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Sentenza

Sentenza n. 1485/2026 - Milano, Sezione 3

per l'annullamento del provvedimento prot. n. -OMISSIS-, notificato in data 1.12.2025, avente ad oggetto la revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo n. I13546287, rilasciato in data 23.7.2018, e di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale.

Giustizia amministrativa202600821

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo per valutazione di pericolosità sociale connessa a una condanna per violenza sessuale di gruppo ai danni di una minore

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo, deducendo, in primo luogo, la violazione dell’art. 9, comma 4, del d.lgs. n. 286/1998, sostenendo che la Questura si sarebbe limitata a richiamare la sentenza penale di condanna senza svolgere un’autonoma valutazione. In secondo luogo, ha evidenziato di avere interamente espiato la pena in regime di detenzione domiciliare, prospettando l’irrilevanza attuale del precedente penale. In terzo luogo, ha lamentato l’insufficienza dell’istruttoria e della motivazione, per omessa approfondita considerazione della durata del soggiorno in Italia e della situazione socio-lavorativa e familiare. Il provvedimento amministrativo richiamava una condanna alla pena di cinque anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale di gruppo ai danni di una minore, oltre a una provvisionale immediatamente esecutiva, e qualificava i fatti come di notevole gravità, evidenziando l’abuso sessuale commesso in concorso, l’uso di sostanze narcotiche e l’approfittamento della condizione di inferiorità fisica e psichica della vittima. La Questura aveva inoltre espresso un giudizio concreto di pericolosità sociale e ritenuto non idonea a controbilanciarlo la presenza di familiari sul territorio nazionale.

La decisione

Il TAR ha definito il giudizio con sentenza in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 c.p.a., dopo avere sentito le parti. Il ricorso è stato respinto. Quanto al primo motivo, il Collegio ha ritenuto che l’Amministrazione non si sia limitata al richiamo della sentenza penale, ma abbia autonomamente valutato la gravità concreta dei fatti e formulato un giudizio complessivo di pericolosità sociale; pertanto non ha ravvisato la violazione dell’art. 9, comma 4, del d.lgs. n. 286/1998. Il secondo motivo è stato respinto perché l’espiazione della pena, anche in regime di detenzione domiciliare, produce effetti circoscritti alla sfera penale e non impedisce all’Amministrazione di svolgere la propria autonoma valutazione amministrativa di pericolosità nell’esercizio della discrezionalità attribuitale. Anche il terzo motivo è stato respinto: il giudice ha ritenuto sufficiente la valutazione amministrativa e ha richiamato l’orientamento secondo cui l’assenza di uno stato di indigenza può aggravare la valutazione negativa della propensione a delinquere, costituendo un ulteriore elemento di caratterizzazione della personalità. La presenza di familiari e gli elementi relativi al soggiorno e alla situazione socio-lavorativa non sono stati considerati idonei a superare la prognosi negativa. Le spese sono state compensate per la peculiarità della fattispecie.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 4, d.lgs. n. 286/1998

    La revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo può essere fondata su una valutazione complessiva e concreta della pericolosità sociale dello straniero; l’Amministrazione non deve limitarsi al mero richiamo della condanna penale, ma può valorizzare autonomamente la gravità dei fatti e le circostanze concrete della condotta.

  • art. 60 c.p.a.

    Consente la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata quando ne ricorrono i presupposti e le parti siano state avvisate.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196

    Costituisce il presupposto normativo, richiamato nel dispositivo, per l’oscuramento delle generalità del ricorrente a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Sono richiamati nel dispositivo quale ulteriore fondamento della tutela dei dati personali mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • La revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo può essere legittimamente motivata mediante una valutazione autonoma, concreta e complessiva della pericolosità sociale dello straniero, anche quando prenda le mosse da una sentenza penale di condanna; è sufficiente che l’Amministrazione valuti le circostanze specifiche della condotta e non si limiti al richiamo formale del precedente penale.
  • L’espiazione della pena, anche mediante detenzione domiciliare, attiene alla responsabilità e all’esecuzione penale e non esclude né vincola la distinta valutazione amministrativa della pericolosità sociale ai fini del soggiorno.
  • Nella valutazione della pericolosità sociale possono assumere rilievo la gravità concreta della condotta, le modalità di commissione del reato, l’approfittamento della vulnerabilità della vittima e il concorso con altri soggetti.
  • La presenza di familiari sul territorio nazionale e la durata del soggiorno non impongono, di per sé, il mantenimento del permesso di soggiorno di lungo periodo quando l’Amministrazione abbia formulato una prognosi negativa di pericolosità sociale adeguatamente riferita alla gravità dei fatti.
  • Secondo il criterio valorizzato nella decisione, l’assenza di uno stato di indigenza può costituire un ulteriore elemento negativo nella valutazione della personalità e della propensione a delinquere.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiorno
RamiImmigrazione e cittadinanza
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezza

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