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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44201/2023 del 03/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto il riconoscimento, in executivis, della disciplina della continuazione tra due reati già giudicati con due decisioni irrevocabili (sentenze del Gip del Tribunale di Pescara n. 283/2017, irrevocabile il 19/10/2019, e n. 184/2019, irrevocabile il 02/07/2021). Il giudice dell'esecuzione aveva rigettato l'istanza ritenendo mancanti le condizioni per la continuazione, in particolare l'assenza del medesimo disegno criminoso, alla luce del notevole intervallo temporale tra i fatti (fatti del 2014 e fatti di fine 2017). In cassazione il ricorrente ha dedotto inosservanza ed erronea applicazione dell'art. 81, secondo comma, c.p. e carenza di motivazione, sostenendo che il giudice non avrebbe adeguatamente verificato se i furti fossero stati programmati unitariamente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato e generico perché non indicava alcun elemento concreto a dimostrazione dell'esistenza di un disegno criminoso unitario. La Corte ha condiviso l'analisi del giudice dell'esecuzione secondo cui il consistente arco temporale tra gli episodi (circa tre anni) è indice rilevante e, di per sé, può escludere la sussistenza del medesimo disegno criminoso, distinguendo così la continuazione dalla mera propensione o professionalità criminale. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p., con riferimento alla giurisprudenza della Corte costituzionale n. 186/2000 circa l'assenza di profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    La norma sulla continuazione è stata interpretata nel senso che per riconoscerla occorre l'esistenza di un medesimo disegno criminoso; questo elemento non può essere presunto soltanto sulla base di analogie di fatto o modalità operative se vi è un'eccessiva cesura cronologica che indica deliberazione autonoma per ciascun reato.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicata per condannare il ricorrente al versamento di una somma alla cassa delle ammende in caso di ricorso dichiarato inammissibile, ritenendo non sussistenti profili di non imputabilità nella determinazione dell'inammissibilità.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 186 del 2000

    Richiamata per affermare che, nella determinazione dell'inammissibilità del ricorso, non si è ravvisata l'assenza di profili di colpa tali da escludere l'applicazione della sanzione pecuniaria prevista dall'art. 616 c.p.p.

Massime di principio

  • La continuazione (art. 81 c.p.) richiede la prova di un medesimo disegno criminoso; non è sufficiente la mera analogia delle condotte o della modalità operativa.
  • Il fattore cronologico è rilevante: un arco temporale molto dilatato tra le azioni è indice contrario alla continuazione e può denotare episodi autonomamente deliberati.
  • La presenza di modalità simili o degli stessi reati può indicare invece una tendenza a delinquere o professionalità criminale, non necessariamente la continuazione.
  • In sede di riconoscimento della continuazione in executivis è necessaria una motivazione concreta e specifica: deduzioni generiche e prive di elementi fattuali probanti sono destinate a fallire.
  • Ricorsi generici e manifestamente infondati possono essere dichiarati inammissibili e comportare sanzioni pecuniarie ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; il difensore dovrebbe quindi indicare elementi concreti che comprovino l'unitarietà del disegno criminoso.

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