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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37111/2024 del 08/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Roma che, in parziale riforma del primo grado, aveva: confermato la responsabilità di Alessandro Metitore per partecipazione come "vedetta" a un'associazione ex art.74, comma 6, d.P.R. 309/1990 (capo 1); accolto concordati ex art.599-bis c.p.p. per Salvatori, Fusiello e Speziale. Specificamente: (i) Salvatori deduceva vizio di motivazione per la mancata derubricazione di una fattispecie (capo 36) in "lieve entità" ai sensi dell'art.73, comma 5, d.P.R. 309/1990; (ii) Speziale contestava l'illegittimità della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per anni cinque (anziché tre) e, con motivo nuovo, sosteneva che la misura accessoria dovesse essere esclusa considerando la pena base ridotta per il rito; (iii) Fusiello deduceva l'illegittimità della pena per avere la Corte applicato, di comune accordo, l'aggravante di cui all'art.74, comma 3, con riferimento a un'associazione finalizzata a reati di lieve entità (art.73, comma 5); (iv) Metitore impugnava la conferma della sua responsabilità come "vedetta", censurando la valutazione delle intercettazioni e sostenendo una lettura alternativa dei contatti telefonici.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi nella maggior parte delle censure, confermando di massima le decisioni di merito, ma ha rilevato d'ufficio e corretto illegittimità relative a pene accessorie. In particolare: - ha annullato senza rinvio, per motivi di illegittimità delle pene accessorie, la statuizione dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'interdizione legale durante la pena nei confronti di Alessio Salvatori, eliminandole e applicando in luogo dell'interdizione perpetua l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque; - ha annullato senza rinvio la statuizione dell'interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque nei confronti di Mehmed Speziale, eliminandola; - ha dichiarato inammissibili gli altri motivi di ricorso (anche quelli di Metitore e Fusiello), confermando la responsabilità penale nei termini stabiliti dalla Corte d'appello; - ha condannato i ricorrenti alle spese processuali; ha condannato Manuel Fusiello e Alessandro Metitore al pagamento di euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende; ha escluso l'ulteriore condanna alla Cassa per Salvatori e Speziale in ragione della parziale modifica favorevole riguardante le pene accessorie.

Norme richiamate

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    Regola l'accordo sul trattamento sanzionatorio in appello: la rinuncia ai motivi d'appello con il concordato limita la cognizione del giudice di secondo grado e sottrae dalla cognizione del giudice di legittimità le questioni rinunciate, salvo vizi riguardanti la formazione della volontà della parte, il consenso del PM o la illegittimità della pena

  • art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Disciplina il reato associativo in materia di stupefacenti con distinti commi (tra cui il comma 6 per le associazioni finalizzate a reati di lieve entità); la Corte afferma l'autonomia della fattispecie di cui al comma 6 rispetto al comma 1 e la possibilità di applicare le aggravanti dei commi precedenti

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma le fattispecie di detenzione e spaccio di stupefacenti; il comma 5 prevede la disciplina per le ipotesi di lieve entità richiamata dai ricorrenti

  • art. 29 cod. pen.

    Stabilisce le pene accessorie in rapporto alla durata della pena principale: in particolare l'interdizione dai pubblici uffici è prevista per reclusione non inferiore a tre anni (cinque anni) o perpetua per pene più gravi; la Corte chiarisce che per più reati in continuazione occorre fare riferimento alla pena base del reato più grave ridotta per il rito

  • art. 32 cod. pen.

    Prevede l'interdizione legale durante la pena; la Corte osserva che la sua applicazione dipende dall'entità della pena principale e segue i medesimi criteri interpretativi dell'art.29

  • art. 37 cod. pen.

    Quando la legge stabilisce che la condanna importa una pena accessoria temporanea, e la durata di questa non è espressamente determinata, la pena accessoria ha una durata eguale a quella della pena principale inflitta...

    Norma residuale sulla durata delle pene accessorie quando la legge non la determina espressamente; la Corte sottolinea che art.37 opera solo se la durata non è predeterminata dalle norme speciali (ossia art.29 ha funzione prioritaria)

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Prevede le cause di proscioglimento e declaratorie di estinzione: la Corte ricorda che, nell'accoglimento del concordato, il giudice d'appello non è tenuto a motivare sul mancato proscioglimento per le cause di cui all'art.129 quando l'imputato ha rinunciato ai motivi d'appello

  • art. 585, comma 4, cod. proc. pen.

    Consente di dedurre nuovi motivi di ricorso per cassazione su questioni di diritto; la Corte però ha ritenuto il motivo nuovo proposto inammissibile salvo che l'illegittimità delle pene accessorie sia rilevabile d'ufficio

  • art. 606, comma 3, cod. proc. pen.

    Limita la cognizione della Corte di cassazione ai motivi di diritto e vieta il riesame in fatto; la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di Metitore per doglianze in fatto e per la mera diversa valutazione probatoria

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Regola i limiti della motivazione dei ricorsi in cassazione dopo la riforma: i difensori hanno esposto i motivi nei limiti strettamente necessari ai fini della motivazione, come previsto

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna alla Cassa delle ammende per ricorsi manifestamente infondati o colposamente determinati; la Corte ha disposto la condanna di Fusiello e Metitore a €3.000 ciascuno e ha escluso tale condanna per Salvatori e Speziale in ragione della modifica favorevole sulle pene accessorie

Massime di principio

  • Il concordato in appello ex art.599-bis c.p.p. limita la cognizione del giudice di secondo grado e, di conseguenza, la cassazione è inammissibile per le doglianze relative ai motivi rinunciati, salvo vizi relativi alla formazione della volontà, al consenso del PM o a pena illegale
  • In presenza di più reati in continuazione la misura rilevante ai fini dell'applicazione delle pene accessorie è la pena base assegnata al reato più grave così come risultante dopo comparazione e riduzione per il rito, non la pena complessiva aumentata per la continuazione
  • L'art.29 cod. pen. prevale come criterio per determinare la durata delle pene accessorie; l'art.37 ha natura residuale e opera solo quando la durata non è espressamente determinata dalla legge
  • L'illegittimità di una pena accessoria può essere rilevata d'ufficio anche in sede di cassazione, con conseguente annullamento senza rinvio se la misura applicata è incompatibile con i criteri normativi
  • Le censure basate sulla diversa valutazione delle intercettazioni o su fatti e valutazioni di merito sono in genere inammissibili in cassazione salvo che sia dimostrato il travisamento della prova o la manifesta illogicità della motivazione
  • L'aggravante di cui all'art.74, comma 3, può trovare applicazione anche con riferimento alla fattispecie autonoma del comma 6 dell'art.74; l'autonomia della fattispecie del comma 6 comporta che le aggravanti previste nei commi precedenti non siano automaticamente escluse

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