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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11238/2022 del 28/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte di appello di Potenza che aveva riformato l'assoluzione pronunciata dal Tribunale per il reato di evasione. Il ricorrente deduceva: 1) vizi di motivazione e illegittimità dell'arresto/detenzione domiciliare, posto che il P.M. aveva disposto l'immediata liberazione per mancanza dei presupposti dell'arresto relativo al possesso di stupefacenti; 2) violazione di legge per non aver applicato la riduzione di pena prevista per il rito abbreviato e per il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso nella parte relativa alla illegittimità dell'arresto e alla configurabilità del reato di evasione, ritenendo che la legittimità della misura va valutata con riferimento al momento dell'esecuzione: poiché al momento dell'allontanamento il Mandola era sottoposto a misura cautelare legittimamente adottata dalla p.g., era integrato il reato di evasione. Ha invece accolto il ricorso limitatamente alla mancata applicazione della riduzione di pena ex art. 438 c.p.p. per il rito abbreviato: la pena originaria di 1 anno di reclusione è stata rideterminata in 8 mesi (riduzione di un terzo). Il diniego delle attenuanti generiche è stato invece confermato come corretto.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/90, art. 73

    Disciplina il delitto collegato al possesso e alla detenzione di sostanze stupefacenti; l'arresto in flagranza per questo reato può legittimare l'adozione di misure precautelari in attesa di convalida.

  • c.p.p., art. 438

    Prevede la riduzione di pena per il rito abbreviato; la relativa riduzione (un terzo) spetta automaticamente e può essere applicata d'ufficio dalla Corte chiamata a rideterminare la pena.

  • Principio giurisprudenziale della Cassazione

    segnalate sentenze Sez. 6 n. 34083/2013, n. 14250/2005, n. 39828/2019, n. 16460/2015, n. 15208/2009

    Per il reato di evasione la legittimità dell'arresto o della detenzione va valutata con riferimento al momento della esecuzione della misura; valutazioni o provvedimenti successivi (anche del P.M. o sentenze di proscioglimento) non privano retroattivamente di illiceità la condotta dell'imputato se all'epoca dell'allontanamento la detenzione risultava regolare.

Massime di principio

  • La legittimità dell'arresto o della detenzione per valutare l'ipotesi di evasione deve essere accertata con riferimento al momento in cui la misura è stata eseguita; decisioni o valutazioni successive non annullano automaticamente la responsabilità per evasione se al momento dell'allontanamento la misura era valida.
  • Se l'arresto è stato eseguito sulla base di un fatto che consente l'adozione di una misura precautelare, anche qualora successivamente il P.M. disponga la liberazione, l'eventuale allontanamento prima di tale provvedimento può integrare il reato di evasione.
  • L'opzione per il rito abbreviato comporta il diritto alla riduzione di pena prevista dall'art. 438 c.p.p.; tale riduzione può e deve essere applicata meccanicamente dalla corte che ridetermina la pena.
  • Le attenuanti generiche devono essere motivate e sorrette da elementi concreti: la futilità o la mancanza di elementi positivi possono giustificare il diniego.
  • In analoga fattispecie è essenziale documentare il momento preciso dell'esecuzione della misura, il contenuto del provvedimento cautelare e l'eventuale provvedimento successivo di rilascio per valutare correttamente l'antigiuridicità dell'allontanamento.

Testo integrale

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