionato tra la disciplina nazionale applicabile e disposizioni del diritto dell’Unione tali da imporne l’interpretazione; il fatto che la questione sia formulata con riferimento all’articolo 47 della Carta e che il giudice nazionale intenda trarre argomenti per un’analogia con l’IVA non basta a fondare la ricevibilità.
Norme richiamate
- Articolo 267 TFUE
- Articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
- Articolo 7 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
- Articolo 51, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
- Articolo 94 del regolamento di procedura della Corte
- Articolo 20 del trattato sull’estradizione e l’assistenza giudiziaria in materia penale tra il Regno del Belgio, il Granducato di Lussemburgo e il Regno dei Paesi Bassi
- Articolo 8 CEDU
- Articolo 6, paragrafo 1, CEDU
- Articolo 13 CEDU
Irricevibilità del rinvio pregiudiziale in materia fiscale e Carta dei diritti fondamentali
La pronuncia riguarda due rinvii pregiudiziali proposti dallo Hof van Cassatie (Corte di cassazione belga) nell’ambito di controversie fiscali tra due contribuenti e lo Stato belga. Le domande erano formalmente centrate sull’articolo 47 della Carta, ma i procedimenti principali concernevano la rettifica di dichiarazioni relative all’imposta sul reddito delle persone fisiche.
Fatti e procedimento principale
I ricorrenti erano amministratori delegati di società operanti nel commercio di computer e componenti. Le imprese erano state oggetto di un’indagine penale avviata a seguito di una denuncia dell’amministrazione fiscale belga in relazione a frodi carosello in materia di IVA.
Nel corso di una rogatoria eseguita in Lussemburgo, furono presentati documenti bancari relativi ai ricorrenti. Secondo il giudice del rinvio, la consegna avvenne senza il previo accordo della sezione del tribunale competente previsto dall’articolo 20 del trattato tra Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi sull’estradizione e l’assistenza giudiziaria in materia penale.
Sulla base di tali elementi, l’amministrazione fiscale belga emise avvisi di rettifica dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per gli esercizi 1997 e 1998. I ricorrenti contestarono l’utilizzabilità delle prove bancarie, sostenendo che fossero state ottenute illegittimamente e che il loro uso violasse il diritto al rispetto della vita privata.
Questione pregiudiziale
Il giudice del rinvio chiese se, in procedimenti relativi all’IVA, l’articolo 47 della Carta debba essere interpretato nel senso che:
- vieta in ogni caso l’uso di prove ottenute in violazione dell’articolo 7 della Carta; oppure
- consente una disciplina nazionale che imponga al giudice una valutazione della possibilità di utilizzare tali prove, sulla base di criteri quali la gravità dell’irregolarità, il suo carattere doloso, l’incidenza sulla libertà violata e il rispetto del diritto a un processo equo.
Il giudice precisava che, pur trattandosi nel caso concreto di imposta sul reddito, la risposta era necessaria per valutare una pretesa disparità di trattamento rispetto ai contribuenti IVA, richiamando anche la sentenza WebMindLicenses.
Ragionamento della Corte sulla ricevibilità
La Corte ha anzitutto osservato che le controversie principali riguardavano l’imposta sul reddito delle persone fisiche e, come tali, non rientravano nell’ambito di applicazione del diritto dell’Unione. Il solo fatto che le prove fossero state ottenute nell’ambito di un’indagine penale collegata a frodi IVA non bastava a trasformare l’utilizzo di tali prove ai fini dell’imposta sul reddito in un’attuazione del diritto dell’Unione ai sensi dell’articolo 51, paragrafo 1, della Carta.
La Corte ha ricordato che una questione pregiudiziale può essere ricevibile in una situazione interna solo se il diritto nazionale ha reso applicabili, in modo diretto e incondizionato, disposizioni o nozioni del diritto dell’Unione, così da assicurare un trattamento identico tra situazioni interne e situazioni rientranti nel diritto UE. In tal caso, il giudice del rinvio deve indicare chiaramente il collegamento richiesto dall’articolo 94 del regolamento di procedura.
Nel caso di specie, la Corte ha rilevato che non risultava alcun rinvio del diritto belga a disposizioni dell’Unione quanto alle modalità di prova in materia fiscale. Inoltre, la materia dell’assunzione delle prove nelle frodi IVA non è disciplinata dal diritto dell’Unione in modo esaustivo, poiché spetta agli Stati membri regolare tali modalità nel rispetto dei principi di effettività e dei diritti garantiti dal diritto UE. Per questa ragione, il collegamento prospettato dal giudice nazionale è stato ritenuto insufficiente.
Richiami giurisprudenziali e limiti del rinvio
La Corte ha richiamato la propria giurisprudenza in materia di ricevibilità dei rinvii in situazioni non rientranti nell’ambito del diritto UE, inclusi i precedenti Nolan, Ullens de Schooten, C e A, nonché Dzodzi e Leur-Bloem. Ha inoltre menzionato Julián Hernández per affermare che analogie o effetti indiretti tra discipline nazionali non sono sufficienti, da soli, a fondare l’applicabilità della Carta.
La Corte ha altresì ricordato che, in materia di IVA, la giurisprudenza WebMindLicenses e Dzivev riguarda il rispetto del diritto dell’Unione nelle modalità di prova, ma non consente di estendere automaticamente tali soluzioni a controversie puramente interne sulla tassazione del reddito.
Decisione
La Corte ha concluso che le domande di pronuncia pregiudiziale erano irricevibili.
Principio desumibile dalla pronuncia
La Carta non può essere invocata per ottenere l’interpretazione della Corte in una controversia puramente interna se manca un collegamento diretto, chiaro e incondizionato con una norma dell’Unione resa applicabile dal diritto nazionale. Un rinvio fondato solo sull’esigenza di evitare differenze di trattamento tra imposta sul reddito e IVA non basta a rendere ricevibile la domanda.
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