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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30330/2026 del 10/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (indagato)

La controversia

La vicenda riguarda un'ordinanza cautelare applicativa della custodia in carcere emessa nei confronti di un indagato ritenuto gravemente indiziato di partecipazione a un'associazione di tipo mafioso operante in un territorio di Napoli. Il tribunale del riesame aveva confermato la misura valorizzando, tra gli altri elementi, pregresse vicende cautelari e di condanna per un tentativo di estorsione in concorso con esponenti del sodalizio, il rinvenimento di stupefacente e munizioni, nonché le dichiarazioni di collaboratori di giustizia che lo indicavano come soggetto di vertice o comunque molto vicino al gruppo, e un'intercettazione in cui un capo-clan lo descriveva come uomo di fiducia. La difesa ha proposto ricorso per cassazione con due motivi: da un lato ha denunciato l'illogicità della motivazione per avere il riesame ritenuto quelle stesse dichiarazioni sufficienti a fondare la partecipazione al clan mafioso, ma non al diverso reato associativo in materia di stupefacenti; dall'altro ha lamentato la mancata risposta alle censure difensive sulla concreta condotta dell'indagato e sul ruolo effettivamente assunto nell'associazione, contestando che i collaboratori avessero parlato solo di "vicinanza" e non di un ruolo definito, e rilevando inoltre l'asserita incongruenza tra la ritenuta estraneità al traffico di droga e il dato che l'indagato accompagnasse il capo-clan a incontri con altri gruppi per accordi sulla commercializzazione di stupefacenti. È stata anche contestata una possibile imprecisione fattuale nella motivazione, laddove si affermava che l'indagato accompagnasse "sempre" il capo-clan, mentre il collaboratore avrebbe detto "spesso".

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al tribunale di Napoli competente ex art. 309, comma 7, c.p.p. per un nuovo giudizio. La Corte ha ritenuto infondato il primo motivo, osservando che l'insufficienza degli elementi a integrare il diverso reato di associazione finalizzata al narcotraffico non impedisce che quegli stessi elementi possano avere valore indiziario rispetto alla partecipazione all'associazione mafiosa, trattandosi di fattispecie distinte per struttura e finalità. Ha invece ritenuto fondato il secondo motivo, rilevando che la motivazione del riesame non spiegava adeguatamente in che modo le circostanze valorizzate dimostrassero la partecipazione in senso tecnico, cioè uno stabile inserimento con ruolo dinamico e funzionale e una reale messa a disposizione del sodalizio. I riferimenti alla mera "vicinanza" sono stati ritenuti troppo ambigui e polivalenti, mentre l'episodio dell'accompagnamento del capo-clan ai summit è stato giudicato equivoco e non sufficiente, senza ulteriori specificazioni, a dimostrare un ruolo di partecipazione. La Corte ha inoltre osservato che la precedente condanna per tentativo di estorsione potrebbe solo corroborare un indice di vicinanza, ma non era chiaro se in quel procedimento fosse stata contestata l'aggravante mafiosa.

Norme richiamate

  • art. 416-bis c.p.

    La partecipazione all'associazione di tipo mafioso richiede uno stabile inserimento nella struttura organizzativa e un ruolo dinamico e funzionale di messa a disposizione del sodalizio, non essendo sufficiente la mera vicinanza al clan.

  • art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990

    La mancata integrazione dei gravi indizi per l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti non esclude, di per sé, che gli stessi elementi possano avere valore indiziario in relazione alla partecipazione ad un'associazione mafiosa.

  • art. 416-bis.1 c.p.

    È richiamata solo come possibile aggravante nel precedente procedimento per tentativo di estorsione; la sentenza rileva che non emergeva dagli atti se fosse stata contestata.

  • art. 309, co. 7, c.p.p.

    Il rinvio è disposto al tribunale di Napoli competente ai sensi di questa disposizione per il nuovo giudizio cautelare.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    La Corte dispone gli adempimenti di cancelleria conseguenti alla decisione.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità sulle misure cautelari personali, il controllo della Cassazione sui gravi indizi di colpevolezza è limitato alla verifica della congruità logica e giuridica della motivazione del tribunale del riesame, non potendo tradursi in una nuova valutazione del materiale indiziario.
  • La partecipazione ad un'associazione di tipo mafioso non coincide con la mera vicinanza ambientale o relazionale al sodalizio: occorre dimostrare un inserimento stabile e organico nella struttura associativa, con ruolo dinamico e funzionale e concreta messa a disposizione dell'ente per il perseguimento dei fini criminosi.
  • Indicatori fattuali come l'accompagnamento abituale di un capo-clan a incontri con altri sodalizi, o precedenti condanne per reati commessi in concorso con esponenti mafiosi, possono essere sintomatici di vicinanza, ma non bastano da soli a provare la partecipazione se non sono accompagnati da elementi che descrivano il ruolo concretamente svolto.
  • L'insufficienza degli indizi rispetto a una specifica associazione finalizzata al narcotraffico non preclude che gli stessi fatti siano valutabili ai fini dell'appartenenza ad un'associazione mafiosa, poiché le due fattispecie divergono per struttura, programma e finalità.
  • Quando il provvedimento cautelare fonda la gravità indiziaria su dichiarazioni di collaboratori di giustizia, la motivazione deve spiegare in modo puntuale perché tali dichiarazioni, nel loro contenuto concreto, consentano di inferire non solo una frequentazione o prossimità, ma la partecipazione in senso tecnico al sodalizio.

Come è indicizzato

MaterieCustodia cautelareImpugnazioni
RamiMisure cautelariProcesso penaleReati contro la PA
SottomaterieCarcere
IstitutiOnere della prova

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