Sentenza del 15/09/2015 n. 472 - Comm. Trib. Prov. Varese
IRES - ESTEROVESTIZIONE - Prova per l'emissione di un accertamento presuntivo.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa sentenza afferma che le risultanze del processo verbale di constatazione formato nei confronti di un soggetto terzo hanno valore di semplice indizio. Da sole, quindi, non sono sufficienti a fondare la pretesa fiscale o a giustificare l'accertamento presuntivo per esterovestizione. L'Amministrazione deve acquisire e valorizzare ulteriori elementi probatori, specifici e coerenti, idonei a dimostrare la residenza fiscale effettiva in Italia.
Esito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
La controversia riguarda l'esterovestizione, ossia la presunta localizzazione solo formale della residenza fiscale di una società all'estero, mentre la sede effettiva dell'amministrazione o dell'attività si troverebbe in Italia. In particolare, si discute se l'Amministrazione finanziaria possa fondare un accertamento presuntivo esclusivamente o principalmente sulle risultanze di un processo verbale di constatazione redatto nell'ambito di un'attività ispettiva svolta nei confronti di un soggetto terzo.
Massime di principio
- In materia di esterovestizione, l'Amministrazione finanziaria non può fondare l'accertamento soltanto su elementi ricavati da verifiche eseguite nei confronti di terzi.
- Un processo verbale di constatazione relativo a un soggetto diverso dal contribuente può essere utilizzato come elemento indiziario, ma deve essere corroborato da ulteriori prove specifiche e convergenti.
- La presunzione di residenza fiscale italiana richiede una ricostruzione concreta della sede effettiva di direzione e gestione della società, non la mera presenza di collegamenti economici o societari con l'Italia.
- In assenza di un quadro probatorio complessivo e coerente, un accertamento presuntivo basato su un singolo elemento indiziario è suscettibile di annullamento.
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