Cassazione Penale, Sentenza n. 17233/2025 del 07/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione del decreto che confermava la confisca di 61.273,00 euro rinvenuti su conto corrente intestato a Giuseppina Potenza, somme costituite da due assegni ricevuti da un soggetto terzo per un futuro acquisto immobiliare. La difesa aveva prodotto consulenza tecnica e documentazione attestante la liceità degli acquisti e la provenienza lecita delle somme; inoltre era stato osservato che la Corte d'appello, con precedente decreto del 14/03/2023, aveva restituito somme per 125.000,00 euro in favore della madre (Aragione Nunzia Maria), il che contrasterebbe con l'assunto che tutto il patrimonio materno derivi da redditi illeciti. La Corte d'appello, nel decreto impugnato, non ha risposto specificamente alle deduzioni difensive riguardanti gli assegni e si è limitata ad asserire che le somme provenivano da liberalità della madre la cui posizione sarebbe comunque compromessa dall'illiceità dei proventi del coniuge Bruno Potenza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha annullato il decreto impugnato (09/07/2024) e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio alla Corte d'appello di Napoli in diversa composizione. Il motivo dell'annullamento è la carenza di motivazione: la Corte d'appello non ha fornito risposte puntuali alle deduzioni della difesa relative all'origine delle somme sul conto di Giuseppina (i due assegni) né ha confrontato l'argomento della derivazione illecita dei fondi dalla madre con la circostanza che alla medesima erano state precedentemente restituite somme per 125.000,00 euro. La Cassazione ha quindi ordinato che, in sede di nuovo giudizio, si affrontino specificamente (i) l'origine delle provviste bancarie presenti sul conto di Giuseppina Potenza e (ii) il rapporto tra l'asserita derivazione illecita dei redditi di Giuseppina (per provenienza dalla madre) e l'esistenza di redditi leciti in capo alla madre stessa.
Norme richiamate
D.lgs. n. 159 del 2011 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione)
La norma è invocata in relazione ai poteri di sequestro e confisca e richiede un adeguato accertamento e motivazione circa la provenienza illecita dei beni. La Corte ha rilevato che l'applicazione della normativa richiede una valutazione specifica e motivata dell'origine delle somme e non può basarsi su deduzioni assertive e su mere relazioni di parentela o liberalità senza confronto con le prove offerte dalla difesa.
Massime di principio
- La confisca di somme o beni richiede una motivazione specifica e un confronto puntuale con le difese che documentano la provenienza lecita: decisioni generiche o assertive sono invalide.
- Non è sufficiente presumere l'illiceità dei beni unicamente in ragione della relazione familiare con soggetti indiziati di attività criminose; va valutata concretamente la documentazione che attesta la provenienza delle provviste.
- Se è stata prodotta consulenza tecnica o altra prova di liceità (es. assegni da terzi per acquisto futuro), il giudice deve rispondere espressamente a tali deduzioni prima di confermare la confisca.
- Il precedente provvedimento che ha disposto la restituzione di somme a un parente può incidere sulla valutazione della provenienza illecita e va considerato nel giudizio successivo; l'esistenza di restituzioni precedenti impone un'ulteriore verifica motivata.
- In caso di carenza di motivazione la Corte suprema annulla e rinvia il provvedimento per nuovo esame, spesso ad altra composizione, affinché siano fornite le risposte mancanti e sia compiuta una valutazione completa delle prove.
Testo integrale
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