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Cassazione Civile, Ordinanza n. 40279/2021 del 15/12/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da rapporti di concessione per la raccolta e gestione delle scommesse ippiche. Alcune agenzie erano titolari di concessioni storiche, altre avevano ottenuto nuove concessioni a seguito di bando. Le concessionarie hanno promosso arbitrato contro le amministrazioni concedenti deducendo che la diffusione del mercato clandestino delle scommesse ippiche aveva di fatto alterato il regime di esclusiva del mercato legale, con conseguente forte decremento degli incassi. Hanno chiesto di accertare la sopravvenuta alterazione del quadro economico presupposto dal rapporto concessorio, di ritenere non dovute alcune prestazioni a loro carico per eccezione di inadempimento e di condannare le amministrazioni al risarcimento dei danni e all'adempimento degli obblighi assunti. Il lodo arbitrale aveva accolto solo parzialmente le domande. La Corte d'appello di Roma ha respinto le impugnazioni del lodo, escludendo che l'inesistenza del mercato clandestino fosse presupposto implicito del contratto o che vi fosse un obbligo delle amministrazioni di garantire l'assoluta esclusività del mercato. In cassazione i ricorrenti hanno denunciato, con un primo ricorso, violazione di molte disposizioni legislative e degli artt. 1362 ss. c.c., sostenendo che la Corte d'appello aveva errato nel negare la presupposizione e l'inadempimento delle amministrazioni; con un secondo ricorso hanno dedotto violazione degli artt. 1362 e 1366 c.c. sempre sulla presupposizione e sulla buona fede integrativa del contratto. Le amministrazioni hanno resistito e proposto ricorsi incidentali, poi assorbiti, lamentando nullità o inesistenza del lodo per difetto di potestas decisoria degli arbitri e difetto di legittimazione passiva.

La decisione

La Corte di cassazione ha riunito i due ricorsi principali, li ha ritenuti sostanzialmente coincidenti e infondati, e li ha rigettati. Ha confermato la decisione della Corte d'appello, affermando che non era configurabile la presupposizione: l'oggetto della concessione era il servizio lecito di raccolta scommesse nell'ambito del monopolio statale, la garanzia di esclusiva riguardava solo la zona di riferimento assegnata a ciascuna agenzia e non l'inesistenza di un mercato clandestino; inoltre, la permanenza di certe condizioni di mercato rientra nella normale alea contrattuale e non può essere elevata a presupposto implicito, salvo le ipotesi di sopravvenienze straordinarie e imprevedibili ex art. 1467 c.c., qui non dedotte. Ha ritenuto assorbita la doglianza relativa all'eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c., perché fondata proprio sulla presupposizione esclusa. I ricorsi incidentali delle amministrazioni sono stati dichiarati assorbiti. Le spese sono state poste a carico dei ricorrenti principali in solido e la Corte ha dato atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 3 L. 662/1996

    richiamato tra le norme asseritamente violate dai ricorrenti, senza autonoma decisione sul punto

  • L. 315/1942

    richiamata tra le fonti normative evocate dai ricorrenti

  • d.lgs. 496/1948

    richiamato tra le fonti normative evocate dai ricorrenti

  • L. 449/1997

    richiamata tra le fonti normative evocate dai ricorrenti

  • L. 133/1999

    richiamata tra le fonti normative evocate dai ricorrenti

  • d.P.R. 169/1999

    richiamato tra le fonti normative evocate dai ricorrenti

  • art. 9, comma 2, L. 212/2000

    richiamato tra le norme evocate dai ricorrenti

  • d.m. 28 maggio 2001

    richiamato tra le fonti evocate dai ricorrenti

  • d.l. 452/2001

    richiamato tra le fonti evocate dai ricorrenti

  • artt. 1362 ss. c.c.

    richiamati per sostenere l'erronea interpretazione delle concessioni e la sussistenza della presupposizione

  • art. 1366 c.c.

    richiamato come criterio di interpretazione secondo buona fede e integrazione del contratto

  • art. 1460 c.c.

    invocato per sostenere l'eccezione di inadempimento, ma la Corte lo ha ritenuto assorbito per il venir meno del presupposto della doglianza

  • art. 1453 c.c.

    richiamato nelle domande originarie come base della richiesta di adempimento e conseguente risarcimento

  • art. 1467 c.c.

    indicato dalla Corte come unico possibile correttivo in presenza di sopravvenienze straordinarie e imprevedibili, non dedotte nel caso di specie

  • art. 829 c.p.c.

    primo comma, nn. 1 e 2; terzo comma

    richiamato nei ricorsi incidentali per sostenere nullità del lodo e difetto di legittimazione passiva; i motivi sono stati assorbiti

  • art. 360 c.p.c.

    richiamato quale parametro dei motivi di ricorso per cassazione

  • art. 13, comma 1 quater, d.P.R. 115/2002

    richiamato per il raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto del ricorso

  • art. 1, comma 17, L. 228/2012

    richiamato quale norma che ha introdotto il meccanismo del contributo unificato aggiuntivo

  • art. 15 delle singole convenzioni

    indicato come clausola compromissoria posta a fondamento dell'arbitrato

Massime di principio

  • La presupposizione è configurabile solo se la situazione di fatto o di diritto esterna al contratto è comune a tutti i contraenti, è considerata certa nella loro rappresentazione e costituisce un presupposto obiettivo, indipendente dalla loro volontà, che sia stato assunto come condizionante la validità o efficacia del negozio.
  • Non può parlarsi di presupposizione quando il dedotto fatto sopravvenuto attiene alla normale alea economica del rapporto contrattuale di durata; il mutamento delle condizioni di mercato, di regola, è rischio imprenditoriale delle parti.
  • L'interpretazione di un contratto e l'accertamento della presupposizione sono valutazioni di fatto riservate al giudice di merito e sono sindacabili in cassazione solo per vizi logici o giuridici o per omesso esame di fatti decisivi.
  • L'eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. non può essere utilmente invocata se il preteso obbligo inadempiuto è dedotto come conseguenza della stessa presupposizione che sia stata esclusa in fatto e in diritto.
  • La tutela contro sopravvenienze eccezionali del rapporto contrattuale può eventualmente rinvenirsi nell'art. 1467 c.c., quando la modifica delle condizioni sia straordinaria e imprevedibile, non nella presupposizione né nella mera alterazione del mercato.
  • In materia di concessioni, la garanzia di esclusiva va interpretata secondo l'oggetto effettivo del rapporto: se la concessione riguarda l'attività lecita in un ambito territorialmente delimitato, non implica di per sé la garanzia dell'assenza di attività illegali di terzi.

Come è indicizzato

MaterieConcessioneImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiBuona fede e correttezzaOnere della provaRisoluzione del contratto

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