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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21082/2022 del 31/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso; ha ritenuto applicabile l'art. 585, comma 3, c.p.p. combinato con gli artt. 460 e 461 c.p.p., e ha dichiarato tempestiva l'opposizione presentata dal difensore in data 21/06/2021. Di conseguenza ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Pordenone per il proseguimento del procedimento.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile l'opposizione a decreto penale di condanna per la violazione dell'art. 187 cod. strada (fatto del 19/07/2020). Il G.i.p. aveva ritenuto l'opposizione tardiva: il difensore aveva depositato opposizione in data 21/06/2021 mentre, secondo il G.i.p., il termine di quindici giorni di cui all'art. 461 c.p.p. doveva essere calcolato rispetto alla notifica all'imputato (perfezionatasi il 22/06/2021), per cui l'opposizione sarebbe stata fuori termine. Il ricorrente ha dedotto invece che, applicando l'art. 585, comma 3, c.p.p., quando la decorrenza è diversa per imputato e difensore deve valere il termine che scade per ultimo, e dunque l'opposizione era tempestiva.

Norme richiamate

  • art. 461 c.p.p.

    termine di quindici giorni di cui all'art. 461, comma 1, c.p.p.

    Stabilisce il termine ordinario di 15 giorni per proporre opposizione al decreto penale; nel caso è stato richiamato dal G.i.p. per valutare la tempestività dell'impugnazione

  • art. 585 c.p.p., comma 3

    «quando la decorrenza è diversa per l'imputato e per il suo difensore, opera per entrambi il termine che scade per ultimo»

    La Corte ha applicato questa norma per ritenere che, se il momento di conoscenza dell'atto è diverso per imputato e difensore, occorre adottare il termine più favorevole (quello che scade per ultimo) per entrambi, rendendo tempestiva l'opposizione del difensore

  • art. 460 c.p.p.

    Richiamato insieme all'art. 461 per sostenere che l'opposizione al decreto penale è forma di impugnazione soggetta alle regole generali delle impugnazioni, e quindi all'art. 585, comma 3

  • art. 187 c.d.s.

    Norma sostanziale del codice della strada relativa alla fattispecie contestata (oggetto del decreto penale di condanna)

  • Decreto del Primo Presidente n. 84 dell'8 giugno 2016

    Consente motivazione semplificata della sentenza quando ricorrono le condizioni previste; la Corte ha fatto ricorso a motivazione semplificata richiamando tale decreto

Massime di principio

  • L'opposizione a decreto penale di condanna è una impugnazione e segue, in quanto compatibili, le regole generali sulle impugnazioni, compreso l'art. 585 c.p.p.
  • Se il termine per proporre l'impugnazione decorre in momenti diversi per l'imputato e per il difensore, si applica il termine che scade per ultimo anche per l'altro soggetto (art. 585, comma 3 c.p.p.); ciò può rendere tempestiva un'opposizione depositata dal difensore prima che il termine inizi a decorrere per l'imputato.
  • Nella valutazione della tempestività occorre determinare con precisione il momento della "effettiva conoscenza" o della notifica per ciascuno (imputato e difensore): documenti di notifica, ricevute postali e timestamp PEC sono decisivi.
  • La declaratoria di inammissibilità basata su un calcolo errato del termine può essere annullata in Cassazione quando la giurisprudenza consolidata (richiamata nella sentenza) indica diversa interpretazione.
  • In casi simili è prudente che il difensore depositi l'impugnazione non solo entro il termine che ritiene applicabile, ma segni e conservi prova temporale certa del deposito (PEC, ricevuta, ecc.) e chiede l'annullamento dell'ordinanza se il giudice di merito ne disconosce la tempestività per ragioni formali.
  • Questa linea interpretativa è consolidata da precedenti di legittimità: verificare la giurisprudenza applicabile (es. pronunce citate nella motivazione) per sostenere la tempestività dell'impugnazione.

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