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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50820/2023 del 20/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Catanzaro che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione proposta da Giuseppe Ceraudo, relativa alla custodia cautelare in carcere dal 13/06/2014 al 10/10/2014 e agli arresti domiciliari sino al 21/05/2015, collegata a un capo di imputazione provvisorio che includeva l'art.416-bis c.p.; il ricorrente era stato poi assolto con sentenza del 19/02/2016 confermata in grado di appello e divenuta irrevocabile il 04/04/2018. La Corte territoriale aveva negato l'indennizzo ritenendo sussistente la causa ostativa della "colpa grave", desumibile da frequentazioni ambigue con soggetti coinvolti in traffici illeciti e da intercettazioni ambientali che dimostravano un legame con Pasquale Manfreda (cointeressenze nella ditta EdilMass, partecipazione a incontri/cene evocati nelle intercettazioni, richieste a Manfreda di interventi per appalti), elementi che avrebbero contribuito a creare la falsa apparenza della configurabilità del reato e quindi all'adozione della misura cautelare. In Cassazione il ricorrente deduceva violazione dell'art.606 co.1 lett. b) ed e) c.p.p., lamentando l'assenza di elementi idonei a dimostrare dolo o colpa grave, la valutazione illogica di conversazioni in cui non era parte, e la sottovalutazione del carattere di parentela dei rapporti con Manfreda.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il rigetto della domanda di riparazione. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte d'appello secondo cui le frequentazioni ambigue e le intercettazioni — comprese alcune conversazioni in cui il ricorrente era parte e altre che descrivevano o evocavano comportamenti a lui riferibili — dimostravano una vicinanza e una cointeressenza con soggetti inseriti in dinamiche criminali, ricadendo nella fattispecie della "colpa grave" ostativa al diritto all'indennizzo. La Cassazione ha richiamato il principio per cui il giudice della riparazione valuta autonomamente, ex ante, se comportamenti del richiedente abbiano creato la falsa apparenza di illiceità e che la frequentazione ambigua, se idonea a concorrere causalmente all'adozione della misura cautelare, può integrare la colpa grave. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile/rigettato e il ricorrente condannato alle spese.

Norme richiamate

  • art.416-bis cod. pen.

    Norma penale richiamata nella imputazione provvisoria; nel procedimento di riparazione è rilevante solo come oggetto dell'accusa originaria, e non per accertarne la responsabilità penale definitiva

  • art.315 cod. proc. pen.

    Indica il giudice competente per le domande di riparazione per ingiusta detenzione; la Corte d'appello ha agito nei poteri di giudice adito ex art.315

  • art.606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione; il ricorrente ha invocato tali lett. come base di impugnazione per presunta illogicità e violazione di legge nella motivazione della Corte territoriale

Massime di principio

  • Per ottenere la riparazione per ingiusta detenzione è necessario che non sussista dolo o colpa grave del richiedente: comportamenti che abbiano contribuito a creare la falsa apparenza della commissione di un reato escludono il diritto all'indennizzo
  • La valutazione sulla sussistenza della colpa grave è autonoma rispetto al giudizio di merito sul reato: il giudice della riparazione può esaminare lo stesso materiale probatorio con logica diversa per verificare l'incidenza causale dei comportamenti del detenuto
  • La frequentazione ambigua con soggetti notoriamente coinvolti in attività illecite può integrare la colpa grave se risulta, con valutazione ex ante, che ha concorso a determinare l'adozione della misura cautelare
  • Il rapporto di parentela non esclude automaticamente la colpa grave: occorre valutare se la frequentazione fosse assolutamente necessitata o se invece fosse conoscenza consapevole e partecipativa di dinamiche illecite
  • Intercettazioni che riguardano terzi possono essere utilizzate dal giudice della riparazione quando descrivono o evocano comportamenti del ricorrente, purché non si pretenda di riconsiderare ciò che il giudice della cognizione ha ritenuto non provato
  • Difesa pratica: per contrastare una tesi di colpa grave conviene dimostrare l'assenza di consapevolezza e di apporto causale (es. finalità lecite dei contatti, elementi che smentiscano la cointeressenza economica, necessità oggettiva dei rapporti, prova di alibi o di condotte contrarie alla partecipazione a illeciti)

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