Cassazione Penale, Sentenza n. 8273/2025 del 28/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo relativo al presunto illecito previsto dall'art. 44, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380. Il ricorrente deduceva errata applicazione dell'art. 44 perché il permesso di costruire rilasciato il 29/5/2020 dal Comune di Tufino, che autorizzava il mutamento di destinazione d'uso da abitazione/agricolo a deposito/esercizio commerciale, sarebbe legittimo e conforme alla legge; inoltre mancava l'esecuzione di opere per realizzare il mutamento (quindi assente il fumus del reato). Denunciata anche la carenza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione del Tribunale, che non avrebbe specificato le norme violate né le esigenze cautelari giustificanti il sequestro.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso con riguardo al primo motivo ritenendolo fondato: ha rilevato la mancanza di motivazione sull'elemento del fumus del reato, in particolare sulla affermazione della illegittimità del permesso di costruire del 29/5/2020. L'ordinanza impugnata si è limitata ad affermare, con generico richiamo ad atti (nota della Polizia municipale e verbale di sequestro), che il titolo abilitativo era illegittimo senza indicarne i riferimenti normativi e senza argomentare il nesso con i fatti. Per tale ragione la Corte ha annullato l'ordinanza e ha rinviato il procedimento al Tribunale del riesame di Napoli per nuovo giudizio ai sensi dell'art. 324, comma 5, cod. proc. pen.
Norme richiamate
art. 44, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380
Norma oggetto della contestazione relativa alla disciplina degli interventi edilizi e dei cambi di destinazione d'uso; il Tribunale aveva ritenuto (in modo non motivato) che il permesso di costruire del 2020 autorizzasse un cambio di destinazione d'uso non consentito, fondando su ciò il fumus del reato
art. 324 cod. proc. pen.
Norma che disciplina il sindacato sul sequestro preventivo davanti al Tribunale del riesame; il ricorso al riesame era stato proposto ai sensi di questa disposizione
art. 325 cod. proc. pen.
Norma che limita il ricorso per cassazione in materia di misure cautelari reali alla violazione di legge, specificando che, quanto alla motivazione, rileva la totale assenza o la mera apparenza del tessuto argomentativo sulle questioni dedotte
art. 324, comma 5, cod. proc. pen.
Richiamato per la competenza del Tribunale del riesame a decidere nuovamente dopo l'annullamento dell'ordinanza impugnata
Massime di principio
- Per l'applicazione di norme urbanistiche (es. art. 44 DPR 380) i provvedimenti cautelari devono esporre con precisione quali norme si ritengono violate e come il titolo abilitativo sia illegittimo; affermazioni generiche non sono sufficienti.
- Per configurare il fumus del reato edilizio non basta il richiamo astratto a una nota o a un verbale: è necessario che il giudice descriva il contenuto probatorio e il nesso logico che collega l'illecito contestato ai fatti accertati (es. opere eseguite, effettivo mutamento di destinazione d'uso).
- La mancanza di motivazione sul punto centrale (fumus) costituisce vizio di legge che ammette il ricorso per cassazione ex art. 325 cod. proc. pen.: la Corte può annullare e disporre il rinvio per nuovo esame.
- Nel contesto delle misure cautelari reali il giudice del riesame deve anche indicare, se rilevante, le esigenze cautelari specifiche che giustificano il provvedimento (necessità di conservazione delle prove, rischio di dispersione del bene, ecc.).
- Quando si impugna un provvedimento per carenza di motivazione, la parte ricorrente dovrebbe specificare quali elementi probatori siano stati ignorati o trattati in modo generico, e chiedere la precisazione dei riferimenti normativi che si assume violati.
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