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Sentenza

Sentenza del 24/01/2019 n. 1955 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

L'Agenzia contestava la deduzione, ai fini IRES e IRAP, di costi relativi a piani di incentivazione dei promotori finanziari, sostenendo che i costi non fossero ancora certi, determinati o determinabili nell'esercizio considerato e che la loro deduzione violasse il principio di competenza previsto dall'art. 109 TUIR. Contestava inoltre la sentenza regionale per asserita introduzione di motivi nuovi in appello e per vizi motivazionali. La banca, con ricorso incidentale, sosteneva invece che fossero deducibili anche i costi relativi ai promotori il cui rapporto di agenzia era ancora in corso al 31 dicembre 2004.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso principale dell'Agenzia delle Entrate, ritenendo infondate o inammissibili le relative censure. Ha accolto il ricorso incidentale della banca, affermando che i costi dei piani di incentivazione, inclusi quelli relativi a rapporti di agenzia ancora in corso, erano deducibili secondo il principio di competenza. La sentenza regionale è stata cassata limitatamente al motivo accolto e la Corte ha deciso direttamente nel merito, accogliendo il ricorso introduttivo della contribuente per le questioni non già definite con la conciliazione. Le spese dei gradi di merito sono state compensate; l'Agenzia è stata condannata a rimborsare alla banca le spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 10.200,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, spese forfettarie e accessori di legge.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 917 del 1986, art. 109 (già art. 75 TUIR)

    La norma impone la deduzione dei componenti negativi secondo il principio di competenza e richiede che il costo sia certo e oggettivamente determinabile. La Corte ha ritenuto soddisfatti tali requisiti quando il piano incentivante è regolamentato, gli importi sono determinati sulla base di criteri predeterminati e il costo è imputato a conto economico e contabilizzato in bilancio. La subordinazione del pagamento a condizioni future è stata qualificata come condizione risolutiva, non sospensiva, e quindi non idonea a impedire la deduzione nell'esercizio di competenza.

  • D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 48, 56 e 57

    Le disposizioni disciplinano la conciliazione giudiziale e i limiti dell'appello nel processo tributario, vietando in particolare la proposizione di domande o eccezioni nuove. Nel caso concreto la Corte ha escluso la violazione, ritenendo che le deduzioni svolte in appello costituissero una rimodulazione di motivi già proposti, alla luce della conciliazione parziale intervenuta.

  • Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, n. 5

    Dopo la riforma, il vizio di motivazione è circoscritto all'omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, decisivo e oggetto di discussione tra le parti. Non può essere utilizzato per contestare la valutazione giuridica o interpretativa adottata dal giudice. Per tale ragione alcune censure dell'Agenzia sono state dichiarate inammissibili.

  • Codice di procedura civile, art. 384

    La Corte può decidere direttamente nel merito dopo la cassazione quando non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto. La disposizione è stata applicata per accogliere direttamente il ricorso della contribuente.

  • Codice civile, art. 2424

    La norma riguarda la struttura dello stato patrimoniale. La Corte l'ha richiamata per evidenziare che i fondi destinati a premi di fedeltà e trattamenti analoghi possono rientrare tra i fondi per rischi e oneri.

  • Principio contabile OIC 19

    È stato richiamato per la classificazione contabile dei fondi relativi a indennità di cessazione dei rapporti, indennità suppletive di clientela e premi di fedeltà. La corretta contabilizzazione costituisce un elemento di supporto, ma la deducibilità fiscale dipende comunque dal rispetto dei requisiti del principio di competenza.

Massime di principio

  • I costi relativi a premi di fedeltà o piani incentivanti possono essere dedotti secondo il principio di competenza anche prima dell'effettivo pagamento, se il regolamento stabilisce criteri oggettivi di maturazione e consente di determinare il costo con sufficiente certezza.
  • La presenza di condizioni future che possono far perdere il beneficio non esclude necessariamente la deducibilità immediata: se tali condizioni sono risolutive, il costo può essere imputato nell'esercizio in cui il diritto economico si forma.
  • La cessazione del rapporto di lavoro o di agenzia non è sempre necessaria per la deduzione. Se il diritto al premio e i relativi importi risultano già determinati sulla base di presupposti maturati, il costo può essere dedotto anche durante la permanenza del rapporto.
  • La deduzione è più facilmente riconoscibile quando il fondo è previsto da un regolamento contrattuale, è contabilizzato correttamente e il beneficio resta comunque destinato a una platea determinata di dipendenti o agenti, anche se il beneficiario originario viene sostituito.
  • Nel processo tributario d'appello non costituisce motivo nuovo la rielaborazione di argomentazioni già proposte in primo grado, quando essa deriva da fatti sopravvenuti, come una conciliazione parziale, senza modificare l'oggetto sostanziale della controversia.
  • Dopo la riforma dell'art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c., non è sufficiente lamentare una motivazione ritenuta illogica o insufficiente: occorre indicare uno specifico fatto storico decisivo, discusso tra le parti e completamente omesso dal giudice.

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