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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31248/2024 del 31/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva accolto il ricorso di Saraniti avverso il decreto di sequestro preventivo di somme fino a euro 94.198 depositate su conto a lei intestato, in relazione all'incolpazione provvisoria per il reato di falsificazione del testamento olografo (art. 491 c.p.). Il Procuratore contestava che il Tribunale avesse acriticamente condiviso le argomentazioni difensive, escluso l'elemento soggettivo del reato con motivazioni insufficienti, svalutato la consulenza tecnica del P.M. e adottato ragionamenti illogici e contraddittori, ritenendo che la presunta falsificazione sarebbe stata finalizzata solo ad acquisire la qualità di erede e non all'appropriazione della somma contestata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo di ricorso mascherasse una censura della motivazione dell'ordinanza oltre i limiti consentiti e ha richiamato il principio secondo cui contro le ordinanze in materia di misure cautelari reali il sindacato in Cassazione può fondarsi soltanto su violazione di legge (art. 325 c.p.p.). La Corte ha poi verificato che il Tribunale del riesame aveva esaminato il quadro indiziario, tenuto conto delle discordanti perizie grafologiche, considerato plausibile un'ipotesi alternativa (il de cuius avrebbe occultato il denaro ai figli) e rilevato l'abbandono del ricorso per sequestro conservativo da parte del terzo istante; il giudice del riesame non ha oltrepassato i limiti della sua funzione incidentale e non ha anticipato l'esito dell'accertamento dibattimentale. Ne consegue l'inammissibilità del ricorso del Procuratore.

Norme richiamate

  • art. 491 cod. pen.

    Norma che incrimina la falsificazione del testamento olografo. Nella vicenda è il capo d'imputazione provvisorio a carico dell'indagata: la contestazione è che Saraniti avrebbe falsificato il testamento per acquisire la qualità di erede.

  • art. 606 comma 1 lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Motivi di cassazione richiamati nel ricorso; la Corte rileva che il ricorso utilizza tali doglianze ma in realtà mira a censurare la motivazione dell'ordinanza più che una specifica violazione di norme di diritto.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato a fini di sintesi del motivo di ricorso; disciplina le modalità di esposizione e sintesi del motivo nella cassazione.

  • art. 325 comma 1 cod. proc. pen.

    Stabilisce che il ricorso per cassazione contro le ordinanze in materia di misure cautelari reali può fondarsi esclusivamente sul vizio di violazione di legge. La Corte lo applica per escludere la possibilità di un sindacato pieno sulla motivazione quando il ricorso maschera una critica fattuale o logico-argomentativa.

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione contro un'ordinanza che decide su misure cautelari reali deve essere ancorato a una specifica violazione di legge (art. 325 c.p.p.): non è ammessa la censura generica della motivazione.
  • La Corte distingue tra "motivazione assente" o "apparente" e difetto motivazionale: solo i casi di assenza totale o di motivazione meramente apparente possono essere ricondotti alla violazione di legge ai fini della cassazione.
  • Il Tribunale del riesame, nel valutare il "fumus commissi delicti" per il sequestro preventivo, deve considerare le risultanze processuali concrete e le censure difensive, ma senza svolgere attività istruttoria nuova né anticipare l'esito del giudizio sostanziale.
  • Conflitti tra perizie (es. grafologiche) possono legittimamente portare il riesame a ritenere non superabile lo stato indiziario: la presenza di perizie contrastanti è un elemento che giustifica la revoca o il rigetto del sequestro se rende plausibile un'ipotesi alternativa.
  • L'abbandono di azioni civili o conservatorie da parte di terzi interessati può essere considerato dal giudice del riesame come elemento indicativo della reale situazione di interesse e della fondatezza delle pretese, influenzando la valutazione complessiva degli indizi.

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