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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47337/2023 del 24/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il difensore di Chen Peng impugnava l'ordinanza del Tribunale del 12/05/2023 lamentando l'apparenza della motivazione con riferimento al fumus commissi delicti. Si contestava che il Tribunale non avesse spiegato la sussistenza del reato presupposto, limitandosi ad enunciare possibilità astratte prive di elementi indiziari specifici e richiamando una più ampia indagine non pertinente nel quale il ricorrente non risultava indagato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato preliminarmente che il sindacato in Cassazione sui provvedimenti cautelari reali è limitato a motivi di violazione di legge (art. 325 c.p.p.) e che non è consentito, mediante il rimedio straordinario della cassazione, sindacare nuovamente i fatti contestati salvo profili di illegittimità di diritto. La Corte ha ritenuto che il ricorso in realtà contestasse elementi di fatto posti a base della decisione (possessione di ingente somma senza giustificazioni, versioni contraddittorie, incongrua situazione reddituale, modalità di occultamento, trasferimenti all'estero) e quindi fosse inammissibile. Ha inoltre ribadito il principio secondo cui in fase cautelare sono sufficienti indizi idonei a fondare una qualificata probabilità di responsabilità e che il giudice può, anche attraverso prove logiche, ritenere la sussistenza di un reato presupposto senza accertarne pienamente l'esistenza in sede cautelare. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di €3.000,00 a favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 325 c.p.p.

    Limita il sindacato della Corte di Cassazione sui provvedimenti cautelari reali ai soli motivi di violazione di legge; consente quindi il controllo di legittimità ma non la rivalutazione dei fatti

  • art. 606 c.p.p. (lett. e)

    Richiamato per precisare che l'illogicità manifesta della motivazione è deducibile con il motivo specifico di cui a questa norma nel processo penale ordinario, non mediante il rimedio previsto per i provvedimenti cautelari reali

  • art. 192, comma 2, c.p.p.

    Richiamato a confronto per sottolineare che il livello di valutazione degli indizi in fase cautelare non è lo stesso richiesto per il giudizio di merito

  • art. 616 c.p.p.

    Autorità alla condanna per spese processuali e alla condanna alla Cassa delle ammende in caso di ricorso dichiarato inammissibile; applicata per irrogare la sanzione pecuniaria di €3.000,00

Massime di principio

  • Avverso provvedimenti cautelari reali la Cassazione esercita un sindacato limitato a motivi di diritto: non è la sede per riesaminare i fatti o gli elementi probatori valutati dal giudice di merito
  • La mera contestazione degli elementi di fatto che hanno portato alla misura cautelare determina inammissibilità del ricorso per cassazione; i rilievi sulla valutazione degli indizi devono inquadrare una specifica violazione di legge o vizi gravi della motivazione
  • Per le misure cautelari reali è sufficiente un grado di probabilità attenuato basato su indizi idonei a fondare una qualificata probabilità; non è richiesta la prova piena del reato presupposto
  • Il giudice cautelare può, anche mediante inferenze logiche, ritenere la sussistenza di un reato presupposto senza accertarne in dettaglio l'autore o la precisa tipologia; tale valutazione è più elastica in fase cautelare rispetto al giudizio di merito
  • Un ricorso in cassazione infondato o che travalica il limite del sindacato di legittimità può essere dichiarato inammissibile e comportare condanna alle spese e, se rilevata colpa nella proposizione, sanzione alla Cassa delle ammende

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