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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51283/2023 del 21/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di rescissione del giudicato relativa alla sentenza n. 4317/2018 del Tribunale di Brescia (15/11/2018). Il ricorrente deduce violazione di legge (artt. 420-bis, comma 2, e 629-bis c.p.p.) e vizio di motivazione: la formale dichiarazione di domicilio e la mancata comunicazione del trasferimento non possono di per sé fondare la prova della conoscenza del processo né configurare una volontaria sottrazione; inoltre va considerato che il difensore d'ufficio originariamente nominato era stato poi sostituito dopo la trasmissione degli atti ad altro ufficio per competenza territoriale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha censurato la Corte d'Appello per aver inferito la conoscenza del processo dal mero dato formale delle notificazioni e dalla presunta negligenza del ricorrente nel contattare il difensore, senza accertare la conoscenza effettiva dell'imputato. Richiamando la modifica del sistema processuale operata dalla legge 28/4/2014, n. 67 e l'orientamento conforme alla Corte EDU, la Cassazione ha affermato che la mancanza di diligenza non equivale automaticamente a "volontaria sottrazione alla conoscenza del processo" e che la conoscenza effettiva deve essere accertata positivamente. Ha quindi annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte di Appello di Brescia per il prosieguo.

Norme richiamate

  • art. 420-bis cod. proc. pen.

    Deve essere letta in chiave "convenzionalmente orientata": la conoscenza effettiva del processo da parte dell'imputato è imprescindibile; la semplice regolarità formale delle notificazioni non basta a fondare la conclusione di conoscenza.

  • art. 629-bis cod. proc. pen.

    Norma richiamata dal ricorrente in relazione alle conseguenze della mancata conoscenza del processo; la decisione sottolinea che le conseguenze processuali devono tener conto dell'effettiva conoscenza.

  • art. 161 cod. proc. pen.

    Richiamato in ordine alla nomina del difensore d'ufficio: la mera esistenza o sostituzione di un difensore non esclude la necessità di verificare la conoscenza personale del processo da parte dell'imputato.

  • Legge 28 aprile 2014, n. 67

    Riforma che ha orientato il sistema verso la garanzia dell'effettività della conoscenza del processo e che impone una lettura compatibile con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

  • Giurisprudenza della Corte EDU

    Richiamo al principio secondo cui lo Stato deve assicurare all'imputato la effettiva informazione del contenuto dell'accusa e della vocatio in iudicium; la normativa interna va interpretata alla luce dei principi convenzionali.

  • Sez. U., n. 14573 del 25/11/2021

    Richiamata come precedente che afferma l'indefettibilità dell'effettiva conoscenza del processo; in assenza di tale conoscenza il processo deve essere sospeso.

  • Sez. 6, n. 34523 dell'11/05/2023 (Safi)

    Precisa che la mancata diligenza dell'imputato non integra automaticamente la "volontaria sottrazione": la conoscenza effettiva va accertata positivamente dal giudice.

Massime di principio

  • La regolarità formale delle notificazioni non è di per sé sufficiente a provare la conoscenza effettiva del processo da parte dell'imputato: il giudice deve accertare positivamente che l'imputato era informato.
  • La mancata comunicazione di un cambio di domicilio o la scarsa cura dell'imputato nel tenersi informato non implicano automaticamente una "volontaria sottrazione" alla giurisdizione; occorre valutare le concrete condizioni della conoscenza.
  • Se non è acquisita la conoscenza effettiva dell'imputato, il processo deve essere sospeso (non può proseguire come contumace senza verifiche), e decisioni definitive assunte in sua assenza possono essere suscettibili di rescissione o annullamento.
  • La sostituzione o il cambiamento del difensore d'ufficio e la trasmissione degli atti per competenza territoriale sono elementi rilevanti da considerare nel valutare la possibilità che l'imputato abbia effettivamente appreso della vicenda processuale.
  • Il giudice d'appello, quando rigetta istanze fondate su mancata conoscenza, deve motivare specificamente perché ritiene provata l'effettiva conoscenza, senza limitarsi a invocare presunzioni basate su inadempimenti formali dell'imputato.
  • Nelle controversie analoghe è opportuno richiedere e documentare ogni elemento che dimostri l'effettiva ricezione dell'avviso (contatti con il difensore, comunicazioni dirette, atti di ricezione), e, se assente, prospettare la violazione del diritto di difesa conformemente alla giurisprudenza e alla Convenzione EDU.

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