Cassazione Penale, Ordinanza n. 22564/2026 del 18/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ne è conseguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende, oltre agli effetti sostanziali della confermata condanna pronunciata in appello per tentato furto in abitazione.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ricorre avverso la sentenza della Corte di appello di Roma che ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione. I motivi dedotti investono: 1) l'affermazione di responsabilità penale per il tentato furto in abitazione; 2) il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche; 3) il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità; 4) il riconoscimento della recidiva contestata. La Corte di cassazione rileva che tali censure ripropongono questioni già esaminate e disattese dal giudice di merito con argomentazioni giuridicamente corrette e non contengono una specifica critica alla motivazione della sentenza impugnata.
Massime di principio
- In sede di legittimità non sono ammissibili censure che si limitino a riprodurre motivi già dedotti e vagliati nei gradi di merito senza una specifica e puntuale critica delle ragioni poste a fondamento della decisione impugnata.
- La reiterazione in cassazione di doglianze già disattese dal giudice di merito non è sufficiente a superare il controllo di ammissibilità se manca l'indicazione di errori logici o giuridici della motivazione impugnata.
- Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, il giudizio di legittimità si chiude con la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento della somma prevista a favore della Cassa delle ammende.
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