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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28311/2025 del 01/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Moro, già beneficiario di differimento della pena nelle forme della detenzione domiciliare per motivi di salute, aveva chiesto la modifica delle prescrizioni della misura alternativa per ottenere l'autorizzazione ai colloqui con la moglie, Cinzia D'Amico (detenuta presso l'Istituto di pena di Lecce), e con il figlio Lorenzo Moro (detenuto presso la Casa circondariale di Trani). Il Magistrato di sorveglianza ha respinto la richiesta motivando con la "pericolosità sociale" del condannato. Il ricorrente ha dedotto contraddittorietà della motivazione rispetto alle autorizzazioni pregresse e alla sua condotta ritenuta regolare in carcere e durante gli arresti domiciliari.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la riqualificazione del reclamo come ricorso per cassazione per violazione di legge, ma ha ricordato che il rimedio è esperibile solo quando il provvedimento del magistrato di sorveglianza riguarda modifiche non occasionali e non meramente puntuali alla detenzione domiciliare. Nel caso concreto la richiesta era una autorizzazione specifica e puntuale che non incideva sulla libertà personale; pertanto il provvedimento non era impugnabile in cassazione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende per i profili di colpa connessi all'irritualità dell'impugnazione.

Norme richiamate

  • art. 47-ter, comma secondo, legge 26 luglio 1975 n. 354 (Ordinamento penitenziario)

    Disciplina le modalità di esecuzione della detenzione domiciliare e attribuisce al magistrato di sorveglianza il potere di adottare provvedimenti relativi alle modalità di esecuzione; in base a tale norma il magistrato decide sulle richieste di modifiche alle prescrizioni della misura alternativa.

  • art. 568, comma 5, codice di procedura penale

    Consente la riqualificazione del reclamo proposto al magistrato di sorveglianza in ricorso per cassazione per violazione di legge quando la decisione incide sulla libertà personale; la Corte ha confermato che tale riqualificazione è corretta ma ha precisato i limiti di impugnabilità in cassazione.

  • art. 568, comma 2, codice di procedura penale

    Richiamato come fondamento costituzionale e procedurale per l'accesso al rimedio della cassazione nei provvedimenti che incidono sulla libertà personale.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato per confermare i principi di legalità e tutela giurisdizionale nei provvedimenti che incidono sulla libertà personale; la Corte lo ricondusse alla legittimità del ricorso quando vi è incidenza sulla libertà.

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 186 del 2000

    Richiamata in relazione alla possibilità di condannare il ricorrente al versamento alla Cassa delle ammende per profili di colpa connessi a impugnazioni manifestamente irrituali.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 1, sentenze citate: Z. n. 52134/2019; Povia n. 11578/2013; Fazzari n. 108/2012; Sessa n. 30132/2003; Priebke n. 45581/2007; Scarlata n. 15683/2002; Lombardi Sez. U n. 24/1996)

    La Corte ha richiamato precedenti che chiariscono i criteri di impugnabilità dei provvedimenti del magistrato di sorveglianza: il ricorso per cassazione è ammissibile per provvedimenti che incidono sulla libertà personale e relativi a modifiche non occasionali; provvedimenti concernenti richieste specifiche e puntuali, non incidendo sulla libertà personale, non sono impugnabili in cassazione.

Massime di principio

  • Richieste di autorizzazioni specifiche e puntuali (es. un singolo colloquio con determinati detenuti) che non incidono sulla libertà personale non sono impugnabili con ricorso per cassazione contro il provvedimento del magistrato di sorveglianza.
  • Il ricorso per cassazione è esperibile quando il provvedimento del magistrato di sorveglianza modifica, in modo non occasionale, le modalità di esecuzione della detenzione domiciliare e incide sulla libertà personale: in tali casi la doglianza può essere qualificata e trattata in cassazione per violazione di legge.
  • Per contestare il diniego di autorizzazioni puntuali è preferibile utilizzare i rimedi e i gradi previsti (ad es. il reclamo al Tribunale di sorveglianza) evitando impugnazioni inammissibili che possono comportare condanne per spese e somme alla Cassa delle ammende.
  • In fase di istanza è utile documentare l'incidenza effettiva della modifica richiesta sulla libertà personale e dimostrare quando la limitazione sia arbitraria o priva di motivazione concreta (ad es. contrasto con precedenti autorizzazioni o con condotta del detenuto) per rendere la questione più idonea a essere riesaminata nei gradi successivi.
  • Attenzione al rischio sanzionatorio: impugnazioni manifestamente irriguardose o irrituali possono comportare condanne economiche per responsabilità processuale, dunque valutare la fondatezza giuridica dell'impugnazione prima di proporla.

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