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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2325/2023 del 20/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza che ha rigettato il riesame del decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, deducendo violazione di legge per inesistenza o mera apparenza della motivazione in relazione alla ritenuta irrilevanza delle lecite fonti di reddito documentate dalla difesa. In sostanza sostengono che le retribuzioni da lavoro dipendente e le rimesse lecite prodotte avrebbero dovuto escludere la sproporzione patrimoniale ritenuta dal giudice.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi. Ha ritenuto che il riesame del Tribunale di Venezia abbia fornito una motivazione adeguata e non meramente apparente: il Tribunale ha valutato le risultanze delle indagini patrimoniali, con le necessarie cautele circa approssimazione, e ha comunque accertato la sproporzione netta tra i cespiti e i redditi del nucleo familiare nel periodo 2012-2019. Ha inoltre considerato non sufficienti, alla luce della documentazione prodotta, le retribuzioni e le rimesse per elidere la sproporzione. La Corte ha quindi confermato la misura reale e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali. Si segnala che il Procuratore Generale aveva chiesto l'annullamento con rinvio, ma la Corte ha comunque rigettato i ricorsi.

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    Usato come criterio per valutare la sproporzione tra patrimoni e redditi: la misura di sequestro preventivo finalizzata alla confisca è giustificata quando emerge una sproporzione rilevante rispetto al profilo economico-reddituale.

  • art. 85-bis D.P.R. n. 309/1990

    Norma richiamata in contesti relativi a misure patrimoniali nell'ambito della disciplina sugli stupefacenti; conferma la finalità preventiva e cautelare del sequestro sui beni.

  • artt. 74 commi 1,2,3 D.P.R. 309/90

    Fattispecie di reato in materia di sostanze stupefacenti, contestata nel procedimento da cui deriva il sequestro; rilevanza per la gravità dell'indagine che giustifica indagini patrimoniali approfondite.

  • artt. 3 e 4 L. n. 143/2006

    Norme richiamate nel capo di imputazione; pertinenti per la qualificazione delle condotte e per la cornice normativa del procedimento.

  • art. 110 cod. pen.

    Riguarda il concorso di persone nel reato; citato tra le norme penali coinvolte nel procedimento.

  • artt. 73 e 80 D.P.R. 309/1990

    Norme sulle sanzioni e sulle circostanze aggravanti in materia di stupefacenti, pertinenti al procedimento penale e alle conseguenti misure patrimoniali.

  • Giurisprudenza Cass. Sez. 2, n. 18951 del 14/03/2017

    Principio richiamato circa il sindacato di legittimità sulle ordinanze di sequestro: il ricorso per cassazione è ammesso solo per violazione di legge, comprensiva degli errores in iudicando o in procedendo e dei vizi motivazionali così gravi da rendere incomprensibile l'itinerario logico del giudice.

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione contro ordinanze di sequestro è ammesso soltanto per violazione di legge o vizi motivazionali radicali; non è un sindacato di merito esteso.
  • Il giudice che conferma un sequestro può basarsi su indagini patrimoniali anche se valutate con "prudenza" per approssimazione, purché la motivazione espliciti il ragionamento e concluse per una sproporzione netta.
  • La produzione di documenti attestanti retribuzioni o rimesse lecite non garantisce automaticamente l'esclusione della sproporzione: occorre che tali elementi siano documentati e sufficienti a spiegare il patrimonio nel periodo considerato.
  • In situazioni analoghe è fondamentale documentare in modo completo e circostanziato le fonti di reddito e la loro coerenza temporale con l'accumulo patrimoniale per contrastare l'ipotesi di sproporzione.
  • Quando si contesta la motivazione del provvedimento cautelare, è necessario dimostrare che l'apparato argomentativo sia del tutto mancante o privo dei minimi requisiti di coerenza, completezza e ragionevolezza per ottenere accoglimento in Cassazione.

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