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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42623/2022 del 10/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Richiesta di liquidazione dell'equa riparazione ai sensi dell'art. 314 c.p.p. per ingiusta detenzione patita dal 16/02/2010 a luglio 2016 (2346 giorni) a seguito dell'ordinanza del GIP del Tribunale di Potenza del 12/02/2010 per i reati, tra gli altri, di associazione di tipo mafioso; l'imputato fu poi assolto in appello con la formula 'perche il fatto non sussiste'. La Corte d'appello ha rigettato la domanda ritenendo l'esistenza di condotte dolose o di colpa grave del ricorrente che avrebbero avuto incidenza sulla misura cautelare. Il ricorso per cassazione deduceva errata applicazione dell'art. 314 c.p.p., vizio di motivazione e mancata valutazione se gli elementi ritenuti ostativi fossero stati esclusi o neutralizzati nel giudizio di merito, nonche omissione di verifica del nesso causale specifico tra le condotte e le ragioni indicate nell'ordinanza cautelare; inoltre si eccepiva che, al piu, poteva ricorrere colpa lieve, non ostativa al risarcimento.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Salerno per nuovo giudizio. La Cassazione ha richiamato i principi secondo i quali il giudice della riparazione deve valutare il comportamento dell'interessato alla luce del quadro indiziario su cui si e fondato il titolo cautelare, verificando se gli elementi indiziari siano stati poi esclusi o neutralizzati nel giudizio di assoluzione; ha ribadito che occorre accertare la sussistenza di un'efficacia causale della condotta dell'imputato rispetto alle ragioni esposte nell'ordinanza che ha disposto la misura. In mancanza di tale raffronto e di verifica sul carattere escluso o meno degli elementi, il rigetto non puo reggere, per cui l'ordinanza e stata cassata e rinviata.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'equa riparazione per ingiusta detenzione; la Corte interpreta che il giudice della riparazione deve accertare se il detenuto abbia dato causa alla misura per dolo o colpa grave valutando il comportamento alla luce del quadro indiziario che ha giustificato il titolo cautelare e verificando se tali elementi siano stati esclusi o neutralizzati nel giudizio di assoluzione.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Richiamato come riferimento alle condizioni di applicabilita della misura cautelare; la loro inesistenza ab origine puo dare luogo alla riparazione.

  • art. 280 cod. proc. pen.

    Richiamato unitamente all'art. 273 come presupposto di legittimita della misura cautelare che, se inesistente ab origine, integra il diritto alla riparazione.

  • art. 627 cod. proc. pen.

    Norma menzionata nel ricorso difensivo ma non decisiva nella motivazione della Corte di cassazione; segnalata come oggetto di censura difensiva per errata applicazione, senza che la Corte si sia basata su di essa per la decisione.

  • Giurisprudenza - Sez. U, n. 32383 del 27/05/2010 (D'Ambrosio)

    Principio secondo cui l'aver concorso a dare causa alla misura per dolo o colpa grave non opera quando l'accertamento dell'insussistenza delle condizioni di applicabilita della misura si fondi sui medesimi precisi elementi che erano a disposizione del giudice che ha adottato la cautela.

  • Giurisprudenza - Sez. 4, n. 13559 del 02/12/2011 (Borselli)

    Sottolinea che quando l'accertamento dell'insussistenza ab origine si basa sugli stessi elementi dell'ordine cautelare, e impossibile attribuire al soggetto una responsabilita causale nella determinazione della misura.

  • Giurisprudenza - Sez. 4, n. 41396 del 15/09/2016 (Piccolo)

    Afferma limiti di utilizzabilita di taluni atti e dichiarazioni nella fase di merito e conferma che il giudice della riparazione deve tenere conto di quali elementi siano stati poi ritenuti inutilizzabili o neutralizzati.

  • Giurisprudenza - Sez. 3, n. 36336 del 19/06/2019 (Wakel)

    Principio che impone un specifico raffronto tra la condotta dell'indagato e le ragioni indicate nella motivazione dell'ordinanza cautelare per verificare l'efficacia causale del dolo o della colpa grave rispetto all'emissione della misura.

Massime di principio

  • Se l'assoluzione e fondata sugli stessi elementi su cui si e basata la misura cautelare, il giudice della riparazione non puo ritenere che il detenuto abbia dato causa alla custodia per dolo o colpa grave salvo che emergano elementi diversi e specifici.
  • Il giudice che decide sull'equa riparazione deve verificare caso per caso il nesso di causalita tra le condotte contestate e le ragioni espresse nell'ordinanza cautelare; non e sufficiente elencare condotte senza collegarle puntualmente alle motivazioni della misura.
  • Gli elementi che, nel giudizio di assoluzione, sono stati esclusi, neutralizzati o dichiarati inutilizzabili non possono essere poi usati come base per negare l'indennizzo.
  • La mera partecipazione a episodi contestati o dichiarazioni accusatorie provenienti da terzi non basta a escludere l'equo indennizzo se non e dimostrata la loro efficacia causale sulla decisione del giudice cautelare.
  • Se al piu sussiste una colpa lieve, questa non ostacola il riconoscimento dell'equa riparazione; occorre una colpa grave o un dolo con efficacia causale rispetto all'emissione della misura.
  • La presenza di condanne definitive o di periodi di carcerazione gia scontati deve comunque essere valutata e, se rilevante, comunicata e considerata dal giudice nella decisione sull'indennizzo (verifica del certificato penale aggiornato).
  • In situazioni analoghe e opportuno che la parte richiedente ed il giudice indichino e verificino espressamente quali elementi sono stati poi esclusi o mantenuti dal giudice di merito e procedano al raffronto con le ragioni dell'ordinanza cautelare.

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