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Cassazione Civile, Ordinanza n. 32190/2022 del 02/11/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (professionista)

La controversia

La controversia nasce da un contratto d'opera professionale relativo alla progettazione e alla direzione dei lavori di ristrutturazione di un immobile. In un primo giudizio era stato accertato, con sentenza passata in giudicato, che tra le parti era intercorso il rapporto professionale e che il professionista aveva commesso un inadempimento nella redazione della documentazione necessaria per il titolo abilitativo edilizio, poi annullato. In un secondo giudizio il professionista ha chiesto il pagamento del compenso residuo per le prestazioni ulteriori svolte, mentre il committente ha eccepito il giudicato esterno, sostenendo che la precedente sentenza avesse definito l'intero rapporto dare/avere tra le parti, e ha inoltre opposto l'eccezione di inadempimento, deducendo che l'attività del tecnico fosse inutile e che il compenso non fosse dovuto. Ha infine contestato la valutazione delle prove e la liquidazione del compenso.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondati tutti i motivi di ricorso. Ha affermato che il giudicato formatosi sulla precedente sentenza copriva soltanto le questioni ivi decise, cioè l'esistenza del contratto d'opera e l'inadempimento specificamente accertato nella predisposizione della documentazione edilizia, ma non precludeva la domanda di pagamento per le diverse prestazioni professionali effettivamente eseguite, come la progettazione delle opere di ristrutturazione. Ha inoltre confermato che l'eccezione di inadempimento non era fondata, poiché il giudice di merito aveva accertato che il professionista aveva svolto ulteriori attività e che i lavori erano stati realizzati in conformità ai progetti originari. La censura sulle prove è stata reputata inammissibilmente diretta a ottenere una nuova valutazione del merito. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna del ricorrente alle spese e con atto dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 2909 c.c.

    Il giudicato spiega effetto preclusivo solo nei limiti oggettivi della situazione giuridica soggettiva decisa e non si estende automaticamente agli altri diritti derivanti dal medesimo rapporto, se non incompatibili con l'accertamento definitivo.

  • art. 111 Cost.

    È richiamato in relazione alla stabilità del giudicato e ai limiti del sindacato sul processo definito.

  • art. 1460 c.c.

    L'eccezione di inadempimento è ammissibile solo se l'inadempimento del professionista incide in modo tale da rendere non dovuto il compenso; non basta la contestazione generica dell'utilità dell'opera quando risultino svolte ulteriori prestazioni utili.

  • art. 116 c.p.c.

    La valutazione delle prove è riservata al giudice di merito e in cassazione non può essere sostituita da una diversa lettura del materiale probatorio, salvo omesso esame di fatti decisivi.

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    È il parametro formale invocato per denunciare violazioni di legge, ma non può essere usato per sollecitare una rivalutazione dei fatti.

  • art. 360 n. 5 c.p.c.

    Il sindacato di legittimità sulla motivazione è limitato all'omesso esame di fatti storici decisivi, non alla mera insufficienza o alla diversa valutazione delle prove.

  • artt. 132 n. 4 e 360 n. 4 c.p.c.

    La Corte richiama il controllo sulla presenza di una motivazione non apparente, non perplessa o contraddittoria.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    In caso di rigetto del ricorso sussistono i presupposti per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 1, comma 17, L. n. 228 del 2012

    È richiamato quale norma che ha introdotto il comma 1-quater dell'art. 13 del d.P.R. n. 115 del 2002.

Massime di principio

  • Nei rapporti contrattuali complessi il giudicato copre la singola situazione giuridica dedotta e decisa, non l'intero rapporto in ogni sua possibile articolazione: restano proponibili le domande relative a diritti diversi, purché non incompatibili con l'accertamento definitivo già compiuto.
  • L'eccezione di giudicato esterno non impedisce l'azione per compensi relativi a prestazioni ulteriori e autonome rispetto a quella già scrutinata in altro giudizio, quando il precedente accertamento riguardi solo una specifica prestazione o un distinto inadempimento.
  • Nel contratto d'opera professionale avente a oggetto progettazione o direzione lavori, il professionista è debitore di un risultato utile e concretamente utilizzabile; il compenso può essere negato solo se l'opera sia definitivamente irrealizzabile o inutilizzabile per errore progettuale.
  • L'eccezione di inadempimento richiede un inadempimento effettivo e rilevante rispetto alla prestazione per cui si chiede il corrispettivo; non è sufficiente invocare in termini generici l'inutilità dell'attività professionale quando il giudice accerti l'esecuzione di prestazioni utili e conformi al progetto.
  • In cassazione non è consentito chiedere una nuova valutazione del materiale probatorio sotto la veste della violazione di legge: la censura è ammissibile solo se si denuncia l'omesso esame di un fatto storico decisivo o una motivazione solo apparente, perplessa o contraddittoria.

Come è indicizzato

MaterieMandatoImpugnazioniProve
RamiContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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