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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37121/2024 del 08/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza della Corte di Appello di Torino che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla custodia cautelare in carcere dal 10/03/2020 al 10/04/2020 per presunta detenzione di sostanza stupefacente (cocaina/crack). Il ricorrente deduceva errore di applicazione dell'art. 314 c.p.p. e vizio di motivazione, evidenziando che le analisi successivamente esclusero che le polveri fossero cocaina (procedimento archiviato per infondatezza) e che aveva fornito spiegazioni plausibili sul denaro (proventi di attività di tassista abusivo). La Corte di appello aveva invece valorizzato il comportamento notturno sospetto alla vista della polizia, il rinvenimento di polveri (anche se poi risultate non stupefacenti al definitivo accertamento), la presenza di circa 8.000 euro in contanti, targhe e documenti intestati ad altri (uno contraffatto) e la giustificazione generica circa la provenienza della sostanza e del denaro come indici di colpa grave ostativa al risarcimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto non sussistere manifesta illogicità nella motivazione della Corte territoriale, che ha valutato globalmente la condotta del Diop (manovra sospetta, occultamento di polveri, ingente somma di denaro, documenti intestati ad altri) e ha collegato la durata della custodia cautelare alla necessità di completare le analisi sulla sostanza sequestrata. La Cassazione ha inoltre disposto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende, conforme ai principi ricavati dalla giurisprudenza costituzionale richiamata.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Il ricorrente denunciava errore di applicazione dell'art. 314 c.p.p. (norma relativa al risarcimento per ingiusta detenzione). La Corte di Cassazione non ha ritenuto sussistente la censura, ritenendo che la Corte territoriale abbia adeguatamente motivato la sussistenza di colpa grave ostativa al ristoro, valutando la condotta complessiva del detenuto

  • Giurisprudenza Sez. Unite (Petrella, Spina)

    Sez. U, n. 47289 del 24/09/2003 (Petrella); Sez. U, n. 24 del 24/11/1999 (Spina)

    Richiamati i principi in tema di sindacato di legittimità sulla motivazione: il vizio di manifesta illogicità deve essere di evidente spessore ictu oculi; il controllo di legittimità è limitato e non investe valutazioni che siano logicamente compatibili con la decisione se adeguatamente motivate

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamato il principio relativo alla possibilità di condannare per somma a favore della Cassa delle ammende nel caso di ricorso inammissibile, valutando l'eventuale colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; la Corte ha ritenuto applicabile la sanzione economica (euro 3.000) nella fattispecie

Massime di principio

  • La valutazione sulla sussistenza di colpa grave che esclude il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione è basata sulla valutazione complessiva del comportamento del detenuto al momento dell'arresto (manovre sospette, occultamento di materiali, possesso di denaro contante ingente, documenti intestati a terzi, elementi apparenti di falsificazione).
  • Il fatto che analisi successive escludano la natura stupefacente della sostanza sequestrata non annulla automaticamente la valutazione preventiva del giudice sulla sussistenza di colpa grave se, al momento della misura, erano presenti elementi obiettivi che giustificavano il sospetto.
  • In Cassazione il sindacato sulla motivazione è limitato: per ottenere accoglimento bisogna dimostrare una manifesta illogicità o un vizio di motivazione di immediata percezione (ictu oculi); minime incongruenze o valutazioni alternative compatibili non sono sufficienti.
  • Nelle impugnazioni per riparazione è importante documentare puntualmente e provare l'inesistenza di elementi che possano essere valutati come indizi di condotta colposa (ad es. fornire dati precisi su terzi, documenti che giustifichino il denaro, prove sulla provenienza dei beni trovati) e contestare specificamente il collegamento causale temporale tra gli elementi di sospetto e la misura cautelare.
  • Il ricorrente deve considerare il rischio di condanna alle spese e, in caso di ricorso manifestamente inammissibile, a somme a favore della Cassa delle ammende; valutare pertanto la ragionevolezza dell'impugnazione prima di proporla.

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