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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48692/2022 del 22/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Catanzaro del 22/03/2022 che aveva respinto l'appello contro il sequestro preventivo di una polizza assicurativa intestata alla ricorrente (valore circa 15.000 euro), disposta come effetto della procedura nei confronti del padre, Muto Francesco, condannato in secondo grado per il reato di cui all'art. 416-bis cod. pen. La ricorrente deduce errata applicazione di legge sostenendo che, essendo terza intestataria, l'onere di provare la fittizia intestazione gravava sull'accusa e che le proprie allegazioni circa la capacita' reddituale autonoma erano state ingiustamente ritenute insufficienti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza. Ha ritenuto corretta la statuizione del Tribunale secondo cui, pur spettando all'accusa l'onere di provare la fittizia intestazione nelle fattispecie di confisca cd. estesa, tale prova puo' essere anche di tipo indiziario e, nel caso concreto, risultava convincente l'accertamento dell'assenza di capacita' di risparmio della ricorrente al momento della sottoscrizione della polizza. La valutazione della prova e degli elementi prodotti dalla ricorrente e' stata considerata questione di fatto logicamente trattata dal Tribunale e non sindacabile in Cassazione. Conseguentemente la ricorrente e' stata condannata alle spese processuali e al pagamento di una somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 240-bis (menzionato nel testo in relazione al sequestro preventivo)

    Norma richiamata a giustificazione del sequestro preventivo dell'operazione finanziaria collegata a reati di tipo associativo e confisca estesa; nel testo e' usata per inquadrare la misura patrimoniale adottata nei confronti della polizza intestata alla terza.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Riferimento al reato di associazione di tipo mafioso a carico del padre, collegato alla provenienza illecita delle risorse investite nella polizza e utilizzato come elemento logico per ricondurre i beni a proventi del reato.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la applicazione della sanzione pecuniaria in caso di ricorso dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza; la Corte ha irrogato la sanzione di euro 3.000 alla ricorrente.

Massime di principio

  • Quando un terzo risulta intestatario di beni riconducibili a procedure contro un soggetto condannato per reati associativi, l'onere di dimostrare la fittizia intestazione spetta all'accusa, ma tale prova puo' essere anche indiziaria.
  • La valutazione della capacita' economica e di risparmio del terzo al momento dell'acquisto e' elemento rilevante e puo' costituire un forte indizio della provenienza illecita delle risorse se risulta incompatibile con l'investimento effettuato.
  • Le questioni di fatto e la valutazione della congruita' degli elementi probatori posti a difesa del terzo sono sindacabili in Cassazione solo in presenza di vizi di diritto; apprezzamenti logici e probatori del Tribunale sono difficilmente riformabili.
  • In presenza di ricorsi manifestamente infondati la parte ricorrente puo' essere condannata non solo alle spese ma anche a sanzioni pecuniarie ai sensi dell'art. 616 c.p.p., salvo elementi che escludano la colpa nella determinazione della causa di inammissibilita'.
  • In situazioni analoghe e' opportuno per il terzo produrre documentazione dettagliata e temporale sulla provenienza delle risorse e sulla capacita' reddituale al periodo dell'acquisto per contrastare efficacemente indizi circa una fittizia intestazione.

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