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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22397/2022 del 08/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Galli era stato ritenuto responsabile del reato di malversazione (art. 316-bis c.p.) per aver percepito e destinato ad altro uso una somma di Euro 200.000,00 erogata per errore dal Comune di L'Aquila oltre all'importo spettante per la ricostruzione dell'abitazione danneggiata dal sisma. In cassazione il ricorrente ha censurato, tra l'altro, l'inammissibilità dell'appello, la illegittima riqualificazione del fatto in sede d'appello senza nuovi elementi istruttori, la mancata considerazione dell'errore incolpevole dell'ente erogatore come fatto presupposto ed elemento scriminante e la mancata valutazione delle conseguenze civilistiche (indebito, art. 2033 c.c.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente al motivo principale (art. 316-bis c.p.), ritenendo che la somma complessiva originariamente dovuta per la ricostruzione (Euro 575.355,00) era stata interamente destinata alla finalità prevista e che la successiva erogazione di Euro 200.000,00, avvenuta per errore del Comune, non poteva avere lo stesso vincolo di destinazione perché l'oggetto dell'erogazione (la ricostruzione) era già stato realizzato. Di conseguenza non sussisteva il reato di malversazione e la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio. La Corte ha precisato che la restituzione della somma versata per errore è rimessa all'azione di ripetizione dell'indebito (art. 2033 c.c.) e non alla fattispecie penale contestata.

Norme richiamate

  • art. 316-bis cod. pen.

    La norma punisce il percettore estraneo alla pubblica amministrazione che distrae somme erogate con vincolo di destinazione; la Corte ha interpretato che il reato richiede che la somma percepita fosse effettivamente vincolata alla finalità al momento della sua erogazione, vincolo che nel caso di specie non sussisteva per la somma erogata per errore

  • art. 647 cod. pen.

    Richiamata solo perché la pronuncia di primo grado aveva originariamente ritenuto configurabile il reato depenalizzato; cassazione ha però escluso la sussistenza della fattispecie più grave (316-bis)

  • art. 591 lett. a) cod. proc. pen.

    art. 591, lett. a), cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata dal ricorrente in ordine all'inammissibilità dell'appello del Pubblico Ministero; la Corte non ha ritenuto questa questione decisiva rispetto alla qualificazione penale del fatto

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Richiamata dal ricorrente in relazione alla riqualificazione in sede d'appello senza nuova istruttoria; la Corte di Cassazione ha comunque risolto la questione sul piano della definizione giuridica della condotta

  • art. 606 lett. a) cod. proc. pen.

    art. 606, lett. a), cod. proc. pen.

    Riferimento relativo ai limiti del sindacato d'appello sulle indagini; menzionata tra i motivi di censura ma assorbita dall'accoglimento del motivo sostanziale

  • Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3790 del 9 luglio 2009

    Regolamentazione del finanziamento per la ricostruzione post-sisma; la Corte ha considerato che la disciplina prevedeva la destinazione vincolata dei fondi ma che tale vincolo non poteva estendersi all'erogazione avvenuta per errore dopo l'adempimento della finalità

  • art. 2033 cod. civ.

    Norma sulla ripetizione dell'indebito: la Corte ha ritenuto che la restituzione dell'eccedenza erogata per errore debba essere perseguita con rimedi civilistici (ripetizione dell'indebito) e non con la fattispecie penale di malversazione

  • decreto-legge n. 39 del 2009

    decreto-legge n. 39 del 2009

    Richiamato tra le fonti normative amministrative legate alla gestione dei fondi post-sisma; utilizzato per inquadrare la finalità degli aiuti e il relativo vincolo di destinazione

Massime di principio

  • La malversazione ex art. 316-bis richiede che le somme percepite siano vincolate alla specifica finalità al momento dell'erogazione: se il percettore ha già realizzato l'oggetto dell'aiuto e una successiva erogazione è frutto di un errore amministrativo, quel pagamento non necessariamente conserva lo stesso vincolo e non integra automaticamente malversazione
  • L'utilizzo diverso di una somma erogata per errore può configurare un'obbligo di restituzione in sede civile (ripetizione dell'indebito, art. 2033 c.c.) piuttosto che una fattispecie penale, quando manca il vincolo di destinazione o la possibilità di adempimento della finalità originaria
  • In caso di erogazioni pubbliche occorre distinguere tra errore amministrativo dell'ente e volontà dolosa o sleale del percettore: per la rilevanza penale è necessario dimostrare che il percettore abbia violato il vincolo di destinazione esistente e vincolante al momento dell'erogazione
  • La qualificazione giuridica del fatto (penale o civile) dipende dalla concreta esistenza del vincolo di destinazione e dalla possibilità effettiva di destinare la somma al fine previsto; se la finalità è già compiuta al momento dell'erogazione, il vincolo può cessare
  • In sede d'appello o cassazione i tribunali possono riesaminare la qualificazione giuridica dei fatti anche se le censure processuali riguardano riqualificazioni, purché la decisione sia fondata su elementi già acquisiti e sulla corretta interpretazione normativa
  • Quando si riceve una somma in eccesso per errore, il beneficiario dovrebbe tempestivamente informare l'ente erogatore e restituire l'indebito per evitare profili di responsabilità civile e, se emergono elementi di dolo o di occultamento, anche penale

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