Cassazione Penale, Sentenza n. 10477/2026 del 18/03/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale che aveva respinto il riesame della custodia cautelare emessa dal GIP per il reato di partecipazione all'associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.). Il motivo unico dedotto era violazione degli artt. 273 e 309 c.p.p. e dell'art. 416-bis c.p. e vizio di motivazione: si contestava che il giudizio di gravità indiziaria si fondasse soltanto su conversazioni intercettate (giu.2021-dic.2022) e sul rapporto personale con il boss Piromalli, senza elementi concreti o riscontri esterni dimostranti una reale adesione al sodalizio. Si eccepiva che rapporti di conoscenza e una precedente condanna per favoreggiamento non dimostravano la partecipazione all'associazione; erano inoltre contestate le interpretazioni attribuite al colloquio del 17 giugno 2021 e la qualificazione come contributo alla cosca di atti quali la titolo fittizio di un immobile o la disponibilità a fungere da prestanome.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso deducesse in termini generici vizi di legge e della motivazione ma in realtà invocasse una diversa valutazione del materiale indiziario di cui il Tribunale aveva offerto una motivazione coerente e priva di manifeste illogicità. La Corte ha confermato che, nel giudizio cautelare, è sufficiente una "qualificata probabilità" fondata su indizi e non prove definitive. Ha richiamato i passaggi motivazionali del Tribunale che avevano evidenziato: l'intestazione fittizia dell'appartamento di fatto di proprietà del Piromalli, la conoscenza della collocazione di altri beni intestati fittiziamente, la qualifica attribuita ai Saverino come "sentinelle" sul territorio, la disponibilità a fornire prestanome e le comunicazioni in cui il ricorrente riferiva di aver risolto questioni grazie al proprio "peso mafioso" o aggiornava il capo su progetti e dinamiche interne. Alla luce di questi elementi la Corte ha ritenuto che la vicinanza personale si fosse tradotta in un contributo effettivo al rafforzamento della cosca, non limitandosi a mera contiguità. Perciò il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 416-bis c.p.
Norma sostanziale sull'associazione di tipo mafioso; la Corte ricorda che per la partecipazione è necessario un contributo concreto, non mera contiguità, valutando se la condotta abbia effettiva rilevanza causale nel rafforzamento o conservazione del sodalizio
art. 273 c.p.p.
Richiamato nella contestazione procedurale (presumibilmente in relazione alla motivazione e ai vizi dell'ordinanza), la Corte ha ritenuto le censure generiche e non idonee a travolgere la valutazione motivata del tribunale
art. 309 c.p.p.
Richiamato dal ricorrente in relazione ai termini e alle formalità del riesame; la Corte ha ritenuto che non vi fosse un vizio formale o logico nella decisione impugnata
Sez. U, Sentenza n. 11 del 22/03/2000 Rv. 215828-01
Giurisprudenza richiamata per affermare che la pronuncia cautelare si fonda su indizi e mira ad accertare una probabilità qualificata di colpevolezza, non la responsabilità definitiva
Sez. 5, n. 12753 del 17/01/2024 Rv. 286120-01
Principio giurisprudenziale secondo cui la mera "contiguità compiacente" non integra la partecipazione mafiosa se non dimostrato un contributo effettivo e rilevante al sodalizio; la Corte ha applicato questo principio ritenendo però che nel caso concreto il contributo risultasse dimostrato dagli elementi indiziari
art. 94, comma 1-ter disp. att. c.p.p.
Norma richiamata in ordine agli adempimenti della cancelleria dopo la pronuncia; norma di carattere procedurale eseguita dalla Corte
Massime di principio
- In tema di misure cautelari, il giudizio riguarda la gravità indiziaria cioè una "qualificata probabilità" fondata su indizi, non la prova definitiva; l'apprezzamento degli indizi compete al giudice di merito e la Cassazione verifica la presenza di manifeste illogicità o travisamenti
- La mera conoscenza o rapporto personale con esponenti mafiosi non è di per sé sufficiente a integrare il reato di partecipazione all'associazione mafiosa; è necessario dimostrare che la vicinanza si sia tradotta in un contributo concreto, idoneo a rafforzare o conservare il sodalizio
- Conversazioni intercettate possono bastare a fondare la gravità indiziaria se, nel loro complesso e nel contesto, emergono atti o ruoli concreti (es. intestazioni fittizie, funzioni di "sentinella", ricerca di prestanome, interventi per tutelare patrimoni del boss) che indicano un apporto significativo all'organizzazione
- Una precedente condanna per reati affini o una precedente assoluzione non escludono automaticamente la sussistenza di nuovi indizi: rileva il quadro indiziario attuale e la sua valutazione complessiva
- In Cassazione le censure vanno formulate in modo specifico e motivato; la semplice richiesta di diversa ricostruzione del materiale probatorio è, di norma, inammissibile se il giudice di merito ha dato conto in modo coerente delle proprie valutazioni
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